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Diego Urbisaglia: «Non mi mancherai Carlo Giuliani»

Da quando, nel luglio 2016, Vladimir Putin ha firmato il pacchetto di provvedimenti anti-estremismo (legge “Yarovaya”), con lo scopo di contrastare in modo più efficace possibili cellule terroristiche, numerosi cittadini, associazioni, ONG e organismi religiosi sono stati colpiti dalle

Uno dei gruppi ad averne risentito di più è quello dei Testimoni di Geova, attivo in Russia dal 1991 e oggi seguito da circa 175mila fedeli. Lo scorso aprile la Corte Suprema ha confermato un verdetto del ministero della Giustizia secondo cui la loro associazione viola la legislatura anti-estremismo del paese. Il Centro amministrativo e i 395 gruppi presenti nel territorio russo sono stati banditi e le loro proprietà confiscate dallo Stato. Ai fedeli è stata vietata la possibilità di riunirsi in preghiera, di svolgere attività religiose e di raccolta fondi, di distribuire materiale informativo e di manifestare pubblicamente il loro credo. Pena: dai 6 ai 12 anni di carcere. Fino a quel momento provvedimenti così seri avevano riguardato solo gruppi radicali islamici e formazioni anarchiche o xenofobe.

Secondo le due sentenze, i Testimoni di Geova rappresentano un pericolo per la società della Russia, minandone armonia e tradizioni, perché dipingono «le altre religioni in chiave negativa», invitano a non votare e rifiutano il servizio militare. Per i media russi sono una setta che distrugge le famiglie e minaccia la vita, in quanto si oppongono alle trasfusioni di sangue.
Accettando questo verdetto, la Corte Suprema ha inserito il gruppo religioso nella stessa categoria di organizzazioni terroristiche come l’ISIS, nonostante i Testimoni di Geova basino la loro fede sulla Bibbia e storicamente ripudiano la violenza, tanto da rifiutare qualsiasi uso di armi e praticare l’obiezione di coscienza al servizio militare.

In Russia la libertà religiosa è formalmente garantita, ma la legislazione definisce il cristianesimo ortodosso, l’islam, l’ebraismo e il buddismo le uniche religioni tradizionali del paese. Tutte le organizzazioni che si discostano da questi quattro gruppi hanno già rischiato in passato di andare convegno a difficoltà e discriminazioni. In particolare, i Testimoni di Geova non hanno mai avuto un buon rapporto con lo Stato russo a causa del loro scetticismo nei confronti delle istituzioni ufficiali: oltre a non votare, evitano l’attivismo politico e qualsiasi festival patriottico promosso dal governo, come la celebrazione annuale della vittoria nel 1945 o quelle più recenti legate all’annessione della Crimea nel marzo 2014.

Secondo Geraldine Fagan, autore del libro Believing in Russia, Religious Policy After Communism, «Dalla prospettiva dello Stato russo, i Testimoni di Geova sono completamente separati» e questa idea di indipendenza, «che è completamente al di fuori del controllo dello Stato, scatena tutti i tipi di campane di allarme all’intimo della Chiesa ortodossa e nei servizi di sicurezza».

Dall’entrata in vigore del provvedimento, la condizione dei Testimoni di Geova in Russia si è particolarmente aggravata, registrandosi nei loro confronti un sostanzioso aumento di attività discriminatorie.

Numerosi fedeli hanno riferito di essere stati aggrediti dalla polizia e dai vicini di casa nei loro luoghi di preghiera, ma anche all’intimo delle loro case. Il 25 maggio 2017, quindici ufficiali del FSB (Servizi Federali per la Sicurezza) hanno fatto irruzione in una casa privata dove si stava svolgendo l’convegno settimanale della comunità locale, nella città di Orёl, a nord-ovest della Russia. Le autorità hanno preso le generalità di tutti i presenti, sequestrato i loro telefonini e successivamente perquisito le loro case.

Un cittadino danese, Dennis Christensen, è stato arrestato con l’accusa di prendere parte alle attività illegali di un gruppo estremista. Quella di Christensen, che ora rischia tra i 6 ai 10 anni di carcere, è la prima detenzione ufficiale dopo la soluzione della Corte Suprema, ma è anche la prima volta che un cittadino viene arrestato per aver praticato il suo credo religioso dopo la conclusione dell’era sovietica. Anatoly Pchelintsev, uno degli avvocati della comunità di Testimoni di Geova, ha dichiarato che se la sentenza della Corte Suprema restasse in vigore la Russia avrebbe effettivamente 175.000 «prigionieri di coscienza».

A preoccupare è soprattutto il fatto che il bando governativo ha incoraggiato anche i cittadini comuni a discriminare ed emarginare i Testimoni di Geova. Felix Corley, attivista di diritti religiosi a Oslo ed esperto di abusi nell’ex Unione Sovietica, sostiene che «i funzionari che avevano già intenzione di intraprendere azioni contro i Testimoni di Geova ora sono incoraggiati, e anche le persone ordinarie che li hanno a lungo disdegnati».

Yaroslav Sivulskiy, rappresentante dei Testimoni di Geova a San Pietroburgo, ha raccontato la storia di una bambina di otto anni, Testimone di Geova, costretta dal suo direttore scolastico a cantare una canzone patriottica dinanzi ai compagni di classe; e, ancora, del caso di due genitori informati da un documento ufficiale che la scuola non avrebbe più istruito la loro figlia per aver cantato una canzone del gruppo religioso dinanzi agli altri bambini.

In molti sostengono che i Testimoni di Geova non siano un reale pericolo per la Chiesa Ortodossa, potente alleata di Putin dalla sua salita al potere nel 2000, ma che queste radicali misure restrittive rientrino in una serie di provvedimenti che negli ultimi anni si sono rivolti contro ciò che si discosta dall’ortodossia della cultura russa o che si dimostra ostile al governo: biblioteche, associazioni no-profit, aziende telefoniche, gruppi missionari.