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La Russia a Palermo "garantirà" la presenza di Haftar

La conferenza sulla Libia potrebbe avere la presenza di tutte le grandi potenze. Tessitura diplomatica dell'Italia

Angela Merkel ha già da tempo annunciato che ci sarà. Ora alla lista dei "pesi massimi" starebbe per aggiungersi Emmanuel Macron. La Conferenza di Palermo prova a decollare. Vladimir Putin probabilmente non ci sarà (la delegazione russa dovrebbe essere guidata dal primo ministro Dimitri Medvedev), ma il sostegno ufficializzato dal presidente russo in occasione della visita a Mosca del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha un valore politico pari, e per certi aspetti ancor più pesante, di quello rappresentato dalla presenza alla due giorni (12 e 13 novembre) sulla Libia dei leader di Germania e Francia. "Auguriamo il successo alla conferenza di Palermo per la Libia, del 12 e 13 novembre prossimi, non so ancora se potrò partecipare personalmente, ma sicuramente la Russia sarà rappresentata ad un livello a sufficienza alto", aveva affermato il leader del Cremlino, in conferenza stampa con il premier italiano. "Abbiamo parlato della conferenza di Palermo che l'Italia sta organizzando – aveva rimarcato Putin - la condizione resta di crisi, l'importante è non peggiorarla ulteriormente". "La Russia è fondamentale nel tragitto di stabilizzazione in Libia. Ho ricevuto il pieno appoggio del presidente Putin e Mosca assicurerà il rilevante contributo alla conferenza di Palermo", aveva annotato Conte.

E una parte rilevante di questo contributo è l'impegno di Mosca a far sì che a Palermo sia presente l'uomo forte della Cirenaica: il maresciallo Khalifa Haftar, che può contare sul sostegno russo e su quello, non meno incisivo, del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Includere: è la parola chiave che dà conto dell'agire, h24, della diplomazia italiana nella preparazione della Conferenza di Palermo. Lo ha ripetuto più volte il capo della diplomazia italiana – che ha "approfittato" della Conferenza Italia-Africa svoltasi ieri alla Farnesina per consolidare i rapporti con quei Paesi del continente in prima linea sul fronte migranti – e "includere" è anche l'obiettivo dell'azione sul campo svolta in queste settimane dalla vice ministra Emanuela Del Re (è stata lei a portare di persona ad Haftar l'invito alla Conferenza). Sul piano internazionale, la probabile presenza a Palermo (sede scelta Villa Igea) di Macron significherebbe il riconoscimento da parte francese che Roma non può essere messa ai margini della cabina di regia libica. E già questo, sottolineano ad HuffPost fonti diplomatiche, rappresenterebbe un indubbio successo, politico e personale, per coloro che hanno più lavorato nell'ottica dell'inclusione: Moavero Milanesi e Giuseppe Conte.

Quanto agli Usa, Trump, aspetta ancora di vedere cosa fanno le diplomazie europee prima di decidere. Il presidente Usa sembra disposto a esserci a Palermo tanto da aver fatto posto in agenda. Il presidente Usa l'11 novembre sarà a Parigi, dove parteciperà alle celebrazioni per la vittoria nella Prima guerra mondiale, ma ha cancellato la visita del giorno dopo a Dublino, in Irlanda per "motivi di agenda" e questo lascia pensare ad una intenzione di partecipare alla conferenza di Palermo visto che nonostante le frenate degli altri leader (Putin in primis) non ha ancora occupato quello spazio lasciato libero fra i suoi impegni. Al momento, l'ipotesi più probabile che a Palermo sia presente il segretario di Stato Usa Mike Pompeo. In questo quadro si inseriscono le posizioni di altri attori regionali coinvolti, assieme alla loro tendenza alla spartizione della Libia che avrebbe effetti devastanti per l'economia del Paese.

C'è l'Egitto, che sostiene senza remore Haftar, assieme alle tribù che lo supportano; c'è la Tunisia, con il suo complicatissimo sforzo di raggiungere una difficilissima posizione neutrale; e c'è l'Algeria, impegnata da una parte a limitare l'influenza del Cairo e dall'altra a evitare intromissioni di Qatar ed Emirati Arabi Uniti. La Conferenza non segnerà la fine del caos libico, ma può rappresentare un passaggio importante, perché condiviso, di un processo di stabilizzazione che sarà suggellato dalle elezioni presidenziali e legislative. Ma Palermo non darà date, confidano le fonti diplomatiche ad HuffPost, perché prima devono determinarsi le condizioni di sicurezza e di quadro costituzionale senza le quali il voto risulterebbe una forzatura controproducente. Su questo, l'Italia ha già incassato, alle Nazioni Unite, il sostegno di Usa, Russia, Gran Bretagna, Germania. Un sostegno che ha però bisogno di essere speso, bene, sul fronte intimo libico. Ed è proprio questo l'impegno prioritario italiano da oggi all'apertura dei lavori il 12 novembre.

