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Altra Russia

Ecco a voi il partito “Altra Russia”

Garry Kasparov: Garry Kasparov leader di Altra Russia
Garry Kasparov
Garry Kasparov leader di Altra Russia

All'indomani delle manifestazioni dei “dissenzienti” (letteralmente " несогласные ", ovvero coloro che non sono d'accordo) e del brusco trattamento che hanno ricevuto dalla polizia, un bel po' di media occidentali hanno fatto del loro meglio per sovvertire la realtà dei fatti e ritrarre questi intrepidi combattenti come delle persone per bene contro il regime autoritario di Putin e a favore democrazia e la libertà.

In Russia dove la gente meglio conosce tali dissidenti, questi vengono comunemente definiti con l’appellativo dispregiativo di " уроды" (ovvero "mostri"). Parlando dal punto di vista delle masse, quella definizione esemplifica bene l'atteggiamento istintivo dei russi nei confronti di questi pagliacci.

Tale netta divergenza di opinioni, per usare un eufemismo, è dovuta a un fatto molto semplice: I russi conoscono alla perfezione questi mostruosi "dissenzienti", li conoscono da abbastanza tempo per capire chi sono e soprattutto sono stati già visti in azione e non sono piaciuti: Non hanno fatto niente di buono alla Russia, anzi al contrario hanno fatto molto male, e l’opinione pubblica è sicura che appunto per questo godano del sostegno entusiastico dei russofobi occidentali. A tal proposito - da parte russa - il disamore per l'Occidente, soprattutto per gli Stati Uniti, aumenta in proporzione.

La politica in Russia è caratterizzata da una marcata personalizzazione. Fu così dal tempo degli zar fino ai giorni nostri. Chi sono dunque queste persone caritatevolmente definite "mostri"? Chi sono i personaggi che dovrebbero inscenare una rivoluzione arancione in Russia? Chi vuole soppiantare Putin andando contro la volontà di più del 70% della popolazione russa per far piacere a quello che in Russia è noto come OBKOM (comitato regionale del Partito) di Washington? Chi sono questi eroi dei media occidentali?

