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Approfondimenti

Il monopolio della verità

Come l'egemonia americana monopilizza la verità

Il tentato golpe in Libia, dall’esito ancora incerto – rispetta ad altri avvenimenti bellici accorsi nel passato più recente – è il primo a svolgersi con l’ausilio di nuove tecnologie che rappresentano un indice di come il mondo stia cambiando velocemente. Ancor prima che la stampa esistesse veniva usando il fanatismo religioso come input per aizzare le masse contro un nemico inventato e legittimato a tavolino,  in seguito tutte le guerre si sono combattute innanzitutto a mezzo stampa venendosi a creare quel fenomeno che universalmente è conosciuto con il termine di propaganda. Oggi un elemento nuovo sta caratterizzando le guerre moderne e sempre più andrà ad infierire sul esito dei conflitti, è costituito dall’impiego a sproposito dei nuovi media e mezzi messi a disposizione dalle tecnologie come i videofonini e i social network che pian piano andranno a sostituirsi a messi più tradizionali. Portare avanti la guerra usando tali strumenti con fini propagandistici è di gran lunga più economico rispetto all’impiego dei mezzi usuali e permette di legittimare velocemente qualsiasi azione bellica creando una impalcatura di carta che riesce tuttavia ad essere sorretta egregiamente dall’opinione pubblica. Sono numerosi i casi eclatanti in cui si è “girare la frittata” anche in situazioni che a primo acchito sembrerebbero impossibili da manipolare a proprio favore, un esempio che spicca per l’ingegnosità di chi lo ha architettato e diramato in internet è il video che ritrae la scena che mostra i corpi carbonizzati di alcuni soldati delle forze Governative fedeli a Gheddafi a seguito di un attacco aereo perpetrato dalle forze della NATO, che in internet è stato replicato in centinaia di copie e descritto in tutte le lingue a fini propagandistici come video in cui si mostrano i soldati del “regime” di Gheddafi messi al rogo da altri soldati sempre dello stesso “regime” perché si rifiutavano di sparare tra la folla di civili inermi, l’impalcatura di carta ha retto fino a che qualcuno – non vedendo civili morti – si é chiesto “ma non facevano prima a carbonizzare loro la folla anziché i propri soldati che si rifiutavano di sparare alla folla?”, tuttavia l’effetto mediatico di queste immagini così descrizione continua a fare il giro di internet grazie al tam-tam mediatico dei blogger e il suo effetto continua a plagiare l’opinione pubblica http://www.youtube.com/watch?v=0Ix4JPKqa-Y.  
Le fonti giornalistiche non indipendenti finanziate dagli organi di potere e per loro stessa natura succubi del potere stesso, formulano i propri dispacci a loro volta rielaborando i comunicati diramati dai portavoce della CIA, NATO e altri organi tutti interessati a formare una opinione pubblica consenziente circa l’operato di questi  nell’evento in corso. Vincere o anche solo fronteggiare tale guerra mediatica non è possibile in quanto attualmente il blocco dei media assoldato indirettamente dalle potenze economiche del blocco assoggettato all’imperialismo americano è il maggior schieramento a livello mondiale e agisce praticamente in regime di monopolio non temendo nessuna rivalità con altri media minori che per via della loro indipendenza non hanno finanziamenti sufficienti per poter divulgare la propria voce. La difficoltà di reperire informazioni indipendenti da parte dei blogger e dei gruppi formatisi in internet all’interno dei social network, fa si che siano in pochi a diffondere informazioni che non siano dispacci di agenzia con fini propagandistici, oltre a ciò, la CIA e ONG create ad arte come quelle coinvolte nelle rivoluzioni colorate, ingaggiano disoccupati di tutto il mondo per stare davanti al computer e diffondere i loro dispacci in modo subdolo, arrivando persino a redigere ed imporre le proprie voci propagandistiche all’interno di media liberi sorretti da nobili principi e sviluppati secondo le licenze Creative Commons, e ciò avviene ben oltre quello che potrebbe essere l’intervento sporadico del singolo, ma tramite dei “commando” che – con l’intento di monopolizzare l’informazione libera – diffondendo notizie di parte, eliminano immediatamente e sistematicamente qualsiasi opinione anche neutra che vorrebbe in qualche modo partecipare alla narrazione degli eventi.