Si è iniziato oggi, con l'convegno a Palazzo Chigi tra Conte e il primo ministro del governo di Accordo Nazionale (Gna) libico, Fayez al-Serraj, seguito dal colloquio con l'inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassam Salamè. Quest'ultimo ha incontrato anche Moavero Milanesi. A renderlo noto è la Farnesina sottolineando che l'convegno è stata "l'occasione per un reciproco aggiornamento nel quadro della preparazione della Conferenza di Palermo del 12-13 novembre 2018, che si inserisce nel tragitto tracciato dal piano delle Nazioni Unite". La prossima settimana i contatti continueranno con il presidente dell'Alto Consiglio di Stato, Khaled al-Meshri, che sarà a Roma lunedì 29, quindi, il 31, sarà la volta di Aguila Saleh, presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk. E in settimana, ma il giorno non è stato ancora confermato, è atteso anche il maresciallo Haftar. Ufficialmente neppure uno si sbilancia, né alla Farnesina né a Palazzo Chigi, ma, off record, si dà come "altamente probabile" la presenza di Haftar a Palermo. Lo stesso titolare della Farnesina ha riferito che "gli attori libici sono in buona misura confermati" e sono "i veri protagonisti" di una conferenza "la cui maggiore ambizione è il risultato per la Libia". E il ministro auspica che tra di loro ci sia il generale Haftar, sebbene nelle scorse settimane siano arrivate voci di una sua defezione: "Stiamo parlando con lui e ci ha dato svariate conferme di volerci essere".

La maggior parte degli attori libici ha confermato la sua presenza alla Conferenza", ha aggiunto il capo della diplomazia italiana. "Sarà una conferenza di servizio, se il servizio può essere reso e apprezzato sarà ancora più utile per poter eventualmente confermare gli elementi confermati a Parigi o poter specificare un tragitto complementare che possa servire alla stabilità del Paese", ha spiegato ancora Moavero Milanesi. Di una cosa il titolare si è detto certo: ""Noi siamo convinti che è impossibile raggiungere una qualsiasi soluzione senza implicare le istituzioni del Paese". E qui che emerge un punto cruciale, anticipato da HuffPost: la gestione della fase di transizione da oggi alle elezioni. Un punto discriminante per il fronte pro-Haftar. "La formazione di un nuovo Consiglio presidenziale in Libia "è necessaria come soluzione per uscire dalla crisi", conferma il presidente del parlamento libico di Tobruk, Aguila Saleh. "In questo caso si potrebbe andare all'elezione di un presidente della Repubblica pro-tempore e anche questa sarebbe una soluzione alternativa". Le parole di Saleh sono state pronunciate ieri durante un convegno con dei capi tribù di Agedabia alla presenza di diversi deputati ad al Qubba. Il messaggio di Saleh ha molto a che fare con la presenza di Haftar, e cei rappresentanti di Tobruk. a Palermo.

Ai suoi interlocutori italiani, Conte e Moavero Milanesi, al-Serraj, a quanto risulta ad HuffPost, avrebbe promesso un significativo rimpasto nel governo di Tripoli, che investirebbe due ruoli chiave: il ministro dell'Economia e quello della Difesa. In particolare, il premier di Tripoli sarebbe disposto a espellere l'attuale titolare dell'Economia, Ali Al-Essawi, la cui nomina è stata fortemente criticata da Tobruk. Ma Roma considera questo un primo passo, ma non ancora sufficiente per dare un impulso sostanziale a quel processo "inclusivo" che la nostra diplomazia, e i nostri servizi d'intelligence, considerano cruciale per una effettiva stabilizzazione della Liba. Durante il vertice con Serraj, - sono stati affrontati vari temi in vista della Conferenza di Palermo. Lo comunica, in una nota, Palazzo Chigi, precisando che Conte e al -Serraj hanno ribadito la necessità di perseguire, con ogni sforzo possibile, il massimo coinvolgimento di tutti gli attori locali e internazionali che hanno a cuore l'evoluzione positiva della condizione in Libia, nell'interesse della sua popolazione e delle sue istituzioni. Anche se il suo nome non è stato fatto, il messaggio sembra indirizzato ad Haftar.

Il presidente Serraj, puntualizza la nota di Palazzo Chigi, ha confermato la sua presenza alla Conferenza, ribadendo insieme al presidente Conte l'importanza del rafforzamento dei processi politico-costituzionali, nel rispetto della sicurezza della popolazione e del Piano d'Azione delle Nazioni Unite, quale base per un ordinato processo politico. Sullo sfondo, resta il "giallo Perrone": nel momento della stretta sulla Conferenza di Palermo, il rientro a Tripoli dell'ambasciatore italiano sarebbe nella logica delle cose. Ma così non è: Giuseppe Perrone era stato richiamato a Roma a metà agosto per non meglio specificate "minacce" alla sua persona. D'allora sono passi più di due mesi e Perrone è ancora "congelato". In una sua intervista a Libya's Channel, l'ambasciatore italiano aveva detto che la Libia ha bisogno di tempo per andare al voto, in quando ad oggi non ci sono le condizioni per garantire lo svolgimento democratico delle elezioni.

L'intervista era stata criticata dal generale Haftar, che ha considerato le parole di Perrone un'ingerenza negli affari interni della Libia. Da qui l'essere ritenuto "persona non gradita" dal parlamento di Tobruk. Dietrologia a gogò – un sacrificio per "addolcire" Haftar, vittima di uno scontro tra il ministero degli Esteri e l'Aise per la primazia sul dossier libico, una distonia tra Perrone e Moavero – ma una certezza: la nostra ambasciata è in funzione, ma senza il suo numero uno. Resta un'anomalia per un Paese, l'Italia, che ambisce, con Palermo e dopo, a un posto di comando nella cabina di regia internazionale sulla Libia.