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D'Alema«Un partito unico a sinistra del Pd. Renzusconi tira la volata a Grillo»

Era in prima fila, lo scorso aprile, quando l’allora candidato repubblicano Donald Trump pronunciò il suo primo discorso di politica estera dinanzi a una platea selezionatissima,

, al Mayflower Hotel di Washington. Era lui all’altro capo del telefono, nelle settimane precedenti l’insediamento del nuovo presidente, impegnato a discutere di sanzioni e lotta al terrorismo con Michael Flynn, già designato Consigliere per la Sicurezza nazionale, poi costretto alle dimissioni proprio per quelle telefonate.Ed era sempre lui, durante la campagna elettorale, a incappare Jeff Sessions, l’Attorney General ora nel mirino per aver negato ogni contatto precedente con funzionari russi nelle audizioni di conferma al Senato.

da anonimi ex funzionari dei servizi, secondo i quali Kislyak sarebbe non solo un diplomatico, ma anche uno spymaster, bravissimo nel reclutare informatori nella capitale americana?viene liquidata a Mosca come «ridicola e infantile», il «prodotto del caos che regna a Washington e il tentativo di trovare nuovi nemici», nelle parole di Anton Tsvetov, del Centro di Ricerche Strategiche. Ma anche autorevoli esponenti americani la definiscono del tutto priva di fondamento, invitando a non confondere il suo attivismo diplomatico con attività di intelligence. Per tutti, l’ex ambasciatore di Obama a Mosca, Michael McFaul, pure fautore di una linea molto dura verso il Cremlino e il quale nonostante le divergenze è molto amico del diplomatico russo: «Il suo lavoro è di rappresentare il suo Paese e lo fa molto bene», ha detto McFaul.

. Ha servito nella missione sovietica all’Onu, si è occupato di cooperazione scientifica e disarmo, è stato ambasciatore della Russia alla Nato e vice-ministro degli Esteri, prima di approdare a Washington nove anni fa. Sotto di lui l’ambasciata su Winsconsin Avenue è diventata un polo di attrazione anche culturale: porta il suo marchio la diplomazia del jazz, musica che adora e che lo vede spesso ospite o co-sponsor di concerti con jazzisti americani e russi, ultimo in ordine tempo quello di Wynton Marsalis. «Gli stereotipi devono cambiare per primo nei cuori», ama dire.

e Vladimir Putin ha già designato il suo successore: Anatoly Antonov, 62 anni, diplomatico di carriera, ex vice ministro della Difesa, aspetta solo l’approvazione della Duma per stabilirsi a Washington. Molto competente in materia di disarmo, fedelissimo al Cremlino, per la sua durezza è soprannominato il «bull terrier» ed era stato scelto nell’autunno del 2016 in previsione di una vittoria di Hillary Clinton. La sua conferma è un segnale che, anche con l’arrivo di Trump, Mosca rimane in guardia e vuole avere a Washington un inviato di prima linea.

a circolare i primi nomi su chi Donald Trump intenda designare alla guida della diplomazia americana a Mosca. Ma i due candidati considerati favoriti sono già al centro di polemiche. Il primo è Carter Page, consigliere di Trump durante la campagna, businessman nel settore energetico, che in passato ha avuto rapporti d’affari con Gazprom, considerato uno degli «ufficiali di collegamento» tra Trump e Putin: anche Page ieri ha ammesso di aver incontrato Kislyak alla Convention repubblicana di Cleveland.

è una leggenda della diplomazia americana, il quasi settantenne Richard Burt. Numero due della Sicurezza nazionale e poi ambasciatore a Bonn nell’Amministrazione Reagan, capo negoziatore americano nelle trattative Start con Bush padre, oggi uno dei più importanti lobbysti di Washington, Burt ha scritto alcuni dei discorsi di politica estera di Trump. Anche lui però ha Gazprom fra i suoi clienti. Insomma, sarà anche un caso, ma da qualunque parte ci si volti, un’ombra russa sembra non abbandonare mai l’Amministrazione Trump.