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Uccisi in Centrafrica tre giornalisti russi

Altri tre nomi si aggiungono al tragico elenco dei giornalisti uccisi mentre erano impegnati in inchieste scomode per il Cremlino. Si tratta di Orkhan Dzhemal, Aleksandr Rastorguyev e Kirill Radchenko, ammazzati lunedì notte in Repubblica Centrafricana in circostanze poco chiare. A essere certo è però il motivo per il quale i tre reporter si trovavano in Africa: un documentario video sui mercenari russi del Gruppo Wagner, considerati al servizio di Mosca

I contractor di Wagner hanno combattuto in Siria a sostegno del regime di Assad e in Ucraina al fianco dei separatisti filorussi. Da diversi mesi sono presenti anche nel cuore del Continente nero, nella Repubblica Centrafricana dilaniata da una feroce guerra costellata da episodi di pulizia etnica. Alle truppe del presidente Touadéra, la Russia – col permesso dell’Onu - assicura fucili, lanciamissili e addestramento. Pare in cambio dello sfruttamento dei giacimenti di oro, diamanti e uranio, sorvegliati appunto dai mercenari russi. Dzhemal, Rastorguyev e Radchenko erano lì proprio per far luce sul misterioso Gruppo Wagner, dietro il quale si sospetta che vi sia un imprenditore del settore ristorazione vicino al leader russo: Evgenij Prigozhin, lo “chef di Putin” imputato anche di finanziare la “fabbrica dei troll” di San Pietroburgo che paga centinaia di giovani per inondare il web di commenti in sintonia con la linea del Cremlino

Il reportage era sponsorizzato dall’Investigations Management Center di Mikhail Khodorkovsky, l’ex patron del colosso petrolifero Yukos e bestia nera di Putin rifugiatosi all’estero dopo aver passato dieci anni dietro le sbarre in Russia. I tre giornalisti non hanno fatto in tempo a completare il loro lavoro. Le autorità centrafricane raccontano che lunedì sera sono caduti in un’insidia mentre viaggiavano in macchina non lontano da Sibut. Il testimone principale è il loro autista, miracolosamente scampato all’attentato. “Secondo l’autista – spiega il sindaco di Sibut, Henri Depele – a 23 chilometri dalla città, uomini armati sono sbucati fuori all’improvviso e hanno aperto il fuoco contro il veicolo. I tre sono morti immediatamente”. Marcelin Yoyo, un funzionario locale, sostiene invece che i reporter siano stati prima rapiti e poi uccisi sul posto da una decina di miliziani “col capo coperto da un turbante e che parlavano solo arabo”. Resta il sospetto che qualcuno abbia deciso di farli fuori per fermare il loro lavoro. Il Centrafrica ha aperto un’inchiesta. Ma non è detto che ci sia la volontà politica di giungere alla verità.