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In Russia Putin sta perdendo il sostegno della classe media

Vladimir Putin è al potere da 18 anni. Si è alternato tra la carica di presidente e quella di primo ministro, ma è sempre rimasto padrone indiscusso del paese. Questo significa che le persone che hanno meno di vent’anni hanno sempre vissuto sotto il suo dominio e che i minori di trent’anni non si ricordano di un altro leader.

Il logoramento del potere di Putin è la prima ragione del successo delle manifestazioni organizzate il 26 marzo in tutta la Russia, da San Pietroburgo a Vladivostok passando per Mosca e le decine di altre città dove neppure uno era mai sceso in piazza dal 1917, anno della rivoluzione che sarebbe diventata comunista.

Putin sta perdendo terreno perché da tempo i russi hanno dimenticato quale sia stata la circostanza che gli ha permesso di prendere il posto di Boris Eltsin. Giovane spia dal fisico muscoloso, Putin aveva sostituito un alcolizzato che aveva momenti di lucidità sempre più rari.

I nuovi ladri
Quest’uomo d’acciaio, che prometteva di non cedere più un altro millimetro del territorio imperiale e di sbaragliare la piccola mafia che si era spartita le ricchezze nazionali attraverso le privatizzazioni, aveva inizialmente entusiasmato la gente. La Russia aveva riposto grandi speranze in Putin, ma gli anni sono passati uno dopo l’altro e i nuovi ladri hanno preso il posto dei vecchi, mentre il denaro del petrolio spariva nei paradisi fiscali anziché essere investito nelle infrastrutture sempre più malandate. E così Putin ha finito per perdere il sostegno delle classi medie urbane nate dal passaggio all’economia di mercato.

Questa realtà era emersa nelle grandi manifestazioni dell’inverno 2011-12, il primo segnale d’allarme che il presidente ha saputo superare, due anni dopo, con l’annessione della Crimea, che i russi considerano da sempre un loro territorio. La popolarità di Putin si era rafforzata, ma oggi anche quel successo è dimenticato, mentre la Russia si impantana in Ucraina e in Medio Oriente, vede svanire le speranze riposte in Donald Trump (alla cui elezione il Cremlino ha pesantemente contribuito) e vede sgonfiarsi il suo candidato alle presidenziali francesi, quel François Fillon che la stampa russa aveva definito un “amico”.

I russi si sentono isolati, non sanno più dove stanno andando, non vedono più nel loro presidente un vincente e improvvisamente – dato che in 13 milioni hanno visto il video che un oppositore audace, Aleksej Navalnyj, ha pubblicato per rivelare le ricche proprietà del primo ministro Dmitri Medvedev – esprimono i loro dubbi e la loro indignazione per la corruzione.

Non sappiamo quanti fossero i manifestanti, e non lo sapremo mai perché, come impone la prudenza, hanno sfilato sui marciapiedi senza cartelli. Ma a Mosca la polizia ha parlato di settemila manifestanti e ha effettuato più di un migliaio di arresti. Non si tratta di un piccolo movimento, insomma. È un fatto concreto per la Russia, e in tutto questo l’elemento più sorprendente è l’estrema giovinezza dei manifestanti, tra cui c’erano molti liceali che sono nati e cresciuti nel ventunesimo secolo, nell’era di internet, mentre Vladimir Putin, per la sua cultura e per il suo essere, è un uomo del secolo scorso, quello dell’era sovietica.