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Trump considera l'intervento militare in Siria. Assad denuncia un complotto e accusa i ribelli sulle armi chimiche

Il Pentagono studia i piani. Putin: "Accuse inaccettabili"

Si avvita la crisi internazionale attorno alla Siria dopo la strage provocata da un gas chimico a Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib, con gli Stati Uniti che valutano un'azione militare punitiva contro il regime di Bashar al-Assad. Damasco, finora sostenuta da Mosca, continua a negare di aver sganciato le bombe con il gas fatale, che invece si sarebbe trovato all'intimo di un deposito di armi in possesso dei ribelli. Ma le potenze occidentali, così come la Turchia e Israele, insistono nel dare la responsabilità al regime.

Secondo Nbc, che cita fonti militari americane, gli Stati Uniti avrebbero le prove che a scatenare l'attacco chimico è stata l'aviazione di Assad. Gli Usa stanno valutando "la risposta appropriata, è una questione seria e richiede una risposta seria", ha detto il segretario di Stato americano Rex Tillerson, auspicando che Assad lasci il potere perché per lui non c'è alcun futuro in Siria, confermando così un cambio di posizione totale dell'amministrazione Trump rispetto alla scorsa settimana quando la rimozione di Assad non era "una priorità".

Un aereo siriano, ha riferito su Twitter Bradd Jaffy, news editor di Nbc, è stato visto sui radar militari americani mentre lanciava "le armi chimiche" sui civili. Subito dopo è stata osservata tra la popolazione una reazione "ammissibile" con quella scatenata da un agente nervino.

Dopo aver attribuito la colpa del massacro anche alla "debolezza" di Obama, il presidente Usa Donald Trump sta considerando la possibilità di un'azione militare in Siria, come rappresaglia per l'attacco con armi chimiche. Lo ha detto lo stesso presidente a membri del Congresso, stando a quanto riferisce la Cnn. Secondo fonti del network statunitense, il presidente Trump non ha ancora preso una soluzione a riguardo ma si sta consultando e l'opzione adesso sarebbe sul tavolo. Il Pentagono ha presentato alla Casa Bianca una serie di possibili opzioni militari, che contemplano anche quella di far restare a terra l'aviazione del regime. Il segretario alla Difesa, James Mattis, ha presentato le possibilità a Trump e ad altri membri dell'amministrazione, su richiesta diretta della Casa Bianca.

L'ipotesi di un intervento militare americano in Siria piace al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha usato parole durissime contro il regime. "Con le armi chimiche, quell'assassino di Assad ha ucciso 150 civili. Allah li vendicherà. E anche noi faremo la nostra parte". Erdogan ha quindi invitato il proprio omologo americano "a non far cadere nel vuoto" la condanna espressa nei confronti del regime e a "intervenire concretamente". "Dia un seguito alle sue parole, la Turchia è pronta a fare la propria parte e assumersi le proprie responsabilità". Erdogan ha ribadito che la medesima proposta la aveva fatta anche all'ex inquilino della Casa Bianca Barack Obama, ma che ora si attende "una risposta diversa".

Sia Mosca che Damasco continuano a respingere le accuse delle potenze occidentali, secondo cui a usare il gas fatale nella provincia siriana di Idlib sarebbe stata l'aviazione siriana. Anche se da parte di Mosca sembrano giungere i primi timidi segnali di una presa di distanza nei confronti di Damasco: "Il nostro sostegno ad Assad non è incondizionato", ha detto il portavoce di Vladimir Putin, dopo che la Russia ha fatto fallire all'Onu il varo di una risoluzione di condanna del dittatore siriano. Un episodio che la cancelliera tedesca Angela Merkel ha definito "vergognoso".

Per il presidente Assad, la Siria è vittima di un complotto internazionale guidato dagli Stati Uniti assieme a Francia e Gran Bretagna. Lo ha ribadito in un'intervista alla stampa croata a Damasco. Nella lunga intervista non c'è menzione, né tra le domande né tra le risposte, della questione dell'attacco con sostanze tossiche avvenuto nella regione di Idlib.

