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Londra invia caccia in Romania. La Nato sul fianco meridionale della Russia

“Il Regno Unito sta intensificando il suo sostegno nella difesa collettiva della Nato. Il nostro esercito è tra i più preparati al mondo, i nostri caccia garantiranno la protezione dello spazio aereo dell’Alleanza. Abbiamo già annunciato investimenti nella sicurezza informatica per fronteggiare le nuove sfide e colpire chi ci minaccia”.

I Typhoon della RAF in Romania

Londra invierà quattro caccia del 3° Fighter Squadron, basato a Coningsby nell’ambito della missione NATO Southern Air Policing. La SAP rispecchiare la missione Baltic Air Policing attiva dal 2004 per proteggere Estonia, Lituania e Lettonia. Il contingente inglese in turnazione sarà schierato a partire dal prossimo maggio presso la Mihail Kogalniceanu Air Base, nel sud-est della Romania, a 16 miglia dal porto della città di Costanza. Quei caccia in ruolo Quick Reaction Aircraft, saranno a pochi minuti di volo dal Mar Nero e dal traffico aereo militare russo da e verso le basi in Crimea. I Typhoon della RAF saranno rilevati il prossimo settembre da quattro CF-18 Hornet della Royal Canadian Air Force.

Sarebbe opportuno decodificare tale mossa. La forza SAP estenderà la proiezione della Nato al fianco meridionale della Russia. Quei quattro caccia schierati nell’ex paese del Patto di Varsavia ed a trenta minuti di volo dalle basi russe in Crimea, sono un chiaro messaggio a Mosca.

Secondo i dati della Nato, prima dell’annessione della Crimea, il numero di intercettazioni annuali nel Baltico è stato relativamente basso, con 43 episodi registrati nel 2013. Dopo l’annessione della Crimea, gli episodi registrati nel 2014 sono stati 140 e 160 nel 2015. Nel 2016 le intercettazioni russe sono state 110.

Il ruolo della Romania nella Nato

L'ex nazione del Patto di Varsavia è oggi uno dei più importanti membri della Nato a causa della sua posizione strategica. La Romania ospita anche uno dei due siti di difesa contro i missili balistici (BMD) in Europa. Il sito Deveselu, su una superficie di 175 ettari, comprende una stazione radar, un centro di controllo operativo ed i missili intercettori SM-3 Block IB. La piattaforma Aegis Ashore si basa sul Vertical Launching System MK-41, sistema universale di fuoco rapido contro le minacce ostili. E’ una piattaforma standard in grado di lanciare svariati vettori, compresi i missili da crociera (quindi non solo intercettori di difesa SM-3). Secondo Mosca, questa è una chiara violazione del Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF). Mosca teme che gli Stati Uniti possano utilizzare questi lanciatori per i missili da crociera a raggio intermedio. Lanciando dalla Polonia e dalla Romania, i missili potrebbero colpire alcuni dei principali obiettivi sensibili in territorio russo.

Negli ultimi tre anni, la Romania ha richiesto alla Nato una presenza attiva nella regione, chiedendo anche l’istituzione di una flotta permanente del Mar Nero, per contrastare “la crescente forza militare russa”.

Come membro della Nato, la Romania si è impegnata ad investire il 2 per cento del PIL (circa 4 miliardi di dollari), nella spesa militare. E’ in atto un profondo processo di trasformazione e modernizzazione delle forze armate della Romania per raggiungere gli standard della Nato. Tuttavia, oltre alle intenzioni serviranno fondi per accedere ai sistemi d’arma moderni.

Solo per citare un dato: il 2 per cento del PIL, circa 4 miliardi di dollari, della Romania è un terzo del prezzo della nuova portaerei statunitense USS Gerald R. Ford.

La Forţele Aeriene Române ad modello. E’ una delle più piccole forze aeree della Nato: sarà formata da dodici F-16 (nove monoposto e tre biposto) formalmente acquistati dal Portogallo lo scorso settembre dopo il via libera del Congresso degli Stati Uniti. Nove F-16 sono stati consegnati. Gli ultimi tre giungeranno in Romania entro l’anno. Tale forza aerea andrà ad integrarsi con i MiG-21 Lancer C ancora in grado di volare. I diciotto MiG-29 in inventario sono stati ritirati dal servizio per mancanza di fondi. Bucarest dovrebbe acquistare un secondo lotto di F-16 di seconda mano. Le piattaforme Eurofighter, Saab Gripen o Joint Strike Fighter non sono economicamente sostenibili per la Romania.

La valenza strategica del Mar Nero

Nel Mar nero, l’Alleanza schiera in rotazione dalle due alle quattro fregate missilistiche oltre ad una piattaforma per la raccolta delle informazioni e la sorveglianza elettronica dell’intelligence. Dalla primavera del 2014, le navi da guerra della Nato non lasciando mai l'area incustodita. La Flotta del Mar Nero rappresenta un elemento chiave della strategia navale russa che si estende fino al Mediterraneo, dove Mosca mantiene una task force permanente composta da dieci navi di superficie in rotazione. Nelle basi navali di Sebastopoli e Novorossiysk sono schierate sia le navi ereditate dalla marina Ucraina (alcune delle quali in pessime condizioni) che quelle russe più moderne, compresi i sottomarini classe Varshavyanka. La Flotta del Mar Baltico riceverà entro l’anno tre nuovi sottomarini d’attacco e due fregate.

Secondo quadro normativo di riferimento, la Convenzione di Montreux del 1936, “quale che sia il motivo della loro presenza nel Mar Nero, le navi da guerra delle Potenze non rivierasche non potranno fermarsi per più di ventuno giorni”.

La presenza militare dell'Alleanza nel Mar Nero

Lo scorso maggio, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan affermò pubblicamente che “il Mar Nero era ormai diventato un lago russo a causa dell’assenza della Nato”.

“Dobbiamo agire ora o la storia non ci perdonerà”.

Alle rassicurazioni del Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, per una maggiore presenza militare nel Mar Nero, seguì la replica di Alexander Grushko, rappresentante permanente della Russia presso l’Alleanza.

“È evidente che la Nato stia cercando di trasferire la sua sfera d’influenza nel Mar Nero, questo non accadrà mai. Faremo quanto in nostro potere per neutralizzare eventuali minacce così come scongiurare i possibili tentativi per esercitare pressioni sulla Russia da sud”.

Un mese dopo le affermazioni di Erdogan, la proposta di istituire una flotta permanente della Nato formata dalle potenze rivierasche per aggirare le restrizioni, venne ufficialmente respinta a titolo conclusivo dalla Bulgaria. Il 26 ottobre scorso, il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg annunciò la disponibilità di Canada, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Turchia e Stati Uniti di inviare unità navali nel Mar Nero.

Nonostante il diffuso senso di riavvicinamento con la Russia del presidente Trump, la visione europea occidentale del Cremlino è rimasta praticamente immutata.

Da rilevare, infine, che la Romania così come la Polonia, dal maggio dello scorso anno sono state inserite tra i bersagli prioritari delle forze missilistiche russe a causa degli asset missilistici dello scudo della Nato ospitati.