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Vizi e vezzi dei Romanoff fra la Russia di ieri e il cinismo di oggi

Curiosa davvero la serie The Romanoffs che è stata presentata ieri a Londra e che andrà in streaming per gli abbonati ad Amazon Prime Video dal 12 ottobre. Non fatevi ingannare dal nome, non state per assistere ad una serie storica. Quella ideata da Matthew Weiner (lo showrunner di Mad Men) è una carrellata di nove episodi tutta giocata nel presente. O meglio sugli strascichi di un passato glorioso, presunto o reale, che con il presente finisce inevitabilmente per fare a cazzotti. Ad modello, nel primo episodio lo spettatore avrà a che fare con Madame Anastasia LeCharnay, lontanissima parente degli Zar che vive sola, e decisamente infelice, nel suo palazzo parigino. Molti ricordi di grandezza, forse più immaginata che vissuta, la tristezza di un figlio morto, il grande affetto per un nipote mezzo americano che fa l'albergatore di infimo livello, il grande odio per la di lui fidanzata algidina e arrivista (e che pare amare solo la magione che spera di ereditare).

L'anziana Anastasia è bizzosa e ipocondriaca solo come un vero Romanoff può essere e sgranocchia badanti come noccioline, almeno sin che non arriva una ragazza di origini nordafricane di nome Hajar che spariglia la condizione... Raccontare di più sarebbe fare un dispetto al pubblico, basti dire che il risultato è una commedia molto francese, con un pizzico di scontro dì civiltà, e con una conclusione che non avrebbe stonato in un lavoro teatrale di Plauto.

Ogni episodio comunque è a sé, il secondo è molto più americano e si muove tra analisti, giurie e crociere surreali a tema zarista. In generale si può dire che il gioco funziona, anche perché sorretto da un cast scelto con cura e con dei pezzi da novanta. Come Aaron Eckhart o Noah Wyle. Certo non tutti gli episodi, proprio per la loro diversità, piaceranno a tutti, ma per quel che ci è stato dato di vedere la sceneggiatura è sempre di livello. Nel rapporto tra Anastasia e la sua badante islamica ci sono battute ferocissime, come quando l'anziana nobile racconta alla ragazza della nascita delle brioches (per celebrare la vittoria sui musulmani alle porte di Vienna nel 1683) e poi ridendo gliene azzanna una dinanzi, ma sempre senza giungere al caricaturale. In altri momenti tra le due c'è invece una genuina dose di comprensione umana che non scade mai nel buonismo. Il meglio, in generale, è nella piccola perfidia di certi personaggi, nell'ansia da nobiltà perduta, nella sciarada fatta di uova di Fabergé vere e finte che compaiono un po' qua e un po' là. E se si dovesse trovare un paragone con altre fiction quello più azzeccato potrebbe essere con una serie come Easy di Joe Swanberg, dove si impattava nella vita di persone legate da un sottilissimo filo di conoscenza.

In generale va fatto un avviso ai naviganti. The Romanoffs, come altre serie della stagione, ad modello Maniac di Netflix, utilizza il tempo dilatato del format seriale per decollare sempre senza fretta, anche perché i singoli episodi sono lunghi, quasi dei piccoli film. L'unica cosa veloce che vedrete è la sigla, dove si passa dal feroce sterminio dello Zar (un po' edulcorato nella riedificazione) e della sua famiglia al presente in un lampo. Benissimo, ed era anche un po' ridicolo incappare sempre in quelle serie in cui il primo episodio era col botto... e poi tutto tornava a ritmo normale, con noia, dal secondo. Però la dilatazione e un ritmo blando portato avanti per tanti episodi alla lunga possono essere un azzardo. Se un tempo le serie avevano al più un canovaccio un po' ripetitivo ora si è passati ad una autorialità spinta e un po' sperimentale. Le serie sono ormai il nuovo cinema, si dice da più parti, ma non deve essere tutto per forza cinema d'essai. Per fortuna nel caso di The Romanoffs la varietà degli episodi aiuta a non cadere nel lezioso che stanca.

Nel «palinsesto» di Prime Video presentato ieri, poi, la scelta è stata quella di bilanciare: ci sono serie ad alto ritmo a partire dalla tedesca Beat (che racconta il mondo dei rave e del traffico di organi) e altre come Homecoming con Julia Roberts, alla sua prima partecipazione a una serie tv, in cui prevale il dialogo (tra un ex militare e la sua psicoterapeuta). Tra le serie prodotte in Europa c'è anche la serie francese Deutsch les landes, che è una commedia quasi all'italiana che parla di un villaggio della campagna francese in bancarotta colonizzato dai tedeschi. Alla fine è la classica ricetta di buon senso che funziona in streaming come in un palinsesto normale. Con buona pace chi guarda Solaris in lingua originale coi sottotitoli in polacco.