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Il Torino Pride: "Città e Regione interrompano le relazioni con la Russia omofoba di Putin"

"Cari Chiara e Sergio, Torino e il Piemonte interrompano qualsiasi rapporto con la Russia, dove è oramai accertato che centinaia di persone omosessuali siano in questi giorni vittime di persecuzioni, arresti, torture e omicidi da parte di 'forze governative'".

La lettera appello alla sindaca di Torino, Chiara Appendino, e al presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, arriva dal coordinamento Torino Pride GLBT, che a giugno organizzerà in città la parata per i diritti degli omosessuali. La richiesta è quella di fare pressioni sulla Federazione Russa, di cui fa parte la Cecenia che, secondo quanto rivelato di attuale dal settimanale "Novaja Gazeta", ha organizzato una prigione per omosessuali dove i reclusi vengono anche torturati. “Una circostanza confermata da altre fonti internazionali attendibili che citando testimonianze di diverse vittime, alcune delle quali rilasciate solo dopo il pagamento di un riscatto elevato da parte dei familiari, sostengono che la condizione sia in netto peggioramento – scrivono gli attivisti Lgbt nella lettera aperta – Il mese scorso, decine di persone sono state fermate e detenute in una prigione segreta nella località non lontana da Grozny di Argun, dove sarebbero avvenute le torture. Il portavoce del presidente ceceno Ramzan Kadyrov ha sottolineato che in Cecenia non ci sono omosessuali. Se ci fossero, non sarebbe necessario arrestarli dato che 'i loro stessi familiari li invierebbero in posti da cui non potrebbero fare ritorno'”.

La missiva paragona la condizione cecena a quanto avvenne nella Germania nazista: “Lì esisteva il paragrafo 175 che ha permesso la tragedia di migliaia di omosessuali ai quali sono state inflitte pene e torture inaudite e che ha aperto loro i campi di concentramento e quindi la morte. Non possiamo permettere che questo si ripeta in nessuna parte del Mondo – continua il testo – Abbiamo, già in passato, sollevato la questione dell’omofobia di stato perpetrata dal regime del Presidente Putin e crediamo di essere stati attenti nell’immaginare che quell’omofobia avrebbe avuto gravissime conseguenze”.

Il Torino Pride sottolinea anche le discriminazioni di cui sono vittime in Russia i Testimoni di Geova, “le cui organizzazioni sono già state 'liquidate' in molte province mentre è il corso in processo per la 'liquidazione' in tutta la Federazione Russa, la messa al bando della religione e la confisca dei benidelle congregazioni sono all’ordine del giorno”. Poi la richiesta più forte: “Tutto ciò ci spinge, con rinnovata forza ed energia, a chiedervi di voler interrompere immediatamente ogni rapporto commerciale e culturale della Città di Torino, la Città dei Diritti, e della Regione Piemonte con la Federazione Russa e le sue rappresentanze scrivendo all’Ambasciatore le ragioni evidenti che vi spingono a fare un gesto così importante”.