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Attacco hacker: ‘C’è la Russia dietro a tutto’

«La Russia potrebbe certamente essere dietro l’attacco hacker mondiale, ne sono convinto». La dura accusa arriva dal ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin in un forum all’Ansa in collaborazione con il CeSI. Secondo il ministro Mosca sta cercando di attaccare la democrazia in tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti, e «cercherà di manipolare le elezioni anche in Italia perché l’Italia è molto importante per la Russia».

«La Russia ci aveva già provato e ci proverà in futuro con hacker o fake news», dice Klimkin riguardo all’attacco hacker. Poi un messaggio: «Dobbiamo spingere la Russia ad implementare l’accordo di Minsk con un reale cessate il fuoco», anche perché Mosca ha potenziato la sua azione con l’uso di droni e satelliti. E conclude dicendo: «Le sanzioni alla Russia non devono essere per sempre, sono uno strumento: quando la Russia uscirà dall’Ucraina, saremo molto felici di discutere un ammorbidimento delle sanzioni».

Nel frattempo emerge che l’Italia è il secondo Paese dopo l’Ucraina più colpito dall’attacco hacker che ieri ha colpito tutto il mondo. In Ucraina al momento è stato registrato il 78% delle rilevazioni, in Italia il 10% e, a seguire ci sono Israele (5%), Serbia (2%) poi Romania, Stati Uniti, Lituania e Ungheria con l’1% delle rilevazioni. Preoccupata la Gran Bretagna, che per bocca del ministro della Difesa, Michael Fallon, fa sapere che non esclude la possibilità di considerarli materia di risposta militare.

Passiamo in Siria, dove almeno 15 persone, tra cui donne e bambini, sono morti dopo un attacco con bombe a grappolo lanciato sul villaggio, di Doblan, controllato dall’Isis. Secondo ‘Deir Ezzor 24‘, le bombe sono state sganciate da un aereo non identificato.

Nel frattempo nuovi guai arrivano per la Russia. Il Consiglio europeo infatti ha esteso le sanzioni economiche contro Mosca di altri sei mesi, fino al 31 gennaio 2018. Le misure riguardano settori finanziari, dell’energia e della difesa, e quello delle tecnologie dual use. «A tutti è chiaro già da tempo che le sanzioni sono controproducenti, non possono aiutare a raggiungere neppure uno degli obiettivi che si prefigge l’Ue nei rapporti con la Russia», ha detto il vice ministro per gli Affari Esteri russo Alexei Meshkov.

Mentre il presidente Vladimir Putin va avanti per la sua strada e annuncia che la Russia continuerà a rafforzare il suo potenziale militare contro possibili aggressori: «Abbiamo intenzione di rafforzare l’esercito e la flotta, offrire un equilibrato e coerente funzionamento di tutti i rami e servizi dell’esercito basati su piani e programmi a lungo termine, nonché migliorare la qualità e l’intensità dell’addestramento».

Hanno preso il via a Crans-Montana (Svizzera) i nuovi colloqui sotto l’egida dell’Onu sulla riunificazione di Cipro. Oltre al mediatore dell’Onu Espen Barth Eide, vi partecipano il leader greco-cipriota Nikos Anastasiades e quello turco-cipriota Mustafa Akinci, nonché i ministri degli esteri di Grecia, Turchia, Nikos Kotzias e Mevlut Cavusoglu, e un rappresentante del Regno Unito, in qualità di potenze garanti.

Paura in Venezuela, dove un elicottero a Caracas con una bandiera con lo slogan ‘Libertà 350’, in allusione a un articolo della Costituzione venezuelana che autorizza la rivolta contro autorità antidemocratiche, ha sparato contro sedi istituzionali nel centro della capitale. A guidarlo un poliziotto ribelle che ha chiesto su Instagram le dimissioni del presidente Nicolas Maduro e l’unione contro il governo del popolo e delle forze armate. Per fortuna non si sono registrati feriti. Il ministro Villegas ha definito l’attacco un ‘atto terroristisco’ che fa parte di una «offensiva insurrezionale della destra estremista», con l’appoggio della Cia.