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La Russia contro i Testimoni di Geova

Un tribunale deve decidere se sono un gruppo «estremista», dato che non votano, non fanno il servizio militare e non sono patriottici

In questi giorni il più importante tribunale russo sta decidendo se bandire i Testimoni di Geova dalla Russia. Ieri la corte ha cominciato ad analizzare la questione, come richiesto dal ministero della Giustizia russo, che il mese scorso ha inserito la sede del gruppo religioso vicino a San Pietroburgo in una lista di organizzazioni bandite «in relazione allo svolgimento di attività estremiste». La legge russa contro l’estremismo è stata introdotta nel 2002, in teoria per combattere il terrorismo a livello mondiale; il testo originario proibiva di incitare «a conflitti per ragioni etniche, nazionalistiche o religiose» e vietava «la violenza o l’istigazione alla violenza». Nel tempo sono state fatte varie modifiche e il riferimento alla violenza è stato eliminato: questo ha permesso alle autorità russe di usare la legge per perseguire gli oppositori politici del governo del presidente Vladimir Putin e gruppi religiosi come i Testimoni di Geova, nonostante siano pacifici e non violenti. Se il tribunale dovesse mettere fuori legge il movimento religioso, ai suoi 170mila membri russi sarà vietato di diffondere i propri testi e le proprietà usate per le loro attività religiose saranno confiscate.

I Testimoni di Geova sono un movimento religioso cristiano nato negli Stati Uniti nell’Ottocento e presente in tutto il mondo: si stima che ne facciano parte 8 milioni di persone. Sono famosi per le loro attività di evangelizzazione porta a porta, per alcuni meccanismi settari e per il loro rifiuto di ricevere trasfusioni di sangue, ma non sono queste le ragioni per cui hanno cominciato a essere considerati «estremisti» in Russia. La questione nasce dal fatto che interpretano la Bibbia in modo letterale e considerano Dio l’unica vera autorità: per questo non votano e non partecipano alla vita politica, né alle cerimonie patriottiche che in Russia hanno molta importanza. Dato che prendono molto seriamente il comandamento «Non uccidere», si rifiutano di fare il servizio militare. Apparentemente è questo rifiuto della violenza e il non manifestare sentimenti di patriottismo, oltre al fatto di essere una religione cristiana diversa dalla Chiesa Ortodossa russa (considerata dai nazionalisti come un elemento fondamentale dell’identità nazionale russa), che ha messo nei guai i Testimoni di Geova russi, anche se la questione è probabilmente più complessa.

In un lungo articolo del New York Times sono raccontate le storie di due Testimoni di Geova russi, attualmente sotto processo per estremismo, e si cerca di spiegare le vere ragioni per cui i Testimoni di Geova sono invisi alle autorità russe. Una delle due persone intervistate dal New York Times, Andrei Sivak, ha scoperto di essere sulla lista degli «estremisti» dopo aver provato a cambiare del denaro da un cambiavalute: il cassiere ha visto che il suo nome era insieme a quelli di persone ritenute membri di al Qaida o dello Stato Islamico. Già in passato Sivak era stato imputato di «aver incitato all’odio e aver denigrato la dignità umana dei cittadini» (cioè di non essere stato a sufficienza patriottico), ma non era stato condannato.

Secondo la giornalista Geraldine Fagan, autrice del saggio sui gruppi religiosi presenti in Russia Believing in Russia: Religious Policy After Communism, una delle ragioni per cui i Testimoni di Geova sono malvisti dalle autorità russe è che la loro sede a livello mondiale è negli Stati Uniti e le loro pubblicazioni sono realizzate lì. Secondo Alexander Verkhovsky, direttore del SOVA Center for Information and Analysis, che studia le tendenze all’estremismo in Russia, i Testimoni di Geova sono un ottimo obiettivo per far capire che non si può andare contro le idee e lo stile di vita proposti dal governo russo. Dato che sono pacifisti, i Testimoni di Geova non si radicalizzano; dato che non partecipano alla vita politica, non protestano né votano: per questo il governo non rischia nulla a prendere provvedimenti contro di loro, e lo fa per dare un segnale ai propri oppositori politici. Secondo Roman Lunkin, direttore dell’Istituto di Religione e Legge, un gruppo di ricerca di Mosca, la persecuzione dei Testimoni di Geova fa parte di una più grande strategia per «sopprimere tutte le organizzazioni non governative», in particolare quelle che rispondono a una sede in un altro paese.