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La sexy saltatrice senza squadra: «In Russia trattata da traditrice»

Darya Klishina ai Giochi di Rio è stata l'unica russa ammessa alle gare di atletica leggera, ai Mondiali di Londra ha vinto l'argento come atleta neutrale: «Il sogno Olimpico? Si è tramutato in un incubo»

bella non si discute, le foto parlano da sole. Che abbia talento neppure, vista la collezione di medaglie, ultima l'argento ai Mondiali di Londra. Eppure, la saltatrice russa Darya Klishina, la scorsa estate ha dovuto fare i conti con un’altra etichetta, stavolta tutt’altro che positiva, che alcuni suoi connazionali le hanno un po’ troppo frettolosamente incollato sulla schiena alla vigilia dei Giochi di Rio: quella di «traditrice». «Ero l’unica della squadra di atletica leggera ad essere stata ammessa alle competizioni e si era sparsa la voce che avrei gareggiato sotto la bandiera del Cio». [cn_read_more title="Darya Klishina, una russa per Rio" url="https://www.vanityfair.it/news/sport/16/07/17/darya-klishina-unica-russa-olimpiiadi"] Tutto falso. Lei è stata sì l’unica atleta russa (su oltre ottanta richiedenti) ad aver vinto il ricorso alla Corte di Arbitrato dello Sport ed essere riuscita quindi ad evitare la sospensione collettiva inflitta alla nazionale russa di atletica per «doping di stato», però in pedana del lungo si è presentata con i colori del suo Paese. «Ho dimostrato che mi allenavo negli Usa, che mi sottoponevo periodicamente a controlli, che ero pulita», ha dichiarato alla BBC. «Eppure il mio profilo Instagram è stato preso di mira, cercavo di non leggere gli insulti. Il sogno Olimpico si è tramutato in un incubo». No, non sono stati giorni facili per Darya, che in Brasile ha concluso al nono posto: «Allenarsi era complicato, avevo mal di stomaco, perdevo la concentrazione. Il mio allenatore venne in camera mia alle 4 di notte per dirmi che avevamo vinto il ricorso, il giorno dopo avevo la gara e non sono riuscita a chiudere occhio». Anche se a infastidirla più di ogni cosa erano le frecciatine che le arrivavano dall’esterno: «Dicevano che avrei dovuto fermarmi, non concorrere. Mi sono sentita sola ma sono andata avanti: non c’era motivo che pagassi io, come tanti altri atleti russi che non c’entravano nulla». D’altronde l’accusa di Yuliya Stepanova, la mezzofondista russa che insieme al marito Vitaliy Stepanov ha dato il via all’uragano, non faceva distinzioni: «Con quelle dichiarazioni nel documentario tedesco ha fatto un pasticcio, coinvolgendo persone che col doping non avevano mai avuto niente a che fare. Sono ancora arrabbiata, se dici certe cose allora devi fare i nomi dei colpevoli, non rovinare tutti». Darya è stata l’unica a sfuggire al provvedimento (anche la Stepanova per «l’eccezionale contributo alla lotta contro il doping», ma non gareggiò per infortunio), ma la gioia è arrivata solo un anno dopo. A Londra, stavolta veramente sotto la bandiera degli Atleti Neutrali Autorizzati, dato che la sospensione per doping alla nazionale russa è stata confermata e la Federazione Internazionale di atletica leggera ha deciso di concedere l’eccezionale pass a 19 atleti. Una bella medaglia, che si aggiunge al bronzo continentale e ai due ori europei indoor. «A differenza di un anno fa non ci sono state polemiche. Ormai la condizione è questa, so di non aver mai fatto uso di doping: a me, così come agli altri, dispiace non poter indossare i colori del nostro paese, ma tutti comunque sanno che siamo russi». «Ora posso dormire tranquilla». E con un argento sotto il cuscino. [cn_read_more title="«Sistema marcio», pagano tutti: la squalifica russa per doping" url="https://www.vanityfair.it/news/sport/16/06/18/atletica-russia-isinbayeva-fuori-olimpiade-rio-doping"] -- bella non si discute, le foto parlano da sole. Che abbia talento neppure, vista la collezione di medaglie, ultima l'argento ai Mondiali di Londra. Eppure, la saltatrice russa Darya Klishina, la scorsa estate ha dovuto fare i conti con un’altra etichetta, stavolta tutt’altro che positiva, che alcuni suoi connazionali le hanno un po’ troppo frettolosamente incollato sulla schiena alla vigilia dei Giochi di Rio: quella di «traditrice». «Ero l’unica della squadra di atletica leggera ad essere stata ammessa alle competizioni e si era sparsa la voce che avrei gareggiato sotto la bandiera del Cio».

Che sia bella non si discute, le foto parlano da sole. Che abbia talento neppure, vista la collezione di medaglie, ultima l’argento ai Mondiali di Londra. Eppure, la saltatrice russa Darya Klishina, la scorsa estate ha dovuto fare i conti con un’altra etichetta, stavolta tutt’altro che positiva, che alcuni suoi connazionali le hanno un po’ troppo frettolosamente incollato sulla schiena alla vigilia dei Giochi di Rio: quella di «traditrice». «Ero l’unica della squadra di atletica leggera ad essere stata ammessa alle competizioni e si era sparsa la voce che avrei gareggiato sotto la bandiera del Cio».