Con Donald Trump, "nonostante i proclami in apparenza migliori, la politica Usa "non è cambiata", Washington e l'Ue "continuano a sostenere i terroristi", ha detto Assad. "Hanno inviato truppe in Siria senza collaborare e senza un invito del governo siriano legittimo, il che significa che questa amministrazione, uguale a quelle precedenti, non desidera il ritorno della stabilità in Siria". Per Assad, le amministrazioni Usa si dividono in "cattive" e "peggiori" e Washington e i suoi alleati "non vogliono Stati indipendenti in Medio Oriente, ma solo meri satelliti. La politica Usa si basa in generale sulla creazione del caos in diverse parti del mondo e sulla creazione di conflitti tra i Paesi".

Assad mostra i muscoli: "L'unica opzione è la vittoria, perché se perdiamo questa guerra la Siria sarà cancellata dalle mappe". Scettico sull'esito dei colloqui di pace con l'opposizione, l'uomo forte di Damasco ribadisce che il suo obiettivo è la totale sconfitta dei ribelli. "Come ho detto qualche tempo fa, abbiamo una grande speranza, che sta diventando più grande, e questa speranza si basa sulla fiducia, perché senza fiducia non ci sarebbe alcuna speranza, in ogni caso, non abbiamo altra opzione tranne la vittoria".

Il ministro degli Esteri di Damasco, Walid Muallem, punta il dito nuovamente contro i ribelli. Damasco, ha spiegato, ha più volte messo in guardia il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) che i terroristi dell'Isis e al-Nusra avevano portato in Siria armi dall'Iraq e dalla Turchia. "Hanno continuato a immagazzinare le armi chimiche nelle aree urbane e residenziali. E abbiamo inviato più di un centinaio di telegrammi al Consiglio di sicurezza e all'Opcw con le informazioni a nostra disposizione".

Secondo la Turchia non c'è dubbio: i risultati delle autopsie di 3 vittime dell'attacco di martedì a Idlib, morte dopo il ricovero in Turchia, provano l'uso di armi chimiche nel raid. Secondo un rapporto preliminare del team di scienziati inviati da Ankara alla frontiera con la Siria per assistere i feriti, almeno uno degli agenti usati nell'attacco sarebbe gas cloro.

"Verrà un giorno in cui la giustizia internazionale si pronuncerà su Assad che massacra il suo popolo", dice il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault, "questi crimini non resteranno impuniti. Ci sono delle indagini e delle commissioni delle Nazioni Unite. Avrà un processo come criminale di guerra". Secondo Israele non c'è dubbio che ci sia l'impronta di Assad. Avigdor Lieberman, ministro della Difesa, si è detto sicuro "al 100%" che sia stato il regime a dare l'ordine "diretto e premeditato" di compiere l'attacco chimico.

Attorno a Bashar al-Assad si consuma un nuovo strappo fra Mosca e Washington. Il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha detto che la Russia considera "assolutamente inaccettabile" l'uso di armi chimiche in Siria e ha espresso la speranza che le forze armate siriane prendano tutte le misure necessarie al fine di evitare che nelle mani di terroristi finiscano sostanze che possano essere utilizzate per creare armi chimiche. Tuttavia gli Stati Uniti, secondo il Cremlino, non hanno alcuna "informazione obiettiva" sul "crimine mostruoso" di Idlib. "Subito dopo la tragedia neppure uno ha potuto accedere alla zona colpita", ha detto Peskov, "dunque nessuna informazione di cui possa disporre la parte statunitense può fondarsi su materiale o testimonianze obiettive". Il funzionario del Cremlino ha sottolineato come sia "impossibile trarre conclusioni", scaricando le colpe su Damasco, "c'è bisogno di scambiare informazioni, è necessario confrontare le informazioni disponibili. Le conclusioni si possono trarre solo dopo questo, non prima".