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Siria, scambio di accuse, Usa: «Ospedale bombardato per nascondere tracce di attacco chimico» Russia: «Ancora nessuna prova»

Gli Stati Uniti starebbero verificando se il bombardamento sull'ospedale siriano poco dopo l'attacco chimico sia stato condotto dalla Russia o dalla Russia insieme al governo siriano per distruggere le prove. Lo riporta la Cnn citando alcune fonti.

La tensione resta insomma altissima nel teatro mediorentiale con continui scanbi di accuse. 
Ecco la Russia: 

«A 24 ore dal massiccio attacco Usa con missili da crociera sulla base aerea di Shayrat né il Pentagono né il Dipartimento di Stato hanno presentato alcuna prova della presenza di armi chimiche in questa base aerea». Così il generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo. «L'unico modo per avere prove oggettive circa la presunta presenza di agenti chimici nella base di Shayrat e di presentarle a tutta la comunità generale è quello d'inviare lì una missione di esperti professionisti», ha aggiunto. Così il ministero in un comunicato.

E, immancabili, arrivano anche i complottisti. 

«E se Vladimir Putin fosse la mente dietro l'ultima settimana in Siria per aiutare indirettamente l'immagine del presidente americano e distogliere l'attenzione dalle indagini?». Con una serie di se e di condizionali, a rilanciare la teoria è Msnbc, notando come uno scenario simile sarebbe stato inimmaginabile con qualsiasi altro presidente ma non con Trump.

«Questo è il mondo che ci ha dato, e questa è una delle possibilità che ci vengono consegnate» afferma il conduttore di Msnbc Lawrence O'Donnell. «E se fosse stato» il presidente russo Vladimir «Putin la mente dell'ultima settimana in Siria?» si chiede O'Donnell, osservando come l'attacco chimico «limitato» alimenta i dubbi sulla possibilità che si possa trattare di una manovra dietro le quinte della Russia per manipolare l'amministrazione Trump.

«Chi avrebbe voluto essere nei panni di Assad e chiamare Putin dopo l'attacco con il gas?» aggiunge, paventando l'ipotesi che Assad abbia chiamato Putin prima dell'attacco. L'attacco chimico, anche se ridotto, ha attirato l'attenzione dei media americani e offerto - è la teoria rilanciata su Msnbc - all'amministrazione Trump la possibilità di lanciare i missili, e rafforzare la sua immagine. «La reazione della Russia» alla risposta americana «è stata ridotta» osserva O'Donnell.

L'attacco chimico e la reazione di Trump hanno «cambiato la dinamica» sui media, che ritengono in bilico i rapporti fra Russia e Stati Uniti, aggiunge O'Donnell. E in una dinamica cambiata, l'indagine sulle interferenze della Russia sulla elezioni americane e sui presunti rapporti fra l'amministrazione e Mosca è stata accantonata, a beneficio di Trump e Putin, aggiunge O'Donnell. «Donald Trump non avrebbe potuto chiedere una fine settimana migliore. È una buona giornata per Trump, è una buona giornata per Putin».