Forse il più alto in grado è l'ex-primo ministro Michail Kasjanov, il candidato alla presidenza dei dissenzienti. Ora, dimentichiamo per un momento il suo soprannome, Miša Due Per Cento, un omaggio alla sua avidità di ministro. Dimentichiamo anche lo scandalo legato all'acquisto di proprietà immobiliari alla periferia di Mosca, un paio di dacie di proprietà statale che “privatizzò” per pochi soldi prima di essere mandato via a calci (anche se è difficile dimenticare queste cose: Sono le prime che vengono in mente a tutti i russi non appena il suo muso tirato a lucido appare alla televisione).
Una domanda sorge spontanea: Cosa farà quando/se - un “se” impossibile - andrà al potere? Non è ragionevole supporre che farebbe le stesse cose che ha fatto fino a tre anni fa?
I russi sanno ciò che ha fatto e voleva fare, a parte i suoi vecchi intrallazzi con la Mabetex Co. e simili intrighi, ha firmato accordi per la condivisione della produzione con compagnie straniere, come quelli per i progetti Sachalin-1 e Sachalin-2 che hanno portato alla Russia nient'altro che danni irreparabili all'ambiente e zero profitti.
E la cosa principale è che Kasjanov avallava e sosteneva i progetti di Chodorkovskij per il coinvolgimento di capitali stranieri (prevalentemente americani) nell'industria petrolifera russa, al punto che lo stato russo avrebbe perso il controllo sull'industria, e Chodorkovskij e le multinazionali dominate dagli Stati Uniti sarebbero entrati in possesso del Paese, armi e bagagli, compresa una Duma e un governo corrotti.
Non sorprende dunque sapere che i funzionari dell'Unione Democratico-Popolare di Kasjanov siano addestrati da uomini dell'Istituto Democratico Nazionale per gli Affari Internazionali, inviati in Russia dagli Stati Uniti dal signor K. Scott Hubli, già direttore di noti programmi di ingerenza. Questa gente ha avuto un certo successo in Georgia e in Ucraina con le varie rivoluzioni colorate e spera di conseguire lo stesso risultato in Russia. La sua fortuna è che poche persone conoscono questi retroscena della carriera di Kasjanov semplicemente perché la maggioranza lo considera un personaggio superato e nessuno è interessata a lui.
Analogamente, non molti sanno che c'è un forte elemento ceceno nel piccolo entourage di Kasjanov, benché ci siano già state lamentele da parte di studenti dell'Università Russa per l'Amicizia tra i Popoli, che hanno segnalato le prepotenze della sua security cecena e della gentaglia che lo accompagna, sempre pronte ad attaccare chiunque non sia di loro gradimento.
Il semplice buon senso insegna che per chi ha ambizioni politiche in Russia è un suicidio associarsi a gente di questo tipo, allora perché Kasjanov, noto imbroglione ma non un completo imbecille, rischia di farsi infangare da simili frequentazioni? Qui non c'è niente di misterioso: Finché Kasjanov sarà sotto i riflettori, finché resterà una figura pubblica, a qualsiasi azione contro di lui verranno attribuite motivazioni politiche, e potrà contare sul supporto a gran voce dei suoi eroi-adoratori al Washington Post e di altri noti “mostri” russi. Togliete il putiferio che potrebbe scatenarsi se venisse arrestato e cosa vi resta? Solo un altro “eroe” degli anni Novanta, con una lista di misfatti lunga come un elenco telefonico, dentro fino al collo in operazioni fraudolente, tangenti, ecc. Dunque la situazione di Kasjanov è quella di chi si attacca a una paglia per non affogare, e non è priva di spiacevolezze.
Un altro “dissenziente” con un breve passato nel governo è Irina Chakamada, nel 1997 capo del comitato statale per il sostegno alle piccole imprese. Il suo mandato viene per lo più ricordato dai giornalisti più maliziosi per essere stato di grande aiuto all'impresa niente affatto piccola di suo marito e per il consiglio dato ai minatori in sciopero della fame di cercarsi un'altra occupazione, come la raccolta di bacche e funghi.
Il principale talento di Chakamada, come quello di Kasjanov, consiste nel convertire qualsiasi capitale politico in vantaggi ben più tangibili. Come candidata alla presidenza per il 2004, si dice che avesse ricevuto 10 milioni di dollari (per alcuni la cifra sarebbe più vicina ai 30 milioni) da Leonid Nevzlin, amministratore delegato di Jukos, braccio destro di Chodorkovskij e ora riparato in Israele per sfuggire alla giustizia russa.
Non hanno avuto successo le indagini per scoprire quale parte di quella somma fosse finita nella campagna elettorale e quale fosse invece servita ad acquistare - per una strana coincidenza, proprio durante il periodo della campagna - un paio di appartamenti di lusso nei pressi della Tverskaja, la principale arteria di Mosca, per la sfortunata candidata.
Un'altra caratteristica che Chakamada ha in comune con Kasjanov è la toccante e palese considerazione in cui tiene i desideri del summenzionato obkom di Washington. Ricordo di aver letto su Moscow News, nel 2004, che prima di cominciare la propria campagna elettorale fece una visita d'obbligo a Washington e a quanto pare fu insignita dell'approvazione del Dipartimento di Stato. Fu abbastanza perché la dirigenza dell'Unione delle Forze di Destra, che Chakamada copresiedeva, le desse il benservito. Pare che quel partito dia ancora importanza ad alcuni requisiti: Un politico russo dovrebbe almeno fingere di tenere più all'elettorato che ai finanziatori esterni.
