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È già ora di gomme invernali o catene Il 15 novembre scatta l'obbligo

Occhio ai russi, e lo abbiamo sperimentato grazie al loro ritmo, alle bordate di Mikhaylov, la perfezione che gioca nel ruolo di opposto, e a un potenziale a muro devastante, dove il rebus è aggirare un omaccione cattivo, alto 2,18 m, che di nome fa Dmitry Muserskiy. Ma occhio anche agli Stati Uniti, unica formazione imbattuta nelle due fasi eliminatorie del Mondiale di volley: gli Usa, rispetto agli squadroni di Karch Kiraly bi-olimpionici tra 1984 e 1988, hanno meno qualità individuali ma più coralità.

. Noi di qua, il Brasile di là, come seconda testa di serie nei due gironi da tre: l’unica certezza è che per ora non ritroveremo i campioni olimpici; la riscossa della sfida per l’oro di Rio è rinviata, nel caso, a quando si comincerà a discutere di medaglie. È un piccolo vantaggio. Ma se non è zuppa, è pan bagnato: ciò che troveremo sarà comunque ostico.

, è una squadra che cresce attraverso il tragitto che sta compiendo». Il pensiero è di Andrea «Lucky» Lucchetta, ex gloria azzurra e oggi voce televisiva «di culto». Non gli abbiamo chiesto di commentare la vita, come gli ha chiesto una tifosa su Twitter, ma il cast della terza parte di una formula da fuori di testa (la prova dell’assurdità? Non sarà replicata nel Mondiale femminile al via a giorni in Giappone) che avrà fatto disputare ben 13 partite a chi sarà entrato nell’orbita del podio. Ma come completare le quotazioni della borsa iridata? Presto detto. Il Brasile rispetto a due anni fa non ha lo schiacciatore Lucarelli (infortunato) e ha rimesso in sesto in fretta e furia Felipe, colui che ci fece perdere l’oro ai Giochi. L’asse Bruno (palleggiatore)-Wallace (opposto) è invariato, ma i verde-oro hanno problemi di continuità: eppure, il carattere li assiste sempre. La penuria di costanza è anche l’immagine della Serbia, che deve mascherare delle lacune, ad modello il fatto che dai giorni di Nikola Grbic (oggi coach) non ha un palleggiatore di qualità. La compensazione? La forza e la centralità, tecnica e morale, di Aleksandar Atanasjievic, il terribile opposto di Perugia. Resta la Polonia, che ha strappato alla Francia l’ultimo posto approfittando nel match di ieri della remissività dei serbi (mossa per schivare la Russia): sarà uno squadrone dal 2019, quando Wilfredo Leon, cubano naturalizzato, sarà utilizzabile; ma è pur sempre la formazione campione in carica.

, ma in noi ho visto scattare un meccanismo di vasi comunicanti: il gruppo è solido e cresce. Coach Blengini è riuscito a dare precisione alla regia di Giannelli, anche se l’unico punto critico della squadra coincide con i momenti nei quali Simone frena: Juantorena e Zaytsev se la cavano, invece Lanza soffre. Però io dico e pronostico: Italia in finale».

«Ma anche col cuore».