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Olimpiadi 2018. Ripicche, imbarazzi e sospetti: è guerra Russia-Wada

Il caso di doping nel curling rischia di avere pesanti ripercussioni sul riavvicinamento con il Cio: un modello è il caso del controllo a sorpresa in allenamento su Zagitova

È guerra aperta, dopo il caso doping del bronzo nel curling misto Alexander Krushelnitckii, tra Wada e Russia. L’agenzia antidoping, forse attivata da un Cio molto infastidito, ha messo nel mirino la portentosa 15enne pattinatrice Alina Zagitova. Un tecnico prelevatore lunedì sera ha interrotto l’allenamento della campionessa europea chiedendole di fornire sangue e urine. Turbata, Alina non è più stata in grado di riprendere gli esercizi. Piccata la reazione dello staff, che si è lamentato perché è stata impedita la preparazione di una candidata all’oro (che potrebbe essere l’unico della Russia squalificata, a Pyeongchang con 168 atleti «neutri»).

, molte cose restano da spiegare. Dmitry Svishchev, presidente della Federazione Russa di curling parla di «atto sovversivo»: «Dal 2015 Alexander ha passato 11 test antidoping. Negativi. Potrebbe esserci di mezzo una volontà politica per raggiungere un determinato obiettivo».

. L’ipotesi del sabotaggio, che sarebbe avvenuto nel ritiro pre-Giochi in Giappone, non convince né il Tas né il Cio, che entro la fine della settimana è chiamato a decidere sulla proposta di reintegro nella famiglia olimpica del Comitato russo, sospeso per il noto scandalo doping ai Giochi di Sochi 2014. Soltanto un atteggiamento irreprensibile degli atleti OAR (Olympic athletes from Russia) e il pieno rispetto dei valori etici e di lealtà avrebbe concesso loro la chance di sfilare con la divisa nazionale e la bandiera nella cerimonia di chiusura. Il clamoroso caso doping, paradossalmente nella disciplina in cui i giocatori si arbitrano da soli in nome di un fair play superiore, fa piuttosto pensare a un prolungamento della squalifica.

. L’imbarazzo del Comitato olimpico è evidente. Il Cio è irritato anche perché la Russia non ha ancora elargito il finanziamento di 13 milioni di euro promesso per la lotta al doping, che in realtà è una multa travestita. Proprio come gli atleti OAR in questa Olimpiade.