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Russia, riecco Navalny: il fastidio liberale alla "missione" di Putin

Manifestazioni dell'opposizione in varie città del paese. Il presidente vincerà facilmente le elezioni ma teme una partecipazione inferiore al 70%

Le manifestazioni di protesta di domenica 28 gennaio in Russia, organizzate dal leader dfell'opposizione liberale a Vladimir Putin, Alexey Navalny, sono state più simboliche che "imponenti".
A Mosca c'erano duemila persone (secondo l'inviato de La Stampa). La partecipazione nelle altre città, fra le quali San Pietroburgo, è stata della stessa, modesta entità.
Navalny ovviamente è stato fermato per qualche ora, poi rilasciato.
Dovrà comunque farsi un giro fra qualche giorno dinanzi a un giudice, con qualcuna delle accuse astruse con le quali il potere giudiziario russo - non proprio indipendente dall'esecutivo e dal circolo di potere del presidente Vladimir Putin - gli sta rendendo la vita di oppositore piuttosto complicata. Su tutte, la condanna per "appropriazione indebita" che è stata usata per non permettergli la partecipazione alle elezioni presidenziali 2018.

Per quanto non imponenti, dunque, queste manifestazioni sono simboliche e quindi un po' preoccupano il regime del Cremlino. Perché in piazza, anche questa volta, c'erano soprattutto giovani. E quindi in prospettiva potrebbe crescere un'opposizione più numerosa di quanto non sia ora. Ma anche perché, come sempre nelle proteste di questo ultimo anno contro Putin e la sua cerchia, l'accusa e gli slogan dei manifestanti parlano di "corruzione" oltre che delle difficoltà economiche dei ceti più deboli e soprattutto dei ceti medi.
Vale a dire: un tipo di accusa pre-politico, che può tenere insieme posizioni differenti, unite appunto dall'ostilità quasi "morale" al regime e alla nomenklatura.

Senza tenere conto che, più in generale, ai giovani istruiti sta stretta la retorica nazionalista della grande Russia, proiettata nelle "imprese" delle forze armate in Siria e del protagonismo di Putin e Lavrov in politica estera. 
Ma sta anche stretta la versione reazionaria e monista della cultura e della retorica ufficiali, fondate su una patria, una lingua, una religione, ostili al liberalismo, all'occidente, all'Europa. Monismo illiberale che non per caso ha fatto di Putin l'idolo di tutti i nazionalismi estremi anche in Europa, orientale soprattutto, ma anche occidentale.