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Trump si affida alla Cia. Su Iran, Corea e Russia si consuma il rapporto con Tillerson, arriva Pompeo

Alla guida dell'intelligence arriva Gina Cheri Haspel, con l'ombra pesante della tortura

Da mesi vivevano come due separati in casa, poi The Donald non ha retto più e ha cacciato T-Rex alla sua maniera, licenziandolo in tronco. Rex Tillerson si era addirittura lasciato sfuggire che il presidente degli Stati Uniti era un "moron", un idiota, circostanza smentita ma di fatto rimasta agli atti. Ormai non la vedevano più allo stesso modo quasi su nulla: dall'accordo sul nucleare iraniano, citato dallo stesso Trump tra i nodi della messa alla porta, alla questione dazi, dal rapporto con la Russia alla soluzione del presidente di abbandonare l'accordo di Parigi sul clima. Al posto del troppo diplomatico Tillerson, entra il falco anti-Iran Mike Pompeo, che lascia la direzione della Cia alla lady di ferro Gina Cheri Haspel, in passato responsabile di uno dei black site in cui venivano detenuti, interrogati e soprattutto torturati i sospetti terroristi durante l'era Bush.

La svolta trumpiana della settimana scorsa sulla Corea del Nord ha contribuito ad allargare una distanza che appariva già irrecuperabile. L'apertura di Trump a un convegno con il dittatore nordcoreano Kim Jong-un è avvenuta senza alcun coinvolgimento del segretario di Stato, sostenitore di un dialogo con Pyongyang fin dai tempi in cui il presidente mostrava i muscoli contro "Rocket man". Il solco tra i due si è fatto sempre più profondo, fino all'ultima disobbedienza di Tillerson poche ore fa: accusare Mosca dell'avvelenamento dell'ex spia russa in Gran Bretagna, promettendo "serie conseguenze".

Tillerson incassa il licenziamento (avvenuto con una telefonata di Trump che era a bordo dell'Air Force One) senza polemiche. "È importante assicurare una transizione tranquilla", sottolinea nel corso di una dichiarazione pubblica. Si ritirerà a vita privata e si dice "fiero" di aver servito gli Stati Uniti. Ufficialmente lascerà il suo incarico dalla mezzanotte del 31 marzo, ma già da subito affiderà le sue responsabilità al suo vice, John J. Sullivan. Addio con note di rivendicazione per il lavoro fatto sulle questioni internazionali più calde, dalla Corea del Nord, all'Afghanistan, alla Siria, dove "resta molto da fare".

Il rapporto tra il tycoon e l'ex ad del colosso petrolifero Exxon Mobil si è logorato ben presto: stili e caratteri troppo diversi; agli occhi dell'imprevedibile Trump, Tillerson è diventato in poco tempo "too establishment", troppo ingessato e legato alla classe dirigente. Meglio cambiare subito cavallo e mettere a Foggy Bottom qualcuno con cui cavalcare i prossimi appuntamenti ad alto azzardo nella maniera in cui piace a Trump: senza schemi, giocandosi il tutto per tutto. Nessuno risponde meglio a questo identikit di Mike Pompeo, già direttore della Cia, legato a Trump da un rapporto personale e di fiducia.

Con Pompeo Trump condivide soprattutto la posizione molto dura nei confronti dell'Iran. Nel suo ruolo di direttore della Cia, Pompeo ha assunto una linea di ferro con Teheran, arrivando a paragonare la Repubblica islamica all'Isis e definendola "uno stato di polizia criminale". Si è sempre professato contrario all'accordo sul nucleare iraniano firmato dall'amministrazione Obama nel 2015, insistendo sulla necessità di annullarlo e di limitare le possibilità di investimento in Iran.

Considerato un falco in politica estera, Pompeo ha definito l'Iran "il più grande stato al mondo sponsor del terrorismo". Anche sulla Russia ha una linea più dura rispetto a quella del suo predecessore. Ma è sulla Corea che nelle ultime settimane si è stretto il patto con Trump: non a caso nei giorni scorsi il direttore della Cia è intervenuto per escludere "concessioni" a Pyongyang prima del vertice e assicurare che Kim metterà sul tavolo "la discussione per la denuclearizzazione" della penisola.

