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Perché non sarà la Russia a comprare il debito italiano

Roma. “Ma sì, fatevi comprare qualche titolo di stato!”, scherza al telefono un giornalista russo dell’emittente Dozhd. “Non credo che la Russia risolleverebbe l’Italia”. Così la pensano a Mosca, ma a Roma c’è chi si ostina a vedere nei russi i compratori del debito italiano. Mentre Conte assicurava che non era in Russia in cerca di elemosina, Putin sussurrava di essere blandamente disposto (casomai, forse-un-giorno) ad acquistare i Btp attraverso il denaro dei fondi sovrani russi, che ammonterebbe a 76 miliardi di dollari. Per Mosca la espressione era caduta lì, il presidente russo aveva detto che “non esistono degli ostacoli politici” e probabilmente non pensava che la risposta dell’Italia sarebbe stata tra l’entusiasmo e il panico.

La Russia non può aiutare l’Italia – nemmeno tecnicamente, il fondo sovrano non può investire in titoli esteri con un rating inferiore a AA- nella classificazione di S&P e Fitch –, e probabilmente non vuole: “Siamo poveri e ci piace fare la guerra”, dice il giornalista divertito dalla reazione italiana. L’economia russa non è forte e non potrebbe permettersi di salvare uno stato come l’Italia, il loro pil è inferiore al nostro. Mosca è appena uscita da una pesante recessione e per riprendersi ha dovuto approvare una riforma delle pensioni che accompagna i lavoratori alla tomba, l’aspettativa di vita per gli uomini è di 67 anni e con la nuova legge andrebbero in pensione a 65. Quando Putin in piedi vicino a Conte ha parlato di fondi di riserva, si riferiva ai Fondi sovrani russi e in particolare al Fondo sovrano nazionale nel quale finiscono tutte le riserve di liquidità in moneta estera che si accumulano dalla vendita di gas e petrolio, destinate o a investimenti strategici o ad aiutare nazioni in difficoltà. Ma non l’Italia, non la terza economia dell’Eurozona e non un dei paesi con il debito più alto dell’Ue. L’altro fondo, il Russian direct investment fund (Rdif) è un catalizzatore di investimenti stranieri fondato nel 2011 con un capitale iniziale di 10 miliardi di dollari, al quale si sono aggiunti gli investimenti dei fondi sovrani dei paesi del Golfo – l’Arabia Saudita ha stanziato 20 miliardi –, anche l’Italia ha siglato degli accordi con l’Rdif, l’ultimo mercoledì con Anas per finanziare le autostrade russe.

“La conferenza stampa tra Putin e Conte è stata una dichiarazione di intenti”, dice al Foglio Aldo Ferrari, direttore del programma di ricerca su Russia, Caucaso e Asia centrale dell’Ispi di Milano e professore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. “Tutti i fondi sovrani hanno disponibilità nel settore energetico che vengono investite – dice Ferrari –, non si tratta di una pratica insolita”. Alcuni fondi usano gli investimenti per raggiungere obiettivi politici e sociali e questo sarebbe anche il desiderio di Putin, così ha agito in Ucraina nel 2013: usare il fondo come una leva economica per forzare o indirizzare la politica dei paesi. Ma con l’Italia non può permetterselo. “La Russia non è in condizioni di fare investimenti massicci, i suoi impegni militari assorbono gran parte del pil”, riprende il professore. “Potrebbe anche acquistare qualche titolo di stato, ma si tratterebbe di una cosa simbolica”. Insomma, mercoledì al Cremlino Conte ha voluto dimostrare la sua fedeltà e con garbo il presidente russo ha lasciato intravedere la possibilità di una promessa. “Le sanzioni dell’Ue contro Mosca sono una condanna politica e l’Italia ha ribadito di essere contraria. Putin ha voluto con le sue parole dimostrare la sua riconoscenza”. Che la Russia riesca a comprare i Btp è quindi escluso, ma la vera considerazione è che questo corteggiamento complica i rapporti tra Roma e Bruxelles: “L’Italia nei confronti della Russia ha sempre avuto un atteggiamento morbido ma ora sono cambiati i suoi rapporti con l’Unione europea. Roma continua a ostentare la sua adiacenza con Mosca irritando ancora di più Bruxelles”, conclude Ferrari.