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Imprenditori italiani in Russia

Quid est veritas?

Imprenditori italiani in Russia
Imprenditori italiani in Russia

Caro lettore, anche se non vorrai leggere per intero questo articolo, ti preghiamo comunque di dare la tua opinione nel sondaggio che troverai in fondo a questo articolo, servirà per dare un volto all’imprenditoria italiana in Russia! Ed ora, squilli di trombe e rulli di tamburo, perché con questo breve articolo che vuole essere essenzialmente una risposta ad un altro articolo intitolato “Intervista a Vittorio Torrembini” pubblicato su http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150093329243938&id=667519278 stiamo per fare luce su un quadro ben diverso da quello di facciata reso d’obbligo dalla diplomazia che insinua a millantare – come si legge dall’articolo - “rapporti ottimi”, “i rapporti sono eccellenti e costruttivi” tra imprenditoria italiana e istituzioni russe: In parte sarà anche vero, ma solo in senso univoco, e - visto gli innumerevoli casi reali a confermarlo – possiamo tranquillamente asserire che il buonissimo rapporto che ha l’imprendi italiana in Russia e assimilabile al buonissimo e appetitoso rapporto che ha la gazzella quando si infila nella tana del leone. Dal ’91 ad oggi, sono fin troppi i casi di aziende – e non ci riferiamo al piccolo privato impossibilitato a difendersi, ma bensì aziende approdate in Russia accorporate in grosso holding, che hanno fatto letteralmente un salto nel vuoto, tali sono state le difficoltà e le trappole realizzate ad arte da parte russa per ingrassare le tasche andando all’arrembaggio del povero investitore, che non è stato mai tutelato, nonostante numerosi protocolli di intenti e accordi tra parti istituzionali. Non vogliamo credere che chi ci rappresenti operi in malafede per propri interessi, tuttavia non è possibile giustificare chi ostenta nel dare un quadro positivo, operando in Russia – come nel caso del GIM – ed essere nel contempo all’oscuro delle vessazioni a cui l’imprenditoria straniera viene sottoposta ignorando persino “come se non esistesse affatto” il fenomeno di brigantaggio da parte istituzionale che in Russia viene perpetrato con la tattica del bel viso a cattivo gioco.
L’intervista a Vittorio Torrembini è senza dubbio un articolo interessante perché mostra a tutti come chi opera in Russia lo fa con il timore di sudditanza! Non viene spesa nemmeno una parola su quella che è la reale situazione degli italiani e loro imprese in Russia. Oltre a non difendere la posizione degli italiani, questi gruppi sotto sudditanza creano un ulteriore danno dovuto alla faziosità che può risultare pericolosa perché può indurre – come già accaduto - imprenditori e aziende italiane a spendere e investire risorse in Russia in maniera non coscienziosa per via d’una visione distorta della realtà. Chi si avventa in Russia dando credito a tali voci, può essere indotto a credere erroneamente d’essere supportato ed assistito e di operare in un Paese “normale”: E' meglio, per l’investitore straniero diretto in Russia, non partire con troppo il sorriso sulle labbra e tenersi pronto al peggio. Purtroppo, descrivere situazioni artificiosamente belle per creare un ritratto rosa e fiori, può risultare assai dannoso per l’imprenditoria italiana che perlopiù è composta da piccole imprese non in grado di riemergere o far fronte ad un eventuale buco nell’acqua.
Iniziative come quella intrapresa da Antonio Fallico volte  ad’espandere il gruppo dell’imprenditoria italiana in Russia, sono nelle intenzioni assai lodevoli e meriterebbero un seguito più corposo, che purtroppo non potrà mai essere in quanto – Mosca fino ad un certo limite si salva - ma le vessazioni a cui vengono sottoposti gli italiani al di fuori della capitale sono talmente sgargianti da rendere impossibile per chiunque spendere in buona fede parole di positivismo tra i rapporti Italia-Russia, basti pensare che se si esce dalla capitale, le città Russe hanno la minor concentrazione di italiani al mondo (esclusa la Corea del Nord): Chi mai con le condizioni che ci sono riuscirebbe ad intraprendere positivamente un qualsiasi tipo d’attività? Sul nostro sito internet che conta decine di migliaia di iscritti, in tanti anni abbiamo raccolto una miriade di testimonianze, e tutte parlano di difficoltà reali nelle cose più basilari, di gente impossibilitata dalla barriere burocratiche, di persone cacciate via dalla Russia con pretesti creati ad arte, e burocrazia da gironi danteschi.
Chi – piccolo o grande che sia - investe nei distretti industriali, dovrebbe essere avvertito sui rischi e non spinto a capo fitto con mere illusioni: Nella maggior parte dei casi è oramai appurato che i russi inizialmente ti agevolano, dandoti anche il terreno dove sorge l’azienda a disposizione gratuita ma non te lo fanno comprare (anche se tecnicamente è possibile ma ti mettono contro mille difficoltà), e poi una volta decollato il business, ad arte si inventano qualsiasi cosa per portar via di mano l’azienda all’investitore, ivi compreso mettere un costo d’affitto proibitivo al terreno in cui sorge l’azienda o alla location dell’attività, o ti tagliano la fornitura di luce e gas per farti andare. 