Come fa il navigatore a difendersi dalla falsa informazione? Il navigatore medio non ha mezzi per difendersi, come non lo hanno i media collaborativi sorretti da licenze Creative Commons che risultano sempre più esposti a subdoli atti di vandalismo camuffati, in quanto essendo un fenomeno nuovo, ancora si è impreparati nell’affrontarlo e allo stato attuale non esistono ancora delle contromisure ragion per cui stiamo assistendo a una piaga difficile da arginare, tuttavia il singolo può in una certa misura tutelarsi prestando diffidenza su quanto gli venga proposto innanzitutto non credendo mai a nulla e prediligendo informazioni provenienti da fonti che trattano anche l’aspetto geopolitico della notizia. Una caratteristica molto curiosa, è che i dispacci di agenzia “pilotati” sovente si distinguono per la concisione del messaggio (omettendo il contesto geopolitico e tutto ciò che farebbe riflettere il lettore) e per la fonte tipicamente in lingua inglese, ciò è una ripercussione dell’egemonia americana nel settore della manipolazione dei media, come lo è per esempio anche lo stesso predominio a livello mondiale della lingua inglese, ragion per cui i messaggi ridistribuiti da agenzie nazionali che sono una semplice traduzione dei dispacci americani che a loro volta si basano sui bollettini della NATO, CIA e altri organismi militari e paramilitari, si distinguono per il leggero inglesismo nei contenuti. Un esempio in cui tutti in epoca moderna hanno assistito, è la redistribuzione della notizia inerente la “dubbia” morte di Osama Bin Laden, che i media italiani hanno divulgato con descrizioni all’incirca così: “il commendo è penetrato all’interno del coumpound nel quale risiedeva il terrorista”. Il lettore italiano si è chiesto: “ma che cosa sarà questo coumpound? Che significa?”, quello della divulgazione e diffusione dei dispacci, è un lavoro “industriale” che viaggia a ruota libera, piatto e senza anima, e per il lettore è normalissimo trovare un articolo che anziché parlare dell’incursione all’interno del covo, si parla di penetrazione nel coumpound.
Le notizie che caratterizzano il golpe in corso in Libia, si contraddistinguono dall’impronta propagandistica tipica dei dispacci di agenzia, qualsiasi voce fuori dal coro se profusa nel mondo occidentale sui mezzi censurabili o rieditabili, viene immediatamente messa a tacere e questa è una evidente pecca dei nuovi mezzi di comunicazione che così facendo si rivelano strumenti atti a effettuare una propaganda di massa a costo irrisorio rispetto il complesso del costo globale delle operazioni belliche e del loro indotto. Il grosso dei blogger che comunque non sono giornalisti autorevoli e indipendenti ma un’espressione del popolo e quindi è plagiabile esattamente come le masse, riportano con veemenza le notizie di agenzia cadendo nella rete di chi li sta plagiando sfruttando un gigantesco effetto domino la cui prima mattonella a cadere è il dispaccio di un organo militare coinvolto nel conflitto e l’ultimo è il popolino che così plagiato forma la cosiddetta opinione pubblica indispensabile per legittimare qualsiasi intervento, anche se in contravvenzione con i principi del diritto internazionale.
Per quanto riguarda la questione del golpe il Libia, abbiamo assistito a come sia realmente difficile sui media assoggettati a censura, parlare dello scenario in cui si svolgono gli avvenimenti, anche solo accennare agli interessi dei Paesi coinvolti nel conflitto circa le risorse energetiche libiche. Gheddafi  sembra essere l’unico a cui riesca di parlare – con una certa voce – di questo scenario che nonostante non se ne parli, tutti sanno benissimo che gli interessi in gioco sono le risorse energetiche e non gli ideali dei giovani libici. Il primo ministro Vladimir Putin ha provato a denunciare gli avvenimenti in corso paragonando l’intervento delle forze occidentali alle scorribande delle crociate http://www.dailymotion.com/video/xhqmrv_putin-la-m..., li tale occasione in che modo l’intelligence della contropropaganda ha inibito le parole del primo ministro russo? Girando la notizia in modo da creare un caso – che proprio non sussiste – di conflitto tra Putin e il presidente Medvedev storpiando il significato del discorso tenuto da quest’ultimo in un intervista in cui in veste di presidente della Federazione Russa denunciava che è stato violato lo spirito con cui la Russia ha appoggiato la risoluzione 1973 delle nazioni unite astenendosi dall’utilizzare la propria facoltà di veto, e ogni decisione in merito al conflitto deve essere accordata a livello internazionale http://www.russia.ru/video/rt_11768/. I media accondiscendenti ai dispacci delle parti belligeranti nel conflitto in corso, hanno tramutato vergognosamente un discorso contro gli interventi delle forze della coalizione filo americana, in una diatriba tra il primo ministro russo Putin e Medvedev. Cina e Russia stanno con prepotenza esprimendo il lori dissenso su come le forze alleate abbiano gestito la questione, sembra tuttavia impossibile – per via dei “commando”  telematici – riportare sui media collaborativi con licenza Creative Common cosa dice per esempio il ministro degli esteri russo Lavrov o accennare a fonti autorevoli che annoverano tra i membri segreti del Consiglio di Transizione Libico, cellule di al-Qaida che è un movimento che comunque veniva sostenuto nel recente passato dagli Stati Uniti durante il conflitto tra Unione Sovietica e Afganistan. Gran parte dei blogger plagiati dai media, e anche chi con dolo partecipa alla redazione di notizie, sono sempre più propensi – per convenienza o per ingenuità – a divulgare dispacci di agenzie la cui neutralità è poco credibile, anziché riprendere i pareri delle autorità non allineati nel conflitto.

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