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La sfida di Trump a Putin sulla Siria. Se la Russia non scende in guerra perde la faccia

C'è un prima e un dopo nel mondo: prima che Trump lanciasse i missili su Assad e dopo che li ha lanciati. Ci possono essere infinite spiegazioni, da quelle più fantasiose a quelle più probabili e razionali, all'improvviso cambio di rotta del presidente USA in politica internazionale. Ma un fatto è certo, per qualsiasi motivo sia avvenuto, con l'attacco americano alla Siria la politica internazionale è a una svolta. Che potrebbe avere due tipi di conseguenze. La prima è lo schianto di una guerra tra la Russia e l'occidente tutto capitanato da Washington. La seconda è nessun conflitto ma il ridimensionamento delle aspirazioni imperiali e globali di Putin. E cioè la sua definitiva approvazione che la Russia è inferiore all'America. Quello di Trump infatti è stato un messaggio preciso al leader russo. Vengo a vedere se hai il coraggio di fare una guerra contro gli Stati Uniti o se stai bluffando.

Fino adesso Obama aveva preferito mantenere un profilo basso sulla crisi siriana per quanti proclami in nome dei diritti umani avesse fatto. La sua scelta è stato di stare sulla difensiva. Per ragioni soprattutto interne: era stato eletto per interrompere le guerre americane non importa se fossero giuste o sbagliate, utili o inutili. Così infatti la vedeva il popolo di sinistra che l'aveva votato. E lui ha mantenuto fede al patto con i suoi elettori, anche se consapevole che gli chiedevano qualche cosa di sbagliato. Intervenire sul serio in Siria contro Assad avrebbe senso essere pronti a scontrarsi militarmente con Russia e Iran. Una soluzione che non sarebbe di certo piaciuta alla sua base elettorale di riferimento.

Una soluzione che spaventava anche i suoi alleati europei. Che non volevano prendere una strada che rischiava di essere senza ritorno. Obama ha perciò preferito trattare con la Russia e con l'Iran e soprassedere sulla questione siriana e sui crimini di Assad. E Russia e Iran non hanno di certo apprezzato il suo spirito pacifico in quanto tale. Hanno preso atto invece che l'America (e l'Occidente in generale) non aveva le risorse morali e politiche per opporsi a loro pur rimanendo la più grande potenza militare del pianeta. Dal loro punto di vista nient'altro che un gigante fiaccato nel morale e senza spina dorsale. La ricerca della pace e della trattativa a ogni costo da parte di Obama è stato visto come un segno di debolezza di cui approfittare. La conseguenza è stata prima l'invasione dell'Ucraina da parte delle truppe russe poi la scesa in campo militare, con truppe scelte e aviazione, della Russia affianco alla Siria.

L'arrivo di Trump alla Casa Bianca sembrava aprire nuovi e indefiniti scenari alla possibilità di espandersi militarmente della Russia. Il nuovo presidente americano sembrava intenzionato a fare con la Russia una nuova Yalta, spartendo di nuovo il mondo in aree di influenza dove le due superpotenze potessero agire senza temere l'intervento dell'una o dell'altra. Un'eventualità che ha terrorizzato i paesi dell'Europa dell'Est, a partire dalla Polonia e le Repubbliche Baltiche che sarebbero rientrate nella sfera di influenza del Cremlino e dove la memoria della schiavitù sovietica (e perciò russa) è ancora vivissima. La domanda che si sono fatti tutti gli addetti ai lavori fino adesso è dove avrebbe colpito nuovamente Putin. E tutti si sono risposto proprio nei paesi baltici e nell'Europa dell'Est.

Con il lancio dei missili sulla Siria tutto è cambiato. L'America ha dimostrato che è pronta alla guerra con la Russia e i suoi sodali. È Putin adesso che deve dimostrare fino a che punto ha il coraggio di giungere. Se cioè è pronto o no a fare la guerra all'America. Un suo alleato è stato colpito e a rigor di logica di potenza chi l'ha colpito deve pagare. Altrimenti chi crederà più nell'ombrello difensivo del Cremlino? Chi si allerà più con la Russia se non è in grado di difendere i propri alleati? Se Putin non reagisce il mondo è salvo dalla terza guerra mondiale ma lui perde faccia e credibilità. E se la perde, di fatto la Russia ascia di non essere alla pari degli Stati Uniti ma solo uno dei tanti attori di un mondo fintamente multipolare, in cui nessun paese è in grado di essere veramente antagonista dell'America e dell'Occidente. A secondo dei punti di vista un'ottima o una pessima notizia.

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