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Un anno dopo la strage di Khan Sheikhoun: le gravi responsabilità della Russia

Esattamente un anno fa, alle prime ore dell’alba, un aereo siriano sganciava il suo carico di bombe sulla città di Khan Sheikhoun. Il gas sarin rilasciato uccideva circa cento persone, tra cui numerosi bambini. Abbiamo assistito a immagini di uomini, donne e bambini in ansia, con schiuma alla bocca, mentre i loro corpi venivano avvelenati dal gas.  

Come sappiamo, l’attacco di Khan Sheikhoun non è stato il primo in cui il regime siriano ha fatto uso di armi chimiche contro la propria popolazione. Nel 2013, dopo che centinaia di persone erano state uccise con il sarin in un attacco nel Ghouta orientale, la Russia promise al mondo che la Siria avrebbe dismesso tutte le proprie armi chimiche. Questa promessa non è stata mantenuta. Lo possiamo affermare con certezza grazie a quanto scoperto dal Joint Investigative Mechanism dell’Organizzazione per la Prevenzione delle Armi Chimiche delle Nazioni Unite (OPCW), che il regime fece uso di clorina nel governatorato di Idlib: a Talmene nell’aprile del 2014 e a Sarmin e Qmenas nel marzo del 2015. E in seguito il massacro di un anno fa a Khan Sheikhoun.  

Nei cinque anni successivi al primo uso di armi chimiche nella regione, i tentativi da parte della comunità internazionale di porre fine a questi crimini e condannare i responsabili sono stati costantemente osteggiati e contrastati dalla Russia. Ripetutamente, la Russia ha usato il proprio potere di veto in sede di Consiglio di Sicurezza dell’ONU per difendere il brutale regime di Assad. Lo scorso novembre, la Russia ha impedito il rinnovo del mandato del Joint Investigative Mechanism, che il Consiglio di Sicurezza aveva predisposto per assicurare che i responsabili degli attacchi con armi chimiche in Siria fossero rintracciati e condannati. La risposta della Russia alle continue violazioni della Convenzione sulle Armi Chimiche da parte della Siria ha permesso che questi attacchi ripugnanti sulle popolazioni siriane continuassero. 

Più in generale, il disprezzo della Russia per il sistema internazionale di diritto è cresciuto in maniera sempre più palese, parallelamente a un sistema di disinformazione volto a confondere e paralizzare la comunità internazionale. Un modello attuale di questo è l’attacco con un agente nervino di tipo militare sul territorio inglese e l’assurda accusa che l’intelligence britannica sia responsabile di questo orribile crimine che ha messo a repentaglio la vita di chiunque si trovasse nelle vicinanze, con oltre 130 cittadini britannici potenzialmente esposti al gas. Tra questi, un agente di polizia che ha rischiato la propria vita. 

Dopo Kahn Sheikoun la Russia ha ripetutamente cercato di osteggiare l’OPCW – l’organizzazione costituita per porre fine alla barbarie degli attacchi chimici. La Russia ha unilateralmente rigettato le conclusioni del Joint Investigative Mechanism dell’OPCW, che ha confermato l’utilizzo del sarin da parte del regime siriano un anno fa a Kahn Sheikoun. E il 22 marzo scorso un alto funzionario del ministero degli esteri russo ha rigettato l’idea che la Russia possa ammettere le conclusioni indipendenti dell’OPCW in merito all’attacco di Salisbury. Solo loro indagini sarebbero ammissibili. 

Vi è già consenso rispetto alla natura ripugnante delle armi chimiche. Solo quattro Paesi sulla Terra non sono parte della Convenzione sulle Armi Chimiche. 192 Paesi hanno bandito il loro utilizzo. Si tratta di armi che non devono trovare spazio nel mondo di oggi, per cui dobbiamo restare uniti contro ogni tentativo volto ad abbattere questo pilastro basilare del nostro sistema di diritto. Questo tipo di comportamenti è pericoloso e distruttivo, e rappresenta una minaccia per tutti noi. 

Il mondo ha reagito con orrore dinanzi ai fatti di Kahn Sheikoun e in altre parti della Siria. Ci rivolgiamo ai Paesi in tutto il pianeta per chiarire alla Russia che non potrà più mettere sconsideratamente a repentaglio la sicurezza di altri Stati per il raggiungimento dei propri obiettivi. Non dovranno più esserci vittime di attacchi con armi chimiche, in zone di guerra della Siria come in tranquille città inglesi. L’ordine internazionale e le sue istituzioni sono troppo preziose per essere messe a repentaglio in questo modo: dobbiamo agire insieme per proteggerle e assicurare che neppure uno muoia più in questo modo orribile e inumano.