Nel dare l'annuncio Trump ha elogiato "l'enorme energia e la grande intelligenza" di Pompeo, sottolineando il fatto che "siamo sempre sulla stessa lunghezza d'onda". Con il direttore della Cia uscente "la relazione è molto positiva, penso che Pompeo sarà veramente un grande segretario di Stato". Con Pompeo il rapporto "è molto buono e questo è quello di cui ho bisogno da un segretario di Stato", ha insistito il presidente Usa, che ha detto di avere nel direttore uscente della Cia "totale fiducia".

Il 54enne ex avvocato ultraconservatore, cadetto a West Point e laureato in giurisprudenza a Harvard, è originario della California ma con radici italiane ed è iscritto alla Niaf. Legato alla destra del Tea Party, è stato eletto per tre mandati deputato repubblicano in Kansas. Come membro della Commissione servizi segreti della Camera, dal 2010, ha difeso la pratica del 'waterboarding' e il mantenimento della prigione di Guantanamo, e in Siria era per la destituzione di Bashar al-Assad rispetto alle cautele di Trump. Tra i suoi bersagli preferiti ci sono stati WikiLeaks, definito "un servizio segreto ostile", e Edward Snowden, per il quale ha auspicato una condanna a morte. Alle presidenziali si era schierato con Marco Rubio, il più giovane senatore della Florida, per poi riversare il suo sostegno su Trump dopo le primarie, anche per i buoni rapporti con Mike Pence che è poi approdato alla vicepresidenza.

Quanto a Tillerson, "apprezzo molto il suo impegno e il suo servizio, è un brava persona, ma veramente non la pensavamo alla stessa maniera", ha ribadito Trump, citando l'accordo sul nucleare iraniano, "io penso che sia terribile, immagino che lui pensasse che sia ok: io volevo annullarlo o fare qualche cosa, lui la pensava in maniera un po' diversa". Tillerson "sarà molto più felice ora" che non è più segretario di Stato, ha aggiunto Trump.

Non era un mistero che i rapporti tra Trump e Tillerson fossero avvelenati da tempo, con il presidente che aveva sminuito pubblicamente gli sforzi diplomatici dell'ormai ex segretario. Tillerson avrebbe apostrofato Trump come un "moron", un imbecille, dinanzi ai collaboratori, prendendosi in cambio l'etichetta di "perditempo".

Paradossalmente, la colpa più grande dell'ormai ex capo della diplomazia Usa, secondo il suo superiore, era quella di essere troppo diplomatico, e quindi appunto "perditempo". Nel corso dei suoi primi quattordici mesi alla Casa Bianca, Trump ha rafforzato la propria preferenza per i falchi, i duri e puri, come dimostra anche la scelta della sostituta di Pompeo a capo della Cia. Si tratta di Gina Cheri Haspel, prima donna a ricoprire l'incarico, in passato responsabile di uno dei black site, i centri segreti dell'intelligence Usa per la detenzione di jihadisti. Oggi 56enne, è entrata in servizio a Langley nel 1985, quando aveva 29 anni. Da allora non si è mai fermata, scalando tutti ruoli dell'organizzazione.

Nel 2002 era lei la responsabile del centro chiamato in codice "Occhio di gatto", in Thailandia. Tra i suoi prigionieri, due esponenti di Al Qaeda, Abd al-Rahim al-Nashiri e Abu Zubaydah, che vennero sottoposti a interrogatori condotti con strumenti di pressione fisica come la deprivazione del sonno e il waterboarding. Risulta dagli stessi documenti della Cia, poi desecretati, che Zubaydah in un solo mese subì per 83 volte il waterboarding e che fu malmenato tanto da perdere un occhio quando la sua testa fu sbattuta con violenza contro un muro. La Cia ritenne infine che l'uomo non fosse in possesso di informazioni utili per la lotta contro il terrorismo.

Il terremoto all'intimo dell'amministrazione Trump potrebbe non essere finito. Questa settimana - riporta il New York Times citando fonti vicine alla Casa Bianca - si attendono infatti nuove scosse, non proprio di assestamento. All'orizzonte infatti ci sarebbero altri avvicendamenti in ruoli chiave. Il quotidiano non fa al momento ipotesi, ma nelle ultime settimane più volte sono state date in bilico soprattutto la posizione del ministro della Giustizia Jeff Sessions e quella del consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca H.R. McMaster.