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Mercedes-Benz Fashion Week Russia SS 2018

Ciò che ci si aspetta, ragionando sulla moda russa, è il bombardamento di immagini inerenti alla famosa estetica post soviet che da parecchie stagioni a questa parte offrono designer come Rubchinskiy e Gvasalia. O, al contrario, si fa subito riferimento alla ricchezza dell’ormai passata era degli zar fra pellicce e oro, elementi che compongo un quadro che supera il kitsch. Tuttavia, questo stereotipo della moda presentata a Mosca è alquanto anacronistico.

La trentacinquesima edizione della fashion week moscovita, infatti, ha saputo dimostrare quanto sforzo ci sia da parte dei designer locali di staccarsi dal passato per emergere e definire la propria visione al di fuori degli stereotipi.

Tanti gli enti coinvolti da Alexander Shumsky, presidente della MBFW Russia, che per questa edizione ha deciso di passare definitivamente i confini dello stato per approdare a una visione internazionale e, soprattutto, contemporanea.

Primo passo fondamentale fra tutti, è il faro puntato sulla condizione dell’HIV in Russia – piaga che continua a non arrestarsi sebbene si continui la ricerca – che, secondo i dati del Ministero della Salute russo, ogni ora infetta dieci persone. E per testimoniare la continua lotta contro il virus, dieci designer hanno deciso di inserire nelle loro collezioni un outfit rosso: si tratta di nomi come Artem Shumov, Atelier B by Gala B, Kondakova, Kseniaseraya, N. Legenda, Saint-Tokyo, Sensus Couture, Yasya Minochkina, Anastasia Dokuchaeva e Julia Dalakian.



Altro elemento a supporto della moda russa è l’attenzione nei confronti dei giovani designer, riuniti purtroppo nell’unica giornata del 26 ottobre a chiusura della fashion week e ospitati dal Museum of Moscow in collaborazione con il Museum of Fashion che ha curato le presentazioni dei designer.

Sarebbe interessante vedere sfilare nelle prossime edizioni sia i designer già affermati sia i designer emergenti: in generale, regola valida per ogni fashion week, quest’ultima categoria risulta essere più fresca e appetibile soprattutto a livello internazionale.

 

 

ARTEM SHUMOV

Artem è fra l’eccellenza del menswear russo, nonostante viva a Shanghai. Ma forse è proprio l’abitudine a vivere all’estero a dare il je ne sais quoi alla collezione. Shumov è fra i pochi designer ad aver unito design e styling nel modo giusto – e le camicie dall’apertura non convenzionale sono l’elemento chiave per la lettura della collezione. Tradizione e non-convenzionale sono i due mondi che si oppongono nella ss18 di Shumov.

 

SAINT-TOKYO

Il brand originario di San Pietroburgo vanta numerosissimi fan giovanissimi. Saint-Tokyo è un brand che piace poiché unisce tutti i grandi trend in un’unica collezione. Piace perché è fresco e vuole imporre un approccio alternativo rispetto agli altri brand di vecchia data impiegando colori, contrasti e modelle famose nella capitale russa. La collezione è ben riuscita nonostante il diktat less is more purtroppo non appartenga al dna del brand.

 

ALEXANDR ROGOV

Alexandr Rogov è un altro dei beniamini della MBFW. Tutti ne parlano e tutti vogliono sapere cosa tirerà fuori dal berretto questo affascinante stylist televisivo, da qualche stagione anche designer. Rogov sa bene come attirare l’attenzione del pubblico e dei clienti. Dopotutto, parafrasando una sua espressione, il nero piace ma neppure uno lo vuole vedere in televisione. E così la sua collezione ss18 si inoltra nei territori di Gucci e Saint Laurent, seguendo nonostante ciò il suo stile sporty, con righe verticali e bande elastiche logate usate come accessori o cinture (facilmente individuabili su varie fashionista o in negozi cool come Section nella galleria GUM). Le uscite variavano da gonne a tubo a top asimmetrici, passando per minidress dal gusto sport e classici trench.

 

LUMIÉR GARSON BY JEAN RUDOFF

Jean Rudoff indaga attraverso le proprie collezioni alcuni temi a lui cari, tra cui la cultura gyspy a cui appartiene dalla nascita. Per la stagione ss18, però, Rudoff ha deciso di relegare la sua origine a una parte esigua della collezione, proponendo altri riferimenti al mondo orientale e al mondo afroamericano. Il risultato purtroppo è che si perda il punto di vista del designer, fortissimo nelle collezioni precedenti. In ogni caso, Lumiér Garson è uno dei brand da tenere d’occhio.

 

VOLCHOK

Volchok si tuffa in una delle situazioni politiche più complicate per la Russia, ovvero i rapporti con l’Ucraina. Il progetto della collezione, infatti, è quello di ricordare l’Eurasia, ovvero il ponte fra Europa e Asia, una volta rappresentato esattamente dalla zona (una volta pacifica) fra Mosca e Kiev. Ma la collezione mostrata nel Museum of Moscow non è l’unico ponte fra i due paesi: Volchok, infatti, è fra i pochissimi brand locali che vendono in entrambe le capitali. Quando in un brand si trova così tanta sostanza, il resto quasi passa in secondo piano: T-shirt, pantaloni, cappotti e tutti gli altri prodotti (di produzione locale di alta qualità) sono il mezzo giusto per far passare questi messaggi. I riferimenti estetici invece, astraendoci dalla politica, sono fra i più in voga al momento: rave culture, underground, musica elettronica.

 

ALISA KUZEMBAEVA

Alisa Kuzembaeva, in maniera molto dolce e sussurrata, racconta la sua idea sulla condizione femminile attuale. La collezione dai colori netti (giallo, nero, bianco, rosso) e dalle silhouette ampie, risulta molto interessante se la si analizza con occhio preciso. Per modello, si possono notare su ogni abito un bar code apparentemente divertente (potrebbe sembrare un logo) che rappresenta la donna-oggetto, considerata carne da banco e pronta per l’uso – visione confermata dalla presentazione stessa degli abiti, chiusi in una casetta di nylon. Talvolta non servono grandi parole o slogan per far passare un concetto. E Kuzembaeva, con l’augurio che possa approfondire e sviluppare ancora di più queste tematiche, ci è riuscita.

 

by Riccardo Terzo