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La Russia potrebbe disertare il meeting capidelegazione, niente Eurovision 2017?

Dopo giorni di speculazioni, notizie sotto traccia, false verità e mezze falsità, arriva una notizia che potrebbe aprire scenari imprevisti fino a poco fa: la Russia sembra non essere intenzionata a prender parte al meeting dei capidelegazione del 12-13 marzo a Kiev.

Pavlo Shylko, già conduttore dell’edizione 2005, che dovrebbe fare da spokeperson all’Eurovision 2017, ha dichiarato  all’agenzia Ukrinform che “la delegazione russa non ha registrato né ci ha spedito alcuna lista di partecipanti, né ha prenotato alcuna stanza d’alloggio. Questo significa che c’è una probabilità del 90% che la Russia non si presenterà al meeting dei capidelegazione. Tuttavia, speriamo ancora che verranno al concorso”.

Ricordiamo che, durante il meeting dei capidelegazione, si fa visita all’arena sede del concorso, si definiscono le ultime questioni regolamentari, si sorteggia l’ordine di uscita in finale del Paese padrone di casa, ma soprattutto si consegna tutto il materiale musicale all’EBU: per capirci, sarà anche l’occasione, per la delegazione italiana, di consegnare nelle mani dell’organizzazione la versione da tre minuti di Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani. A quel punto, col materiale consegnato all’EBU, i Paesi potranno anche scegliere una data diversa per svelarla al pubblico (cosa peraltro già successa altre volte da parte di alcuni paesi).

Il discorso Russia è finito qui? Neanche per sogno: infatti, fonti di ESCKAZ (il noto sito di Andy Mikheev particolarmente vicino alle vicende eurovisive dell’Est) affermano che un’assenza dal meeting dei capidelegazione costerebbe a Channel One Russia il pagamento di una multa pari al 25% della tassa di iscrizione.

Questi, tuttavia, non sono i soli segnali provenienti dal mondo russo. E’ prevista per il 13 marzo, su Channel One, la trasmissione di un programma della serie “Let them talk” (tradotto), in cui l’argomento sarà proprio l’Eurovision. Sembra che in tale speciale possano essere illustrate le ragioni negative circa una partecipazione russa, e quindi presentate le ragioni dietro a un possibile ritiro.

Un ulteriore elemento di discordia, nei giorni scorsi, ce l’ha messo Philipp Kirkorov, autore di varie entries russe degli ultimi anni, comprese A million voices di Polina Gagarina e You are the only one di Sergey Lazarev. Proprio dal terzo posto di quest’ultima Kirkorov pare non essersi mai ripreso, perché afferma che la Russia sarebbe malvoluta dall’Eurovision e che a quel punto non avrebbe senso partecipare.

A proposito di Kirkorov, circola negli ambienti una indiscrezione secondo la quale avrebbe  consigliato’ ad Alexander Panayotov di non ammettere di rappresentare il suo Paese. Ma è stato lo stesso Panayotov a smentirla, dichiarando  che, qualora fosse chiamato, sarebbe orgoglioso di tener alta la bandiera russa.

C’è da tenere inoltre in considerazione un altro fattore: i media russi sembrano essere particolarmente spostati dalla parte del ritiro con forza sempre maggiore. Questo ha effetto anche sui sondaggi d’opinione: se nello scorso maggio c’era una divisione a metà tra chi voleva la partecipazione russa in Ucraina e chi non la voleva, adesso i fautori del ritiro sembrano essere aumentati.

A difendere le posizioni della partecipazione sono, per buona misura, eurofan e manager di potenziali candidati a rappresentare la Russia (il succitato Panayotov, il manager delle Soprano). In tutto questo, Channel One ha notificato ad artisti e manager la possibilità dell’uscita di scena della Russia. Della shortlist eurovisiva facevano parte anche Nyusha (che però si è chiamata fuori prima dell’esplosione del caso-partecipazione) e Darya Antonyuk, rimasta tra i pochi nomi papabili.

Ora, prendendo insieme tutte le notizie di cui sopra, un fatto chiaro lo si può ottenere: che la Russia si ritiri pare una possibilità ogni giorno più concreta. A parte il lato clamoroso della cosa, visto che si tratta della Russia e dal momento che la Russia ha un record eurovisivo attuale notevole, la mente corre subito a un’altra questione, quella Armenia-Azerbaigian del 2012.

In quell’anno, infatti, con l’organizzazione affidata agli azeri, l’Armenia si ritirò a marzo adducendo motivi di mancanza di sicurezza per l’eventuale delegazione armena (i due Paesi sono da tempo in conflitto per la questione del Nagorno-Karabakh, una zona sostanzialmente contesa).

A gennaio, all’atto dei sorteggi delle semifinali, quando era stata nominata l’Armenia neppure uno aveva applaudito. Cinque anni dopo, la stessa cosa si è ripetuta in Ucraina con la Russia. Il canovaccio potrebbe essere lo stesso, oppure un altro, oppure potrebbe ritornare sui binari della partecipazione.

In caso di ritiro a questo punto del processo di avvicinamento all’Eurovision 2017, la Russia non potrebbe comunque riavere indietro i soldi della tassa di iscrizione e potrebbe anzi essere costretta a pagare un’ulteriore somma.