Lo scrivente intende alla perfezione l’argomento, in quanto ha seguito e segue tuttora aziende italiane in Russia, e ha avuto modo – nell’ambito della propria attività professionale – di conoscere personalmente i politici a Mosca del cosiddetto “club dei San-Pietroburgesi” con i quali tramite il socio (Vladimir Podvoisky) abbiamo lavorato allo sviluppo di diversi protocolli d’intesa tra Italia e Russia che attualmente si possono considerare come dei bellissimi intenti ma a garanzia delle aziende valgono esattamente come cartastraccia!
Lo sforzo da ambo le parti è notevole, purtroppo - conoscendo come stiano realmente le cose – a malincuore non ho timore di poter essere smentito nel sostenere che chi divulga certe notizie faziose e del tutto menzognere, si sta rendendo reo sul territorio italiano di contravvenzione all’articolo 513 c.p. della legge 99/2009 concernente il “delitto di turbativa e libertà dell’industria e del commercio”.
Purtroppo più volte mi sono dovuto adoperare nell’aiutare privati e salvare imprese inguaiate dopo esser giunte in Russia a capofitto con il miraggio di false promesse scaturire proprio dal forviante strombettare ai quattro venti di notizie fortemente eufemistiche ma di una fantasia di talmente alto livello da creare una vera e propria turbativa volta a rovinare imprenditori e imprese che rischiano di arrivare in Russia da ingenui non coscienziosi. Fare gruppo d’impresa – se fatto seriamente – non significa dire che tutto va bene!
Non è un segreto per nessuno, che lo schema della cosiddetta “Joint Venture” russa-italiana, nella maggior parte dei casi, si rivela essere una partecipazione al 50% e 50% dove, la parte italiana ci mette i capitali, mentre quella russa ci mette le idee (e le zoccole a disposizione del quadro direttivo dell’investitore italiano affinché questi sia fortemente motivato a “penetrare” il mercato).
A mio avviso, anziché diffondere notizie eufemistiche volte a incentivare i polli a cadere nella rete, sarebbe più opportuno informare realmente i potenziali interessati al cosiddetto “Pianeta Russia” mettendoli in allerta su cosa realmente significhi avviare un attività in Russia, perché di casi concreti ce ne sono una infinità, ma di positivi pochi, e se andassimo ad esaminare il reale sviluppo dei casi propagandati come positivi, si scoprirebbe che sono essenzialmente un millantato successo, si prenda per esempio il cosiddetto caso studio inerente Eni e Enel in Russia: La realtà non è assolutamente quella del positivismo sbandierato in rete da pellegrini che in Russia magnano grazie all’indotto apportato da certi investitori, per conoscere realmente la situazione delle aziende in Russia tipo Eni e Enel occorre innanzitutto essere al corrente di avvenimenti come quello qui descritto: http://russologia.com/?p=60&a=36&t=eniinrussiainpompamagna e questo è solo un esempio perché si  potrebbero benissimo approfondire fatti “segreti” taciuti per interesse riguardanti grosse imprese in Russia quali Ansaldo Nucleare, Nuovo Pignone, ecc.. che nella fantasia di chi ci magna grazie all’indotto che questi colossi portano in Russia, sono modelli di successo, ma nella realtà dei fatti e basandosi su avvenimenti taciuti per la vergogna nei confronti dell’azionista, rappresentano un chiaro esempio di come gli italiani in Russia siano trattati ne più e ne medo alla stregua di opulenti polli da spennare e friggere in padella, ma tutto ciò viene tenuto nascosto solo perché ci magnano tutti e chi ci magna investe anche nella speranza che continuerà a farlo anche in futuro perché se nessuno li avverte, i polli continueranno comunque a giungere copiosi e contenti continuando ad alimentare l’indotto. Non per ultimo, c’è anche da dire che in Russia vige anche il fenomeno non poco rilevante, dei cosiddetti impiegati italiani nei quadri direttivi di grosse aziende investitrici, che nel ruolo che meglio gli si addice di “benemeriti pellegrini”, permangono in Russia non perché l’azienda che rappresentano abbia interesse a farlo, ma per proprio gradimento e diletto personale: Costoro in Russia finalmente si possono sentire realizzati dal punto di vista sessuale, e poco importa se l’azienda che ce li ha mandati, oltre ad accusare perdite corre rischi non indifferenti e di natura “anomala”, senza una qualsiasi forma di tutela. Ciò che rasenta il ridicolo e rappresenta l’apoteosi del paradossale, è che a diffondere e divulgare positivismo e notizie volutamente faziose ritrarti un bellissimo quadretto dell’imprenditoria italiana in Russia, sono soggetti che sul piano personale hanno in passato più volte avuto esperienze negative incappando – in Russia - in calderoni burocratici non indifferenti per avere il tal permesso o il tale certificato.. (e chi scrive conosce alla perfezione, diversi avvenimenti e viene messo costantemente a conoscenza di ogni singola parola che si vociferata in certi ambienti).

Ecco il sondaggio:

In che situazione versa l’imprenditoria italiana in Russia?

1) Non conosco l’argomento e quindi non mi espongo 28,6%

2) Bene, grazie al buon rapporto con le istituzioni 4,8%

3) Vessata, gli imprenditori sono costantemente con i bastoni tra le ruote 66,7%

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