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Il sogno dei genitori russi: un figlio nelle forze speciali

Nella Russia di Putin i servizi segreti e le forze di sicurezza godono di un prestigio sempre maggiore, al punto che quasi la metà dei russi vorrebbe vedervi impiegati i propri figli o i propri nipoti. Lo rivela un’inchiesta della Fondazione Opinione pubblica (Fom) da cui, secondo alcuni esperti, emergono le conseguenze della propaganda patriottica del Cremlino e dell’immagine, cara alla tv di Stato, di una Russia circondata da nemici. Stando al sondaggio, l’attività dei servizi speciali - una categoria in cui rientrano sia gli 007 sia le truppe della RosGvardiya direttamente agli ordini del presidente - è valutata in modo favorevole dal 66% dei russi. Un risultato sorprendentemente elevato se si pensa che tra il 1998 e il 2011, cioè fino a sette anni fa, solo il 35% della popolazione approvava l’operato delle forze di sicurezza. 

Cosa è successo in questi anni? L’analista capo di Fom, Grigorij Kertman, spiega alla Bbc che «l’attività dei servizi speciali viene adesso coperta in modo di gran lunga più positivo nello spazio mediatico». Ma secondo il sociologo dietro c’è anche qualcos’altro. Innanzitutto, il deterioramento dei rapporti con l’Occidente per la crisi ucraina a partire dal 2014, che ha creato «un nimbo di eroismo» attorno ai servizi speciali. E poi l’inclinazione a rivalutare positivamente lo stalinismo, che conduce a «una riabilitazione strisciante delle repressioni». 

Secondo il sondaggio Fom, il 45% dei russi vorrebbe che i propri figli fossero dei silovikì, cioè membri degli organi di sicurezza. Nel 2001 erano solo il 29%. Inoltre, il 76% dei giovani tra i 18 e i 30 anni considera «allettante» lavorare nei servizi speciali. Il vice presidente dell’ong Memorial, Nikita Petrov, spiega che gli organi di forza in Russia sono «coccolati dal potere» e appaiono per questo ai giovani come una sorta di «ascensore sociale».  

Secondo Leontij Byzov, dell’Istituto di Sociologia dell’Accademia delle Scienze, a causa del «quadro del mondo distorto» offerto dai media, «il 65% dei russi collega la crisi alle pressioni da parte di Stati ostili e solo il 30% ritiene che il motivo risieda all’intimo del Paese: ecco perché - conclude lo studioso - cresce l’importanza degli organi di sicurezza».