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Nuovi brevetti e accessori: così è rinata Valleverde

La Russia sembra vicina all’uscita dal tunnel recessivo in cui è entrata (forse sarebbe meglio dire si è infilata) nel 2014. È un’ottima notizia per le aziende italiane, in particolare della moda, che dal 2009 hanno perso decine di milioni di euro di esportazioni verso quello che era diventato uno dei loro principali mercati. I primi segnali positivi sono arrivati nel 2016 (si veda il grafico in pagina): nel periodo gennaio-settembre l’export italiano di abbigliamento è cresciuto del 5%, a fronte di un calo di quello degli altri 14 principali Paesi Ue e in particolare dei primi quattro dopo l’Italia: Germania (-12%), Spagna (-4%) e Francia (-3%).

I dati sono stati presentati alla fiera Cpm di Mosca (si veda l’articolo qui sotto) e confermano i risultati del Pitti Uomo di gennaio e delle settimane della moda di Milano, che hanno visto il ritorno dei buyer russi. Il mercato dell’abbigliamento russo era cresciuto ininterrottamente dal 2003 al 2008, passando da 3 a 38,2 miliardi di euro, registrando poi una battuta d’arresto fino al 2010, sulla scia della crisi economico-finanziaria mondiale innescata dal crack di Lehman Brothers. A una fase di ripresa durata dal 2010 al 2013, cavalcata dalle imprese italiane del tessile-abbigliamento-moda e che riportò il mercato dal record negativo del 2009 di 27,4 miliardi a 35, è seguito però un altro crollo, legato alle sanzioni internazionali post guerra di Crimea del 2014 e al successivo crollo del rublo e del prezzo del petrolio. Per il 2016 le stime parlano di un calo del 14% rispetto al 2015 per un totale di 21,5 miliardi. Ma come abbiamo detto l’Italia è in controtendenza e, considerando solo l’abbigliamento, nel periodo gennaio-settembre è stato l’unico Paese a crescere e resta saldamente al primo posto con il 45,9% del totale, seguita da Germania, Spagna e Francia. Non solo: la quota di mercato è aumentata di oltre quattro punti rispetto al 40,4%dello stesso periodo del 2015, a spese soprattutto della Germania, passata dal 26,3% al 24,9%.

Un altro segnale di ripresa dell’economia e dei consumi viene dal turismo: l’Italia è da sempre una delle mete preferite dei russi, che fino al 2014 erano i primi clienti di moda e fasto in città come Milano, Roma, Firenze e Venezia. Poi sono quasi spariti. Secondo i dati Global Blue, tra ottobre e dicembre 2016 gli acquisti tax free da parte di turisti russi sono saliti del 9%, con uno scontrino medio di 755 euro, a fronte di un calo che nei primi nove mesi era stato del 19%. Ma è il mercato intimo a risultare particolarmente interessante per le aziende italiane, premiate anche perché negli anni più difficili non hanno mai smesso di credere nella Russia. Il concetto di amicizia solo «finché c’è bel tempo», come recita un antico proverbio locale, suscita disappunto, per usare un eufemismo. Esemplare il caso del department store del fasto di Mosca Tsum, 70mila metri quadri di superficie, che nel 2017 compie 110 anni e che «acquista il 90% dei marchi della moda italiani», hanno spiegato Alla Verber e Alexander Pavlov, fashion director e general manager di Tsum, arrivati a Milano per la fashion week con un team di buyer entusiasti delle sfilate.

«È vero, negli ultimi due anni i russi hanno viaggiato meno, ma hanno fatto più shopping a casa. O almeno, lo hanno fatto da noi – ha detto Pavlov –. Nel 2016 le vendite sono aumentate del 40%, anche perché abbiamo deciso di allineare i listini con quelli europei, abbassando i prezzi del 20-25% di quasi tutti i marchi italiani e francesi. C’è di più: siccome l’amore dei russi per l’Italia è ricambiato, abbiamo buone notizie per chi verrà a Mosca. Tsum sta per avviare un progetto pilota di acquisti tax free, che consetirà di togliere il 13% legato alla nostra Iva».

Tornando alle sfilate, Alla Verber dice di preferire Milano a Parigi, Londra e New York e spiega che a colpirla di più è stata la sfilata Dolce&Gabbana, tra i partner di più antica data di Tsum, che fino all’8 marzo ospita un’artigiana venuta dall’Italia per personalizzare le borse Sicily del brand, dipingendole a mano. «Ma ovviamente abbiamo trovato tutti di altissimo livello e interesse, da Armani a Zegna, passando per Fendi e Prada – ha concluso – e anche questa stagione abbiamo aumentato gli ordini».