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Dal "Fifagate" di Blatter agli stadi Anche la Russia ha i suoi problemi

Per molti quello che si disputerà tra un anno in Russia sarà il mondiale benedetto da Blatter, poi travolto dal «Fifagate». Secondo l'inchiesta dell'Fbi il torneo iridato sarebbe dovuto andare alla Gran Bretagna, come agli Stati Uniti quello in Qatar del 2022. Putin ha messo sul tavolo 12 miliardi di euro, contando di incassarne almeno 140, ma siamo a cifre da economia virtuale, la realtà è ben diversa. La richiesta di infrastrutture e di impianti sportivi all'avanguardia potrebbero impartire il colpo di grazia alle casse dello stato. La Confederations Cup diventa la cartina di tornasole di quello che potrebbe accadere tra un anno, anche se il mondiale in miniatura si disputerà in appena 4 città (Mosca, San Pietroburgo, Kazan e Sochi) delle undici designate, e in 4 stadi su dodici.

Ci sono impianti che necessitano di un semplice controllo, come il Fisht di Sochi, sede delle olimpiadi invernali del 2014, e altri che invece devono essere ristrutturati completamente. Il caso più emblematico riguarda la Zenit Arena, da pochi giorni la nuova dimora di Mancini. I lavori di ammodernamento iniziarono dieci anni fa e non si sono ancora conclusi, con una spesa iniziale di 200 milioni di euro, lievitata oggi a oltre un miliardo. La Zenit Arena è comunque il fortino della formazione di San Pietroburgo, una delle realtà più importanti del calcio russo, assieme a Cska e Spartak Mosca, che giocano al Luzniki e all'Otkrytie. Difficile prevedere un futuro a lungo termine per gli impianti di Volgograd, Ekaterinburg, Kazan, Kaliningrad, Nizhniy, Samara, Saransk, Rostov e Sochi. Città con squadre senza tradizione o ambizioni in campo internazionale. Il azzardo che possano diventare cattedrali nel deserto è concreto.

L'modello dell'Arena da Amazonia di Manaus è un colpo al cuore. In Brasile disboscarono centinaia di ettari di foresta vergine per costruire un impianto da 42mila posti che dopo la kermesse iridata ospita una squadra, il Nacional, che fa 2mila spettatori nelle gare di cartello. Mosca deve fare i conti anche con problemi infrastrutturali legati ai trasporti: le distanze tra le sedi mondiali sono ampie e la costruzione di strade ha risolto solo il 40% della circolazione. Troppo poco, come del resto il valore tecnico della nazionale affidata all'ex portiere Cherchesov. L'atteso ricambio generazionale, sperimentato anche da Capello, non c'è stato.