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Braccio di ferro Italia-Malta sulla "Diciotti"

Incontrandolo in azienda, sempre al lavoro a fianco dei suoi artigiani o dei giovani dell’ufficio stile, si direbbe che le scarpe siano l’unica, divorante, passione di Gimmi Baldinini, quinta generazione di imprenditori romagnoli della calzatura. Stessa impressione quando lo si incrocia in una delle molte fiere alle quali partecipa (la prossima è il Micam, che si terrà dall’11 al 14 febbraio): Gimmi Baldinini passa moltissime ore in stand, osservando chi entra e parlando con tutti, come fosse il più zelante degli addetti al commerciale dell’azienda.

In realtà l’imprenditore e stilista ha una seconda passione, la musica e in particolare il clarinetto: «Avrei potuto fare l’orchestrale di professione e il mio più grande cruccio degli ultimi mesi è che mi hanno rubato il mio strumento – racconta –. Ma suppongo sia giusto così: la passione per le calzature ha sempre dominato su tutto e negli ultimi mesi le buone notizie dalla Russia, nostro principale mercato, mi hanno dato grande fiducia per il 2018 e per il futuro dell’azienda e del settore in generale».

Baldinini è in partenza per Mosca, dove visiterà le molte boutique della capitale e dintorni, incontrerà partner commerciali e amici e verrà ricevuto anche da Vladimir Putin. «Sono 35 anni che vendo scarpe e accessori in Russia, è la mia seconda patria. Ma sappiamo tutti che negli ultimi anni c’è stata una crisi economica e dei consumi interni – spiega Baldinini –. Nel 2018 però prevediamo un aumento dei ricavi del 20% e continueremo ad aprire punti vendita nel Paese, oltre che in Polonia e in Cina, dove il mercato ha caratteristiche molto diverse dall’Europa».

Nel 2017 i ricavi dell’azienda fondata nel 1910 a San Mauro Pascoli (Rimini) hanno superato i cento milioni e per il 2018 potrebbe esserci una crescita a due cifre, tenendo conto del traino della Russia, mercato che assorbe il 60% delle vendite wholesale globali e ospita circa 130 monomarca Baldinini. «Nel futuro c’è anche l’ampliamento delle collezioni di borse da donna e da uomo e un grande lavoro sulle licenze – conclude l’imprenditore –. Quando si ha un marchio forte come il nostro è giusto sfruttarlo. In realtà non mi piace questo verbo: direi piuttosto che è giusto costruire intorno al brand tanti progetti, sempre nuovi. Rispetto a quando ho iniziato, tutto è più veloce e i consumatori, specie quelli asiatici e cinesi in particolare, vanno continuamente stupiti. Faticoso, ma molto divertente».