Ma il protagonista della marcia dei “dissenzienti” non è stato Kasjanov, e neanche Chakamada, ma Garry Kasparov: Colui che, se dobbiamo credere al Washington Post, è “la forza morale dietro una coalizione di gruppi d'opposizione noti come Altra Russia, che ha organizzato la manifestazione”. Con questo accenno alla “forza morale” entriamo direttamente nel teatro dell'assurdo e siamo solo dispiaciuti per il giornalista del Washington Post che, chiaramente inconsapevole dei precedenti e della reputazione di Garry, si rende ridicolo.
Kasparov, oltre a essere un genio degli scacchi, è sempre stato un personaggio un po' comico: Negli ambienti intellettuali moscoviti circolavano buffe storie sul fatto che era molto attaccato alle sottane della madre; su Gejdar Aliev, ex-capo del KGB dell'Azerbaijan e poi membro del Politburo, che dispensava a madre e figlio ogni lusso sovietico per la gloria dell'Azerbaijan; e sul fatto che Garry avesse cambiato il proprio cognome da Vajnštejn (l'onesto cognome ebraico del padre) a quello della madre armena, Kasparyan, russificato in Kasparov.
Poi c'era stato un tocco di simpatia per il povero profugo in fuga dai pogrom armeni a Baku: Fu il 1989 quando Kasparov raccontò alla rivista Ogonëk la commovente storia della corsa sulla pista per prendere l'aereo che li avrebbe portati a Mosca. Oggi, ogni volta che Kasparov apre bocca per parlare del “fascismo” in Russia, la gente continua a chiedersi perché non torna a combattere per la libertà e la democrazia in Azerbaijan? Probabilmente sa che non se la caverebbe con una multa di quaranta dollari se osasse sfidare la legge in quella insensata monarchia. E una replica della fuga notturna verso un aereo e la salvezza sarebbe improponibile.
All'epoca, la simpatia per il profugo evaporò quando Kasparov, che si definiva un “figlio della perestrojka”, nel 1991 entrò nel Partito Comunista dell'Unione Sovietica. Al tempo in cui tutte le persone oneste avevano già bruciato le proprie tessere di partito, in alcuni casi pubblicamente.
Quando Kasparov si rese conto del passo falso, cambiò idea iscrivendosi a Scelta Democratica della Russia. Tutti ricordano il suo discorso d'esordio durante una delle gigantesche manifestazioni: Emise alcuni suoni balbettanti, tacque miserabilmente e dovette ricevere l'incoraggiamento paterno del presidente (l'economista Gavril Popov) per riuscire a continuare.
Non c'era futuro per uno zero politico come Kasparov tra i pesi massimi di Demvybor (Scelta Democratica), così si affrettò a passare al nazionalista Congresso delle Comunità Russe di Lebed e Rogozin, e da allora fu perso di vista. Si disse che si fosse messo in affari e che avesse fatto presto bancarotta, evitando di un soffio guai legali.
Nel 2004 Kasparov trovò finalmente la sua vera vocazione come saltimbanco ai margini della politica russa, o bisognerebbe dire anti-russa. Come la Chakamada, è uno strumento nelle mani di Leonid Nevzlin, ma la sua lealtà va soprattutto ai sostenitori americani. Diversamente alla Chakamada, è più esplicitamente un emissario dei neoconservatori statunitensi in Russia, facendo fieramente parte di una gran bella organizzazione americana chiamata Centro per una Politica della Sicurezza. Tra gli organismi del Centro c'è il Consiglio Consultivo per la Sicurezza Nazionale (NSAC), dove Kasparov figura tra Phyllis Kaminsky, ex-addetta stampa del Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, e Alan Keyes, ex-ambasciatore al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, come Garry Kasparov, Campione Mondiale di Scacchi e Presidente di Kasparov Consultancy.
Ecco cosa scrive di sé il Centro: “Il Centro è stato fondato nel 1988 e da allora lavora efficacemente per instaurare politiche di sicurezza nazionale mediante l'uso di tutti gli strumenti del potere nazionale: Diplomatico, informativo, militare ed economico. La filosofia della ‘Pace attraverso la Forza’ non è uno slogan militarista ma la convinzione che il potere nazionale dell'America debba essere preservato e adeguatamente usato in quanto riveste un ruolo globale unico nel mantenimento della pace e della stabilità”. Possiamo solo dire che sia un peccato che l'elettorato russo sappia così poco dell'impegno di Kasparov per diffondere in Russia la Pace degli Stati Uniti attraverso la Forza. D'altro canto, i votanti russi conoscono troppo bene Kasparov e i suoi per garantire loro il successo elettorale.
È semplicemente incredibile che la cricca che governa gli Stati Uniti non se ne renda conto. Offrire supporto a questi lillipuziani politicamente marginali - e soprattutto a quell'organizzazione nazionalista, estremista, stalinista e illegale che è il Partito Nazional-Bolscevico di Limonov - può essere considerato solo come una palese interferenza negli affari interni della Russia ed è quindi certo che farà salire alle stelle il tasso di popolarità di Putin.
Ci stiamo chiedendo una cosa: Non sarà mica che la Casa Bianca, il Dipartimento di Stato e i principali mezzi di informazione pullulano di ammiratori segreti di Putin?

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