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Inghilterra, Russia, Polonia: le donne scendono in piazza per l'8 marzo. Sette fermi a Mosca


dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA – Dal parlamento a Downing street, anche le donne inglesi scendono in strada per l’8 marzo, partecipando allo “astensione dal lavoro” mondiale in difesa dei loro diritti con manifestazioni, dibattiti e nuove campagne di lotta. A Londra la giornata si apre di primo mattino con una dimostrazione dinanzi alla Central Family Court, il tribunale per i processi sulla famiglia, nel quartiere di Holborn, in opposizione “all’ingiusta separazione dei bambini dalle madri, all’aumento dei figli dati in adozione contro i desideri deelle madri e ai contatti forzati tra figli e padri violenti”. Quindi, fra mezzogiorno e le due, di fronte al parlamento di Westminster, un comizio in cui il movimento delle donne dirà “perché scioperiamo e che cosa vogliamo”, chiedendo a tutti i deputati e ai lord di schierarsi contro l’austerità, le cui misure risultano particolarmente punitive per le donne, e invitando le legislatrici a scendere in strada, “scioperando” a loro volta. E’ prevista anche una breve piece teatrale interpretata dall’All African Women Group su “sessismo, razzismo e immigrazione”.
 
Alla stessa ora, intorno all’ambasciata d’Irlanda, va in piazza una delegazione di donne irlandesi che lanciano la campagna “Strike 4 Choice” ( si legge “strike for choice”, cioè “sciopera per la libertà di scelta” – sottinteso sull’aborto), il via a iniziative che si svolgono anche a Dublino per chiedere una legge sull’interruzione della gravidanza, ancora quasi completamente vietata nel paese un tempo definito come “il più cattolico d’Europa”, che l’anno scorso ha approvato il matrimonio gay ma sull’aborto ancora fa muro.
 
Quindi, nel pomeriggio, tra le 4 e le 5:30, grande manifestazione a Downing Street contro i tagli al bilancio: improbabile che una donna, Theresa May, esca a solidarizzare con le dimostranti e scioperi simbolicamente a sua volta. Alle 5:45 è in programma un “flashmob”, seppure ancora da confermare secondo le organizzatrici, dinanzi alla stazione di St. Pancras, quella da dove parte l’EuroStar per Parigi: una mobilitazione a sorpresa. Infine, dalle 6 alle 8 di sera, dibattimento su “Giustizia Riproduttiva in Europa” all’University College London e, alle 7, una protesta delle femministe polacche dinanzi all’ambasciata di Varsavia.
 

dalla nostra corrispondente ROSALBA CASTELLETTI
MOSCA - Uffici vuoti, negozi serrati, strade deserte. Lo astensione dal lavoro rosa? No. In Russia l’8 marzo non si lavora perché è festa nazionale dal 1965. E un sit-in non autorizzato nei Giardini d’Alessandro, lungo il Cremlino, si è concluso con sette fermi, tra cui quello della regista e attivista Lgbt Leda Garina e della giornalista Elena Kostjucenko. Volevano “conquistare il Cremlino”, questo lo slogan, sono finite in gattabuia. Senza autorizzazione, in Russia non si manifesta.
 
E dire che oggi ricorre il centenario della marcia delle donne a Pietrogrado che iniziò la Rivoluzione di febbraio. In base al calendario giuliano ancora in vigore nella Russia zarista, la giornata dell’8 marzo veniva celebrata il 23 febbraio e le donne russe nel 1917 scelsero quel giorno per marciare nell’attuale San Pietroburgo e chiedere la fine della guerra. Una settimana dopo l’Impero sarebbe crollato.
 
Oggi più che celebrare le conquiste femminili o ricordare la Rivoluzione, la festività russa è quasi più simile a una Festa della Mamma o di San Valentino. Si festeggiano le donne: mamme, fidanzate, mogli e colleghe che siano. E si saluta l’arrivo della primavera. Si vendono più fiori in questi giorni che il 14 febbraio.
 
Il presidente Putin ha fatto gli auguri in tv a tutte le donne citando una poesia di Balmont e ha chiesto ai governatori di essere “più creativi” quest’anno nel fare lo stesso. Il premier Medvedev ha firmato una “strategia nazionale delle iniziative nell’interesse della donna” per “migliorarne la condizione nella vita politica, economica, sociale e culturale”??, ma ??preoccupano ?altri recenti provvedimenti, come la depenalizzazione delle violenze domestiche o le petizioni promosse da conservatori e ultraortodossi per annullare l’aborto.?
 
Donne festeggiate a parole, ma nei fatti – secondo un attuale sondaggio del Centro indipendente Levada – un russo su tre ?sarebbe contro il coinvolgimento delle donne in politica. Non ?a caso le donne copr?o?no solo il 15% dei seggi in Parlamento e appena quattro posizioni da governatore regionale su 85. E, secondo lo stesso sondaggio, circa il 38 percento degli uomini, contro il 28 percento nel 2016, ?non approverebbe ??l’uguaglianza nei posti di potere.? Fiori alle colleghe sì, ma per carità nessun capo donna.
 


di ANDREA TARQUINI
Forte mobilitazione delle donne e delle loro organizzazioni in Polonia, il più importante paese orientale dell’Unione europea e della Nato, in occasione dello astensione dal lavoro mondiale dell’8 marzo. Già domenica scorsa oltre cinquemila donne sono scese in piazza nella capitale Varsavia manifestando per la parità di diritti e contro gli orientamenti che definiscono cattolico-tradizionalisti, reazionari, maschilisti del governo nazionalconservatore di maggioranza assoluta. Per questo pomeriggio e questa sera si attendono grandi cortei di nuovo a Varsavia, ma anche nelle altre maggiori città del paese.

Klementyna Suchanow, l’attivista per la parità di diritti delle donne nella cattolica Polonia, è la responsabile dell’organizzazione dello astensione dal lavoro a livello nazionale. “Siamo unite, siamo internazionali, siamo ovunque, siamo un esercito di donne in tutto il mondo e non chiediamo più di essere ascoltate, il mondo è obbligato ad ascoltarci”, ella ha detto nel suo appello lanciato oggi alle donne polacche e di tutto il centro-Est. Ha aggiunto: “Se combattiamo la nostra battaglia per il diritto d’aborto come singola battaglia in Polonia, o in Sudamerica sul femminicidio, combattiamo solo un dito del gigante, ma dobbiamo invece abbattere il gigante, non solo un suo dito”.

Klamentyna Suchanow è stata tra le organizzatrici dello astensione dal lavoro di massa delle donne in Polonia e delle proteste di piazza nell’ottobre scorso. La mobilitazione era diretta contro i piani del PiS (Prawo i Sprawiedlywosc, Diritto e giustizia, cioè il partito nazionalconservatore di maggioranza assoluta) di inasprire fino al divieto totale le leggi contro l’interruzione di gravidanza. Allora centomila donne polacche scesero in piazza sfilando in corteo vestite di nero. La marcia ebbe un grande impatto sull’opinione pubblica e, nonstante le pressioni della Chiesa, convinse il partito di governo a ritirare quella proposta di legge. Anche per le prossime ore oggi si attendono a Varsavia e nelle altre grandi città del paese simili spettacolari forme di protesta.