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Chiamatelo Putin III: l’ex Kgb presidente per la 3ª volta con il 64%

MOSCA – Vladimir Putin vince al primo turno le elezioni presidenziali in Russia e ottiene, con circa il 50% delle schede scrutinate, il 64,3% dei consensi. Lo ha reso noto in serata la Commissione elettorale centrale. Il candidato comunista Ghennadi Ziuganov arriva secondo, con il 17,1%. Terzo posto per il miliardario Mikhail Prokhorov al 6,9%, dinanzi al populista Vladimir Zhirinovski (6,7%). In calo l’affluenza, che secondo il dato preliminare si aggirerebbe intorno al 63%. La Commissione elettorale centrale ha annunciato che diffonderà solo oggi il dato conclusivo.

Putin: “Il voto segno di maturità politica”
“Vi avevo promesso di vincere, e noi abbiamo vinto in una lotta aperta e onesta”, ha arringato Putin con toni battaglieri dinanzi alla folla tricolore in tripudio, salendo sul palco allestito sotto le mura del Cremlino insieme al fido presidente Medvedev. Poi ha imputato l’opposizione di eversione: “La nostra gente è in grado di distinguere il desiderio di rinnovamento dai tentativi di organizzare le provocazioni politiche per distruggere l’ordinamento statale e usurpare il potere”. Cori di “Putin, Putin”. Il voto, incalza, é stato “un test per tutto il popolo sulla maturità politica, sull’indipendenza e sull’autodeterminazione”.

L’opposizione: un risultato ingiusto
Durante le operazioni di voto, l’opposizione ha denunciato numerosi episodi di brogli. A quanto riferisce la Bbc, l’organizzazione di osservatori volontari Lega degli Elettori ha già denunciato 3mila violazioni e il gruppo di osservatori indipendenti Golos parla di diffuso ricorso al metodo del “voto giostra”. Il sistema consiste nel trasportare in autobus un gruppo di elettori che ripetono il loro voto in diversi seggi. Secondo Golos sarebbe accaduto a Mosca e nelle città siberiane di Novosibirsk e Barnaul.
In realtà, gli sconfitti parlano di brogli e di voto illecito. Il leader del partito comunista russo, Ghennadi Ziuganov, poco dopo la chiusura delle urne, ha commentato: “Non ritengo le elezioni del 4 marzo trasparenti e giuste, non sono legittime”. Ziuganov ha aggiunto che non riconoscerà un risultato, che secondo lui, è “ingiusto e non trasparente”.

Astensionismo in ascesa
L’affluenza alle urne rispetto alle ultime elezioni presidenziali del 2008, è calata dal 69,7% al 63,3%, significa che esiste quasi un 40% del Paese non rappresentato, in gran parte quello che ieri è sceso in strada per manifestare contro di lui e che oggi tornerà a farlo in piazza Pushkin a Mosca, con scenari ancora imprevedibili. Putin torna zar, ma è uno zar più solo, con sfide più difficili, ormai dissacrato dalla piazza e da internet. Una fetta del Paese preme con le sue istanze democratiche, intollerante a corruzione, abusi, censura e burocrazia, ma anche con i suoi timori tutti economici di una stagnazione brezneviana, di una paralisi del Paese che, dopo aver conosciuto il boom, ha cominciato a frenare. E se le iniziative dei manifestanti gli appaiono “provocazioni” destabilizzanti, dovrà rispondere almeno a quel desiderio di rinnovamento che attribuisce solo ai suoi sostenitori. Dalle risposte di Putin III dipenderà l’evoluzione della protesta.