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Donne Russe

La società sovietica

Ragazza russa: Come la vorrebbero gli italiani: Brava, senza pretese, che fa quello che gli si dice...
Ragazza russa
Come la vorrebbero gli italiani: Brava, senza pretese, che fa quello che gli si dice...

Ma nel periodo sovietico, ci saranno anche nuove ed inalienabili istanze di rivolta culturale e di femminismo, nel tentativo di superare i retaggi di una vecchia cultura impregnata di maschilismo ottuso. A questo proposito, vale la pena ricordare la figura di Aleksandra Kollontaj: bionda, colta, molto bella, fu l'immagine progressista ed intellettuale del bolscevismo. Eletta nel 1917 al Soviet di Pietrogrado, diventò presto ministro, poi ambasciatrice in Messico, Norvegia, Svezia.
Fu una strenua sostenitrice della liberazione della donna, liberazione che non doveva essere solo economica, ma culturale, sentimentale e nella vita quotidiana.
Avversava il matrimonio considerandolo una forma borghese e repressiva di unione, ed esaltava l'idea di un rapporto libero, giocoso, con al centro la coppia come unica vera protagonista del legame.
Dileggiò la gelosia, bollandola di patetismo infantile ed esaltò l'aspetto gaudente dell'amore che secondo lei non era altro che "...nulla più del piacere, quando si ha sete, di bere un bicchiere d'acqua fresca". Ma, la Kollontaj fu un'eccezione a quei tempi.
In realtà, la perfetta fanciulla sovietica pensata a tavolino dal Politburo, somigliava molto più ad
un automa indottrinato all'ideologia di partito fin dalla più tenera età. Il suo identikit ideale sarebbe potuto essere: vent'anni, iscritta al Komsomol (la Gioventù comunista), fedeltà assoluta al regime socialista, favorevole ad esperienze amorose solo consacrate e legittime, disgustata intimamente alla sola idea di sposare uno straniero, disposta ad affidare l'educazione dei propri figli allo Stato, pronta ad assolvere ai suoi compiti di lavoratrice e di"angelo del focolare". Ma, accanto ad una morale "ufficiale" che addirittura organizzava sul lavoro dei comitati sindacali per ammonire la condotta scorretta di un marito o di una moglie, esisteva una morale "privata", che ammetteva o giustificava legami extraconiugali.

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