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Russia, Ksenia sfida Putin e punta a diventare il primo presidente donna

Da playboy alle inchieste Ksenia è uno dei volti femminili più noti del Paese, anche per la sua trasformazione. Da personaggio tv (detta «la Paris Hilton di Russia» tra copertine di Playboy e Grande Fratello russo), è passata al giornalismo di inchiesta, diventando uno dei volti di punta di Dožd’ TV, canale indipendente, spesso criticato da parlamentari e ministri, che poi è stato chiuso. Poche chance, molto interesse Sebbene Ksenia non abbia molte probabilità di battere Vladimir Putin, in corsa per il suo quarto mandato al Cremlino, gli osservatori politici la vedono come lo sfidante di maggior peso, anche per l’esclusione di Alexei Navalny, blogger e storico oppositore del presidente russo, arrestato diverse volte. Ksenia ha dichiarato che si sarebbe ritirata se ci fosse stata la possibilità per Navalny di candidarsi. Questione di famiglia Ksenia è una figlia d’arte e nel mondo politico il suo cognome è ben noto. Suo padre era Anatoly Sobchak, primo sindaco democraticamente eletto di Leningrado (oggi San Pietroburgo, città natale di Putin). E di Putin Anatoly è stato professore di Diritto all’università e mentore politico. Si capisce così la presa di distanza di Ksenia, arrivata a dire di «non essere collusa con il Cremlino» nonostante la famiglia da cui proviene. Più libertà, più Europa Laica e liberale, tra i punti del suo programma la tutela delle libertà di espressione e manifestazione, mentre in politica estera sogna una Russia «europea». Si batte per la difesa dei diritti degli omosessuali ed è a favore delle unioni gay (temi tabù per nazionalisti e cristiano-ortodossi, zoccolo duro dell’elettorato di Putin). In campagna elettorale si è recata anche a Grozny, capitale della Cecenia, repubblica russa a maggioranza musulmana nota per la sua guerriglia indipendentista e per un leader, Ramzan Kadyrov, dichiaratamente omofobo. --

La sua storia incarna le tante anime del Paese dei Cedri: lei è cristiana di origini armene, il marito è musulmano sciita. In Camerun sembra un’impresa quella di Cabral Libii, 37, candidato indipendente, direttore editoriale di Radio Campus e coordinatore del movimento democratico Undici milioni di cittadini, che a fine ottobre sfiderà l’eterno presidente Paul Biya, al potere dal 1982. Su tutti i giornalisti a caccia di voti, spicca in Russia Ksenia Sobchak, 36, che il 18 marzo punta a diventare il primo presidente donna del suo Paese e, soprattutto, a mettere fine all’era Putin. Da playboy alle inchieste Ksenia è uno dei volti femminili più noti del Paese, anche per la sua trasformazione. Da personaggio tv (detta «la Paris Hilton di Russia» tra copertine di Playboy e Grande Fratello russo), è passata al giornalismo di inchiesta, diventando uno dei volti di punta di Dožd’ TV, canale indipendente, spesso criticato da parlamentari e ministri, che poi è stato chiuso. Poche chance, molto interesse Sebbene Ksenia non abbia molte probabilità di battere Vladimir Putin, in corsa per il suo quarto mandato al Cremlino, gli osservatori politici la vedono come lo sfidante di maggior peso, anche per l’esclusione di Alexei Navalny, blogger e storico oppositore del presidente russo, arrestato diverse volte. Ksenia ha dichiarato che si sarebbe ritirata se ci fosse stata la possibilità per Navalny di candidarsi. Questione di famiglia Ksenia è una figlia d’arte e nel mondo politico il suo cognome è ben noto. Suo padre era Anatoly Sobchak, primo sindaco democraticamente eletto di Leningrado (oggi San Pietroburgo, città natale di Putin). E di Putin Anatoly è stato professore di Diritto all’università e mentore politico. Si capisce così la presa di distanza di Ksenia, arrivata a dire di «non essere collusa con il Cremlino» nonostante la famiglia da cui proviene. Più libertà, più Europa Laica e liberale, tra i punti del suo programma la tutela delle libertà di espressione e manifestazione, mentre in politica estera sogna una Russia «europea». Si batte per la difesa dei diritti degli omosessuali ed è a favore delle unioni gay (temi tabù per nazionalisti e cristiano-ortodossi, zoccolo duro dell’elettorato di Putin). In campagna elettorale si è recata anche a Grozny, capitale della Cecenia, repubblica russa a maggioranza musulmana nota per la sua guerriglia indipendentista e per un leader, Ramzan Kadyrov, dichiaratamente omofobo.