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Tillerson a Mosca: «Rapporti tra Usa e Russia ai minimi» Lavrov: «Divergenze non incolmabili» - Corriere.it

Russia e Stati Uniti vogliono ricominciare a parlarsi, sono d’accordo sul fatto che il terrorismo internazionale sia il principale pericolo e che i rapporti tra le due super potenze debbano migliorare ora che hanno raggiunto il punto più basso da anni. Ma poi, quando si passa ai fatti concreti, Mosca e Washington hanno visioni diverse praticamente su tutto. E le quattro ore di colloqui tra i responsabili delle rispettive diplomazie Rex Tillerson e Sergei Lavrov, più le due ore passate al Cremlino con Vladimir Putin (alla fine l’convegno c’è stato), non hanno sciolto i nodi. «Un basso livello di fiducia», dice Tillerson.

fornita con grande chiarezza dalle dichiarazioni rilasciate dai due capi di Stato prima ancora degli incontri moscoviti. Donald Trump in un’intervista ha definito Assad, protetto a oltranza da Mosca, «un animale, un uomo malvagio». E Putin, a sua volta ha spiegato che le relazioni tra i due Paesi «non solo non sono migliorate, ma addirittura sono peggiorate»

Usa è convinta di avere le prove dell’attacco chimico condotto dalle truppe regolari. Per questo ritiene che il presidente siriano non dovrà restare. Tillerson lo ha ripetuto ieri a Lavrov con grande chiarezza: «Non ci sarà un ruolo per la famiglia Assad nel futuro della Siria». Il ministro degli Esteri russo si è dilungato sulla posizione di Mosca, che non crede «a cose sulle quali non sono state portate prove» e continua a sostenere che depositi di armi chimiche sono nelle mani dei ribelli. Secondo Lavrov, gli stessi esperti internazionali all’era dell’accordo russo-americano del 2013 dissero che quantità di gas erano rimaste in due depositi. «E ora quei depositi sono in zone controllate dai ribelli».

le prove di tutto: dell’attacco aereo partito dalla base poi bombardata, come dell’interferenza russa nelle elezioni americane. Ma alla ripetuta richiesta di vedere queste prove non rispondono, come non ha risposto ieri il segretario di Stato. Segno, probabilmente, che si tratta di «evidence» ottenuta con strumenti che gli Usa non vogliono far conoscere ai russi. E forse l’insistenza di Lavrov è dovuta proprio alla voglia dei russi di sapere di più sui metodi americani.

ufficialmente che siano gli organismi internazionali e in particolare l’Opcw (l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) a condurre una indagine indipendente su quanto avvenuto. Ma se Assad dispone ancora di gas nervino, vuol dire che gli ispettori dell’Opcw non hanno fatto bene il loro lavoro quattro anni fa. E proprio per questo, probabilmente, Tillerson non ha ancora accettato l’indagine internazionale. Tra l’altro, lo scetticismo sulla efficacia dell’iniziativa degli organismi sovranazionali sembra essere giustificata anche dall’incapacità del Consiglio di sicurezza Onu (di fronte a prospettive di veti e contro-veti) di approvare anche l’ultima risoluzione russa.

intenzioni. Riprendere le discussioni sulla limitazione delle armi strategiche; denuclearizzare la penisola coreana e risolvere le tensioni con mezzi diplomatici; ottenere l’applicazione degli accordi di Minsk sulla crisi ucraina per riavviare il processo di pace. Alla conferenza stampa dei due responsabili degli Esteri è sembrato di rivivere l’esperienza dei primi contatti tra gli uomini di Putin e quelli di Obama. Allora ci fu anche la trovata di un grande pulsante che i due ministri degli Esteri (sempre Lavrov e il segretario Hillary Clinton) spinsero per «resettare» i rapporti (per sbaglio, in russo anziché «reset» c’era scritto «sovraccarico»). La differenza, questa volta, sta forse nel fatto che Lavrov ha colto tutte le occasioni possibili per rimproverare al suo ospite quelli che la Russia ritiene errori del passato, dall’Iraq alla Libia al Sud Sudan. Fino ai «crimini di guerra della Nato» (parole di Lavrov) in Jugoslavia. Certamente non il miglior clima per un «reset».