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Elezioni USA, la Russia all’attacco della Rete. Almeno, secondo Microsoft

12.09.2020 – 08.21 – Si avvicinano le elezioni USA, e con loro i russi, pronti con i loro agguerriti hackers a minacciare il sereno svolgimento delle consultazioni elettorali all’Occidente, dove il governo Trump è assediato dalla condizione dell’epidemia Covid-19, dalle proteste della comunità di colore e dal confronto silenzioso ma forte e non privo di affondi con la Cina. E sono proprio Russia, Cina e Iran ad aver tentato di entrare, secondo Microsoft, negli account email di personaggi di primo piano coinvolti nella campagna che sta portando verso le elezioni del 3 novembre; tentativi che non avrebbero, stando al gigante dell’informatica, avuto successo, ma che hanno preso di mira sia Joe Biden che Donald Trump. E, siccome piove sempre sul bagnato, tutto questo segue l’onda delle polemiche riguardanti il conteggio dei voti postali e telematici: errori o ritardi, se dovessero verificarsi durante la giornata elettorale, potrebbero significare riconteggi e verifiche, e la mancanza della certezza di un vincente anche per molti giorni dopo la chiusura dei seggi. L’incertezza su chi vince e diventa presidente non è affatto una condizione nuova negli Stati Uniti, e si è verificata più volte nella storia del grande paese – dalla metà dell’Ottocento, ai più vicini anni Duemila; quest’anno, però, graverebbe pesantemente su una condizione politica e di ordine pubblico già molto tese, tanto che l’Esercito a stelle e strisce, chiamato in causa dai Democratici nell’ipotesi di un Trump che voglia rimanere al proprio posto anche se sconfitto, ha sottolineato che non interverrebbe in nessun caso, non essendo questo suo mandato.

Ed è proprio la volontà di destabilizzare ancora di più la condizione interna statunitense, secondo il direttore dell’NSA – i servizi segreti americani – a spingere Russia, Iran e Cina a bersagliare attivamente i sistemi informatici dei partiti politici e le organizzazioni impegnate nella campagna elettorale; la guerra, oggi, la si fa su Internet, e il nemico di sempre, la Russia, non usa più i sottomarini per flettere i muscoli ma le reti dati. Accuse che Dimitri Peskov, portavoce del Cremlino, ha naturalmente respinto al mittente: “Cose senza senso”. Eppure, e lo si sa per certo, nel 2016 l’interferenza è stata diretta, documentata di fronte al Senato (sia dalla CIA che dal comitato intimo di Intelligence indipendente), a danno del Partito Democratico e in favore del presidente Trump. Quest’anno la sfida fra navigatori della ‘matrice’ si ripete; ed è destinata ormai a diventare una costante, in qualsiasi elezione di qualsiasi Stato moderno che voglia usare Internet come strumento di consultazione.