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Russia sotto attacco? Cosa c'è dietro gli allarmi bomba

Nelle ultime ore la sicurezza delle città russe è stata messa a dura prova da una serie di allarmi bomba pervenuti alle autorità governative. L’ultimo, in ordine cronologico, ha provocato poche ore fa l’evacuazione di diversi obiettivi sensibili a Mosca.

Alcuni di questi includono Il centro commerciale GUM, in Piazza Rossa, di fronte al Cremlino, Piazza Komsomolskaya, nel Nord Est del centro della capitale russa, dove vi sono tre delle maggiori stazioni ferroviarie che dirigono il traffico verso le principali città della Russia europea, il centro commerciale Afimoll, nella City finanziaria, e l’Università Statale, l’Università MGIMO delle relazioni internazionali e l’Università economica Plekhanov.

Sebbene pare che il traffico ferroviario non abbia risentito dell’allarme pervenuto, le autorità stanno lavorando per appurare la provenienza della minaccia. L’allarme è scattato in seguito a delle telefonate anonime che hanno comunicato la presenza di ordigni esplosivi nei vari luoghi sensibili della capitale. I servizi di sicurezza interni stanno ora collaborando con la MGTS, la principale compagnia di telefonia fissa russa, per carpire la provenienza delle segnalazioni.

Il quadro seppur fumoso e incerto, va ad arricchire con quest’ultimo pezzo un puzzle già di suo ingarbugliato. Negli ultimi quattro giorni, secondo le recenti notizie diffuse da TASS, sarebbero pervenuti numerosi allarmi terroristici in ben 22 città della Federazione Russa, che hanno comportato l’evacuazione di 45mila persone. Tra le città coinvolte anche Kaliningrad, nell’enclave russa sul Baltico, Stavropol, nel Sud del versante europeo, dove sono pervenuti ben 42 allarmi bomba nella stessa giornata, Samara e Saratov, lungo il corso del Volga, e numerosi centri della Siberia, come Novosibirsk, Krasnoyarsk, Irkutsk e Ulan-Ude, dove sono state evacuate 10 scuole e sei centri commerciali. Già nella giornata di martedì, inoltre, più di 10mila persone erano già state evacuate da una decina di palazzi a Chelyabinsk, nella parte meridionale della regione montana degli Urali.

Le autorità locali, nei vari luoghi, esprimono pareri incerti e tra loro contrastanti sulla provenienza degli attacchi. Alcuni sostengono che la minaccia provenga dall’intimo del Paese, altri, come riferito da fonti certe riportate dalla Komsomolskaya Pravda, che si tratti di un cyber-attacco partito dall’Ucraina. Si tratterebbe infatti di una voce virtuale pre-registrata via Internet.

L’opposizione anti-Putin, infine, alimenta il sospetto che possa trattarsi di una maxi-esercitazione antiterrorismo portata avanti dalle autorità militari, così come asserito da un ex parlamentare, Gennady Gudkov.

Alle ragioni di un potenziale attacco si somma l’organizzazione di una massiccia esercitazione militare congiunta, denominata Zapad-2017 (Ovest-2017), che vede coinvolti circa 12.700 militari bielorussi e russi nelle regioni occidentali della Bielorussia, estendendosi fino a Kaliningrad sul Mar Baltico. La BBC sostiene che il numero dei militari coinvolti sia di gran lunga superiore.