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Google e Facebook? In Russia non li usa neppure uno

“L’ospite non chiamato – recita un proverbio russo – è peggio di un tartaro”. Chiunque si appresti a conquistare la Russia è bene che lo tenga a mente, perché è almeno dal 1200 (dalle invasioni tartare, appunto) che i russi sono bravissimi a respingere gli ospiti non desiderati: i tartari e Napoleone, tanto per dire, ma anche Google, che in Russia arranca e soccombe a Yandex, il motore di ricerca che detiene il 64 % di tutta la ricerca online nel paese e il 61% del mercato della pubblicità online.

Un caso più unico che raro, al mondo. Ma sbaglia chi pensa che Yandex prosperi perché ha l’appoggio del governo: nell’aprile 2014, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che Internet è un “progetto della CIA”, insinuando che il sito fosse controllato dai servizi segreti stranieri.

Arkady Volozh, il fondatore ha smentito, e pur evitando scontri col governo, non si è mai iscritto al club degli amici del Presidente (che in Russia conta molti simpatizzanti). In realtà Yandex funziona perché è nato nel 1997, un anno prima di Google, ed è stato costruito sul linguaggio e gli algoritmi russi e ancora oggi dà agli utenti risultati di ricerca rilevanti.

In secondo luogo, offre una serie di servizi, che vanno dall’e-mail allo shopping, fino alle auto a nolo con conducente, nati e pensati in “russo”, che fanno sì che Big G non sia il solo a patire. Yandex dà filo da torcere anche ad Amazon, attraverso Yandex Market (19 milioni di utenti mensili), a Uber con Yandex Taxi (60% delle corse in taxi a Mosca) e a Paypal con Yandex Money. Nel maggio 2011, la società è stata quotata a New York, ottenendo 1.3 miliardi di dollari, e nel giugno del 2014 è stata quotata alla Borsa di Mosca e negli ultimi anni ha aperto uffici in Cina, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Turchia.

Ma il mal di Russia colpisce anche gli altri big della Silicon Valley, come mostra la foto in alto. Seppure oltre l’82% dei russi usi un social network, i social principali non sono Facebook e Twitter ma hanno nomi esotici come VKontakte (oggi semplicemente VK) e Odnoklassniki (Ok). Il caso di Vk è emblematico: a gennaio ha compiuto i suoi primi 10 anni, e ha superato i 410 milioni di profili e, secondo The Moskow Times, i 95 milioni di utenti mensili, con circa 150 milioni di euro di profitti.

A oggi è il sito più cliccato di tutta la Russia, prima di Yandex, di Youtube e di Odnoklassniki, social apprezzato soprattutto dagli utenti con più di 35 anni (mentre VK fa presa soprattutto tra i 18 e i 24 anni). Secondo una ricerca dell’Università Henrich Heine di Dusseldorf, il suo successo sarebbe dovuto al fatto che i social obbediscono in qualche modo al “contesto culturale” e un sondaggio condotto tra i giovani, che utilizzano sia VK che Facebook, ha rivelato che VK in Russia era considerato più divertente, più facile da usare e in generale più affidabile.

Giovani che però potrebbero non essere altrettanto utili a Yandex, la cui resistenza a Big G potrebbe essere scalfita proprio dalle abitudini dei nativi digitali russi, che utilizzano sempre di più gli smartphone anche per le ricerche regalando a Google su Android in Russia una quota di 60 per cento del mercato della ricerca. E visto e considerato che entro il 2021 i russi in possesso di uno smartphone dovrebbero passare dal 60% all’86%, il dominio di Yandex rischia grosso. Ma a quel punto potrebbe davvero intervenire la politica, che secondo fonti autorevoli come la rivista Foreign Affair  pare sempre più orientata verso il patriottismo fanatico culturale ed economico e mette la libertà della nazione dall’egemonia esterna, prima di quella d’impresa e di quella della persona. E Big G al di là degli Urali è visto un po’ come i tartari…