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La Francia e la Russia lavorano a un compromesso in Siria

Jean-Yves Le Drian non è sceso nei dettagli. “Non posso farlo”, ha dichiarato a Christophe Ayad e Marc Semo, i giornalisti di Le Monde che lo hanno intervistato ieri. Ma ha aggiunto che “c’è una finestra di possibilità con la Russia”. Il ministro degli esteri francese stava parlando della Siria, e in sostanza ha ragione. In Siria, infatti, Vladimir Putin rischia di impantanarsi.

Ancora questo azzardo non è palese, e per il momento Putin ha rimesso in sella Bashar al Assad schiacciando i ribelli con i suoi bombardamenti su Aleppo. Il regime siriano deve la sua sopravvivenza al Cremlino. La Russia ha rimesso piede in Medio Oriente, dove era assente dalla fine degli anni settanta. Allo stato attuale l’operazione russa è un successo, ma per Mosca sarà impossibile fare come se questa guerra non fosse mai esistita e ristabilire lo statu quo ante: dittatura del clan Assad e dominio del ramo alauita dello sciismo a cui appartiene la dinastia al governo.

Non sarà possibile perché la Siria è completamente distrutta, perché ci sono più di cinque milioni di profughi, perché neppure uno investirà un soldo nella riedificazione del paese fino a quando la sua stabilità non sarà garantita e perché l’odio e il rifiuto per il macellaio di Damasco e la sua famiglia sono più forti che mai.

Il doppio realismo francese
Il problema non è più il gruppo Stato islamico (Is), che sta per perdere Mosul e Raqqa, le sue capitali in Iraq e Siria, grazie ai combattenti curdi e ai bombardamenti della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Il problema è trovare e imporre un compromesso nazionale in Siria. La Russia non può riuscirci da sola, dunque deve trovare un’intesa per evitare di diventare il braccio armato di un regime senza futuro.

In Siria la Russia ha bisogno di partner e la Francia può esserlo, perché ha mantenuto un rapporto di fiducia con l’opposizione siriana, perché è in buoni rapporti con i paesi sunniti avversari di Assad (alleato dell’Iran sciita), perché i suoi rapporti con Teheran non sono compromessi e perché può convincere l’Unione europea a fare da garante internazionale di un accordo di pace.

La diplomazia francese non può dire nulla di preciso perché non è il momento di indispettire qualcuno e sarebbe avventato scoprire le carte così presto. Ma resta il fatto che la Francia ha un asso nella manica, e l’Europa con lei.

È per questo che Emmanuel Macron non pone più l’uscita di scena di Assad come condizione per giungere a un accordo, e questa è la ragione dell’inversione di rotta della diplomazia francese che Jean-Yves Le Drian definisce come un “doppio realismo”, doppio perché sarebbe irrealistico ignorare il presidente siriano ma anche pensare a una soluzione che si basi su di lui. Una espressione del capo della diplomazia francese riassume il nuovo corso: “Avete mai sentito i russi dire che Bashar al Assad rappresenta il futuro della Siria?”.