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Corriere dello Sport

ROMA - La Wada reintegra la Russia. L'ufficialità è arrivata oggi, dopo la riunione dell'Esecutivo dell'agenzia mondiale antidoping alle Seychelles. "L'Esecutivo, a grande maggioranza, ha deciso di reintegrare la Rusada ma si tratta di un reintegro soggetto a rigide condizioni", le parole del presidente della Wada, Craig Reedie, specificando che è stata fissata una scadenza entro la quale la Wada dovrà avere accesso, come concordato, ai dati e ai campioni dell'ex laboratorio di Mosca. Se la scadenza non verrà rispettata, la Rusada sarà nuovamente sospesa. Si tratta dunque di un reintegro con la condizionale, forse figlio di una forte opposizione da parte di atleti e anche di alcuni membri della Wada stessa, come il vicepresidente Linda Helleland.

Resta il fatto che, dopo quasi tre anni, finisce il castigo della Russia, sospesa nel novembre 2015 a seguito dello scandalo doping portato alla luce dalla commissione d'inchiesta guidata da Richard McLaren. Mosca era stata chiamata a rispondere di doping di Stato, attuato fra il 2011 e il 2015, compresa la manipolazione di campioni e l'insabbiamento delle positività dei propri atleti ai Giochi Invernali di Sochi 2014.

La Russia si era messa al lavoro sin da subito per rimettere le cose al posto ma da tempo rimanevano insoddisfatti due criteri fissati dalla Wada per il completo reintegro: ammettere le conclusioni del rapporto McLaren e consentire l'accesso al laboratorio antidoping di Mosca. Condizioni che, a seguito di un accordo fra le autorità russe e la Wada, sono state alla fine rispettate. Pavel Kolobkov, ministro dello Sport, ha inviato una lettera in cui la Russia dichiarava di ammettere in toto le decisioni dell'Esecutivo Cio basate sul rapporto Schmid, che di fatto rafforzava quanto già scritto da McLaren, e di impegnarsi a fornire l'accesso a dati e campioni conservati nel laboratorio di Mosca. (in collaborazione con Italpress)