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Bari, l'ufficiale caduto in Russia ritrovato 75 anni dopo grazie alla fede nuziale

Dalle fossi comuni di Arbuzovka gli anelli tornano nelle mani di Cecilia, la nipote 60enne

«Da Cecilia a Tanino, 22 luglio 1922». La fede (nuziale) può fare miracoli, perché è stata proprio la dedica incisa su un anello matrimoniale a consentire il riconoscimento dei resti di Gaetano Sacco, un tenente colonnello della Divisione Torino dell'Esercito italiano, dichiarato disperso a 48 anni il 24 dicembre del 1942 nella famigerata «valle della morte», la conca di Arbuzovka (città russa, situata a metà strada tra Rostov e Voronez e vicina al confine con l'Ucraina), dove, durante la Seconda guerra mondiale, italiani e tedeschi, ancora alleati, furono assediati dall'Armata sovietica. «Tra il 21 e il 25 dicembre - secondo le ricostruzioni storiche - in una delle fasi più drammatiche e sanguinose della seconda battaglia difensiva del Don, cioè l'insieme dei combattimenti sostenuti dall'8ª Armata sul fronte orientale, una parte dell'ARMIR italiano, costretto ad una disastrosa ritirata dopo il crollo del fronte, venne accerchiato dalle truppe nemiche perdendo tre divisioni (solo in pochi riuscirono a sfuggire dalla trappola), tanto che il comando tedesco fu costretto a ritirare i superstiti contigenti italiani che furono rimpatriati nel marzo 1943 in condizioni difficili e dopo aver perso gran parte dell'equipaggiamento e la quasi totalità degli armamenti...».

LA SEGNALAZONE - Settantacinque anni dopo, nella primavera del 2017, un russo di nome Ivan, insieme con il padre Aleksander, collaboratore del proprio Governo e del Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra del Ministero della Difesa, grande appassionato di ricerca dei caduti e dei dispersi nei due conflitti mondiali del secolo scorso, conoscendo le zone di transito e di combattimento delle colonne italo-tedesche, segnala a Edoardo Chiappafreddo e Giovanni Di Girolamo dell’Unirr (Unione italiana reduci di Russia), due esperti di ricerche sui caduti italiani nella campagna di Russia, il ritrovamento di due anelli in una delle zone in cui le truppe italiane transitarono durante la tragica ritirata del dicembre 1942: una vera e un altro anello con uno stemma di famiglia, elementi che portano a ricerche serrate partendo soltanto dai nomi degli sposi, Gaetano e Cecilia, e dalla data del loro matrimonio. Insomma, più o meno come cercare un ago in un pagliaio...

LE RICERCHE - Nel frattempo a Bari, Giuseppe Sacco, figlio dell'ufficiale dichiarato defunto decenni prima, indaga incessantemente da anni per trovare indizi che riconducano ai resti di suo padre, raccogliendo informazioni utili da tutte le fonti possibili. Sa che il quartier generale delle truppe italiane si trovava nella zona nord del villaggio agricolo di Arbuzovka, dove è stato ritrovato un gran quantitativo di proiettili katyusha che causarono molte vittime, come riportato dai racconti dei pochi superstiti; conosce le condizioni in cui versarono durante i combattimenti gli uomini, costretti, durante il glaciale inverno russo (anche -40°), a dormire sulla neve, con la testa sotto le automobili e i piedi avvolti in giacche; insomma, ricostruisce nei dettagli cosa avvenne in quei tormentati giorni, compresi i movimenti del 52° artiglieria, reparto comandato dal suo congiunto. Ma non può sapere, e ancora oggi è impossibile stabilirlo, se sia morto già in quel periodo oppure sia stato fatto prima prigioniero. I resti si troveranno solo in seguito, undici anni fa, in corrispondenza della prima linea, a sud-ovest del villaggio, in fosse comuni vicino a un giardino dove giacevano molti soldati morti. Ma dal momento del recupero passerà molto tempo prima di capire a chi appartengano la mano e gli anelli rinvenuti.

LA SVOLTA - La svolta avviene lo scorso anno. Da una parte Di Girolamo scandaglia le banche dati del Ministero della Difesa e dell'Archivio di Stato, fino ad giungere all'Ufficio anagrafe del Comune di Buccino, in provincia di Salerno, dove si ha la conferma della nascita, l'1 gennaio 1894, di Gaetano Sacco di Giuseppe, coniugato con Cecilia Mininni dal 22 luglio 1926; dall'altra il figlio Giuseppe trova un raffio nel signor Pietro Pipoli, un monopolitano, presidente della sezione locale dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, il quale gli dà informazioni preziose. Quando, però, la riedificazione è completa, nel dicembre scorso, è la nipote Cecilia, barese residente al quartiere Murat nel palazzo di famiglia - ad avere la notizia tanto attesa perché il padre è defunto, 90enne, due mesi prima. «Le lascio immaginare la felicità - racconta -. Anche se purtroppo mio padre ha perso questo momento entusiasmante dopo aver passato una vita a cercare tracce di mio nonno. Questa estate Chiappafreddo e Di Girolamo hanno visitato Arbuzovska e sono riusciti a portare a casa gli anelli. La consegna è avvenuta con una cerimonia solenne concordata con il generale Rocco Viglietta e il colonnello Giacinto Serio dell'AN.ArtI. (Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia), tramite cui l'Unirr mi ha rintracciato. Ringrazio tutti per quello che hanno fatto. Ho anche mandato una lettera, in cui esprimo i sentimenti più profondi di gratitudine, al presidente dell'Unirr di Roma Gianluigi Iannicelli: il ritrovamento ha ricucito una ferita per la nostra famiglia».

IN MEMORIA - «Gentile signora - si legge nella risposta ufficiale di Iannicelli - ho seguito passo passo tutta la vicenda. Personalmente sono maggiormente coinvolto per aver vissuto un evento quasi analogo al suo: porto al dito con fierezza la fede di mio padre, Capitano Pilota Giorgio Iannicelli, Medaglia d'oro al valor militare, caduto in combattimento aereo nel cielo di Stalin nel dicembre 1941, recuperata fortunosamente dalle nostre truppe e consegnata poi a mia madre». Nella Campagna italiana di Russia (agosto 1941-20 gennaio 1943), richiesta espressamente da Adolf Hitler, i morti e dispersi furono circa 77mila (40 mila feriti e congelati) su un contingente di 300mila uomini. Solo nella valle di Arbuzovka, in cui furono dispiegati 25.000 soldati italiani (più 1.500 tedeschi), morti, feriti e prigionieri furono oltre 20.000.