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La Corte di giustizia Ue ha confermato martedì la validità delle misure restrittive adottate nel 2014 dal Consiglio nei confronti di alcune imprese russe, tra cui la compagnia petrolifera Rosneft, «in risposta alle azioni intraprese per destabilizzare la condizione in Ucraina». Nello stesso tempo, la Corte ha ribadito la propria competenza a pronunciarsi nell’ambito della politica estera e di sicurezza comune.

Le sanzioni, come spiega la Corte, «hanno imposto limitazioni su determinate operazioni finanziarie e sull’esportazione di determinati beni e tecnologie sensibili», restringendo l’accesso di alcuni enti russi al mercato dei capitali e vietando la fornitura di servizi necessaria per determinate operazioni petrolifere. Ma «l’importanza degli obiettivi perseguiti - prosegue la Corte - è tale da giustificare conseguenze negative per taluni operatori».

Da Mosca, Rosneft ha espresso il proprio rammarico per la soluzione, definita «illegale, infondata e motivata politicamente». Una soluzione che dimostra «che in Europa il governo della legge viene sostituito con il governo della politica». La Corte, prosegue la nota della compagnia russa, «ha riconosciuto la legitimità delle sanzioni» malgrado Rosneft «continui a insistere di non aver commesso azioni illegali in alcuna giurisdizione delle attività della compagnia, compresa l’Ucraina, e di non avere legami con la crisi ucraina».