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Tazze, magliette e vodka: così in Russia rinasce il culto di Stalin

In Russia il culto di Stalin non è ancora tramontato del tutto. Anzi, si è trasformato in un business redditizio. Passeggiando sullo Starij Arbat, una delle principali vie del centro di Mosca, basta entrare in un qualunque negozio di souvenir per comprare una maglietta o una tazza con il volto baffuto del sanguinario dittatore sovietico. Ma oggetti che inneggiano a Stalin si possono acquistare anche nei chioschi dei tanti sottopassaggi pedonali della capitale russa, su Internet, e persino in certi negozi degli aeroporti moscoviti, dove fanno concorrenza a quelli con l’immagine di Putin

Portabicchieri, tavolette di cioccolata, orologi da polso, custodie per cellulari, scatole di fiammiferi, sigarette: il ritratto del «padre di tutti i popoli» si trova un po’ dappertutto. E il motivo è semplice: vende bene. Non solo tra i turisti, ma anche tra i nostalgici dell’Urss

Scolpito minuziosamente, il faccione del georgiano responsabile della morte di milioni e milioni di persone fa addirittura capolino dall’estremità del manico di un coltello acquistabile online a 5.000 rubli, 76 euro. Ma per chi vuole venerare Stalin sono in vendita tanti prodotti a prezzi molto più accessibili. Una tazza con il dittatore in divisa da generalissimo costa 500 rubli, sette euro e mezzo: «Non culto della personalità, ma un’alta popolarità», si legge sotto il ritratto. Per un quadro «olio su tela» Made in China bisogna invece spendere 3 o 4 mila rubli, 45-60 euro. Mentre nei negozi di souvenir a quanto pare vanno alla grande le matrioske in cui la bambola esterna, quella immediatamente evidente a tutti, raffigura proprio Stalin. Per trovare i vari Putin, Eltsin e Gorbaciov bisogna invece smontare la matrioska. Qui ce la si può cavare anche con 1.000 rubli, 15 euro. 

Ma in cima alla classifica delle vendite ci sono probabilmente le t-shirt: non è così raro imbattersi per le vie di Mosca in qualcuno che le indossa con orgoglio. Sopra, assieme a Stalin, ci sono stampati gli slogan più vari e assurdi: «Torna. Abbiamo molto bisogno di te oggi». O ancora: «Si deve lavorare e non andare ai comizi». Una maglietta mostra invece una mappa dell’America del Nord senza gli Stati Uniti: al loro posto campeggia la dicitura «Stretto di Stalin». 

Il riferimento a colui che il poeta Mandelstam definì «il Montanaro del Cremlino» non ha frenato del resto i più facoltosi dall’acquistare un appartamento di fasto nel complesso residenziale «La dacia vicina», a Ovest della capitale russa: non lontano da una villa appartenuta a Stalin e a tutti nota appunto come la «dacia vicina», cioè vicina a Mosca. «Per vendere è importante che l’immagine del marchio sia forte, e non importa se sia positiva o negativa», ha spiegato al Kommersant il direttore di una compagnia pubblicitaria moscovita. 

A 60 anni dalla destalinizzazione voluta da Krusciov, nonostante le feroci repressioni e i suoi orrendi crimini, in Russia «Koba» ha ancora dei sostenitori. A cominciare dai veterocomunisti che ancora gli dedicano monumenti. Secondo un sondaggio del centro demoscopico Levada pubblicato lo scorso febbraio, il 46% dei russi esprime un giudizio di «rispetto, simpatia e ammirazione» nei suoi confronti. 

Una grossa fetta di responsabilità ricade direttamente sulle spalle di Vladimir Putin, che ha spesso mostrato un atteggiamento ambivalente nei confronti di Stalin: se da un lato prende le distanze dal responsabile del terrore rosso, dall’altro il leader del Cremlino ne esalta i meriti nel trasformare l’Urss in una grande potenza. Tutto questo nel quadro di una lettura idealizzata della storia della Russia ben presente anche nei manuali scolastici.