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Un 2017 ancora sull'ottovolante per gli emergenti. Russia più…

Mercati emergenti ancora sull'ottovolante nel 2017. A pesare saranno alcuni fattori globali, ma nel radar degli investitori restano anche le condizioni locali. Ad indicarlo è Standard and Poor's in uno studio dedicato all'area emergente Emea (Europa, Medio Oriente ed Africa) e in particolare a Russia, Turchia e Sud-Africa. Sullo sfondo del graduale irrigidimento delle condizioni finanziarie, i flussi di capitale verso le economie emergenti saranno sottotono quest'anno e resteranno volatili, indicano gli economisti dell'agenzia.

A determinare la volatilità saranno principalmente due fattori. Innanzitutto la divergenza tra le politiche monetarie nei Paesi sviluppati: la Fed ha decisamente preso la strada del rialzo dei tassi (attesi altri due rialzi quest'anno), mentre la Bce va avanti con il Qe (possibile una graduale riduzione degli acquisti mensili già da aprile, ma improbabile una stretta sui tassi prima del 2019) e la Bank of England, alle prese con la Brexit, continuerà presumibilmente a restare arrendevole. Resta, inoltre, grande l'incertezza sulle dimensioni e la tempistica dello stimolo fiscale Usa. S&P ricorda che proprio l'attesa del pacchetto di stimolo, ovvero l'"effetto Trump", ha spazzato via 26 miliardi di dollari di capitali esteri dai mercati del debito dei Paesi emergenti e 4 miliardi dalle azioni nel novembre 2016, dopo le elezioni. Una reazione eccessiva che è stata corretta nel dicembre-febbraio con flussi netti per 29 miliardi sulle obbligazioni e 14 miliardi sulle azioni e sono positivi anche i segnali di marzo. In recupero anche l'indice Msci Emerging Markets Index che, dopo la batosta post-elezioni Usa (-7% nei primi giorni), ora supera dell'8% i livelli pre-voto.

Sullo sfondo delle incertezze globali, ad incidere sull'orientamento dei mercati saranno anche le condizioni e le incognite dei singoli mercati dell'area. Nel caso della Russia la condizione economica è migliorata, ma anche se l'interesse degli investitori è aumentato, i flussi esteri restano limitati a causa delle sanzioni economiche imposte nel 2014 da Ue e Usa. L'economia è comunque in ripresa dopo due anni di recessione e il Pil dovrebbe crescere dell'1,5% quest'anno e dell'1,8% il prossimo. Il rublo ha guadagnato il 13% da fine novembre e il 19% negli ultimi 12 mesi. I deflussi netti di capitali sono rallentati a 15 miliardi di dollari nel 2016, dai 57 miliardi nel 2015. L'inflazione annuale è calata al 4,7% a febbraio, non lontana dall'obiettivo del 4% della Banca centrale e S&P si aspetta che il tasso di riferimento venga ridotto all'8% entro fine 2017 dall'attuale 10%.

In Turchia, gli sviluppi di politica domestica, le incertezze geo-politiche e i problemi di sicurezza, assieme alla volatilità dello scenario esterno, hanno pesato sull'attività economica, che fino a tempi recenti aveva mostrato resilienza. Nel terzo trimestre 2016 il Pil si è contratto e la crescita è rallentata al 2% nell'anno, ben al di sotto della media del 5,6% dei due anni precedenti. Le stime di crescita per la Turchia sono state così ridotte al 2,4% quest'anno e al 2,7% nel 2018. A novembre il flusso di capitali dall'estero è stato negativo e in seguito non c'e' stata la ripresa vista negli altri mercati emergenti. La lira turca si è deprezzata di oltre il 20% tra fine-ottobre e fine-gennaio, l'inflazione ha superato il 10% a febbraio e il rendimento dei bond è salito all'11% a dicembre dal 9% di metà 2016. Anche se la Banca centrale ha irrigidito le condizioni di liquidità, la condizione resta volatile e resta da vedere se la reazione della Banca centrale sarà sufficiente a fermare la svalutazione della lira turca.

Passando al Sud Africa, S&P rileva che la reazione dei mercati finanziari del Paese all'irrigidimento delle condizioni finanziare globali è stato contrastato. Il rand ha perso il 6% dopo le elezioni Usa, ma poi ha recuperato le perdite e continua a rafforzarsi, tanto che ora è del 20% più forte di un anno fa. Questo, però, è dovuto al rafforzamento delle materie prime esportate e da operazioni di fusione cross border. L'inflazione resta intanto fuori dalla gamma-obiettivo del 3-6%, a causa degli elevati prezzi dei generi alimentari per effetto della siccità e del rialzo del petrolio. La Banca centrale mantiene il tasso di riferimento al 7% da marzo 2016, ma ha confermato a gennaio che il ciclo di rialzi iniziato tre anni fa è alla fine. Secondo S&P, gli shock negativi che hanno danneggiato la crescita economica del Sud Africa negli ultimi due anni, ormai hanno fatto il loro corso. Tuttavia, nel Paese ci sono ancora molti limiti strutturali, in particolare sul mercato del lavoro. Senza dimenticare che le lotte politiche interne hanno disattento l'attenzione dalle sempre più necessarie riforme in grado di stimolare la crescita.