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Usa-Russia, rapporti da ricostruire - Il Sole 24 ORE

È stata una lunga giornata, ha esordito il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov, concludendola in conferenza stampa a lato a Rex Tillerson, segretario di Stato di Donald Trump. Nessuno dei due ha nascosto la verità sullo stato dei rapporti bilaterali: come ha detto Tillerson, riprendendo parole dello stesso Vladimir Putin, il livello di fiducia tra Russia e Stati Uniti è a un livello bassissimo, e questo costituisce un azzardo per il mondo intatto. «Le due principali potenze nucleari al mondo non si possono permettere questo tipo di relazioni», ha osservato il capo della diplomazia americana. Il punto di partenza su cui costruire, nella consapevolezza delle grandi differenze che una giornata non è certo bastata ad appianare.

Così, le tracce positive di questo convegno sono impalpabili come l’convegno tra Tillerson e Vladimir Putin, che contrariamente alle previsioni c’è stato, ma non si è visto. Ma la conclusione, stando alle parole di Lavrov che ha sottolineato come la Russia sia «aperta non solo al dialogo con gli Stati Uniti ma anche ad azioni comuni», è che «le ore passate con il segretario Tillerson non siano trascorse invano: ora ci comprendiamo meglio a vicenda».

Parole non scontate, visto lo scenario che Mosca e Washington avevano alle spalle. Così come non era scontato, né obbligato dal protocollo, che Putin ricevesse Tillerson: dopo il raid missilistico lanciato da Trump sulla base siriana di Shayrat, venerdì 7 aprile - una ritorsione in risposta all’attacco chimico di tre giorni prima sul villaggio ribelle di Khan Sheikhun - Putin aveva accolto Tillerson con un’intervista durissima nei confronti degli Stati Uniti, alzando i toni per far pesare sull’ospite l’indignazione di Mosca: da quando Donald Trump è entrato alla Casa Bianca, aveva detto Putin, «il livello di fiducia non è migliorato, soprattutto sul piano militare, anzi con ogni probabilità è peggiorato». La sfida per Tillerson,che dopo gli anni alla guida di ExxonMobil tornava a Mosca per la prima volta come segretario di Stato, era ripartire da qui. «Abbiamo tante domande da fare», lo aveva accolto freddo Lavrov.

Dopo cinque ore di colloqui, Lavrov e Tillerson sono andati insieme al Cremlino, per tornare al ministero degli Esteri per la conferenza stampa.Dove il nome di Putin ha accompagnato gli annunci più rilevanti: il presidente, ha detto Lavrov, intende ristabilire il memorandum per la sicurezza dei voli militari che americani e russi conducono in Siria, un canale di comunicazione che Mosca aveva sospeso dopo l’attacco missilistico americano. Inoltre, è stato stabilito di creare un gruppo di lavoro per affrontare le divergenze tra i due Paesi, le piccole e le più complesse. Una condizione che Lavrov ha parzialmente attribuito a “irritanti” eredità dell’amministrazione Obama: che però ora possono essere alleviati.

Tillerson e gli interlocutori russi hanno stabilito di cercare insieme una soluzione politica alla guerra siriana, ma qui la ricerca si fa difficile. Se Lavrov - un po’ sulla difensiva nel ripetere che non ci sono prove sufficienti a inchiodare Bashar Assad come responsabile dell’attacco chimico del 4 aprile - ha ripetuto la disponibilità ad affidarsi a un’inchiesta di esperti internazionali, sul nodo del futuro del presidente siriano è apparso irremovibile. Ricordando gli errori commessi in passato dall’Occidente quando ha cercato di rimuovere dittatori come Saddam Hussein o Slobodan Milosevic.

Mentre Tillerson, al suo fianco, non ha avuto dubbi. Il regno di Assad sta per finire, ha ripetuto. «Ne abbiamo parlato a lungo - ha detto il segretario di Stato americano -, e la Russia, in quanto alleato più vicino, è nella posizione migliore per farglielo capire. Nel futuro politico della Siria un posto per lui non è prevedibile».

Più tardi ha rincarato la dose lo stesso Donald Trump, in una conferenza stampa congiunta con il segretario generale della Nato Jens Soltenberg alla Casa Bianca: ha definito Assad «un macellaio» contro il quale «ho sentito che dovevamo fare qualche cosa.Non c’èdubbio che abbiamo fatto la cosa giusta». Ha aggiunto che gli Stati Uniti lavoreranno con «la Nato, baluardo della sicurezza e della pace, per risolvere il disastro in Siria».