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Mosaico Russia, una federazione dalle tante anime, religioni, etnie

[Di Diego Bolchini, Affarinternazionali] – Spentisi gli echi mediatici della grande esercitazione militare russo-cinese Vostok 2018 dello scorso settembre, i media specializzati hanno più recentemente rilanciato la notizia – diffusa dal servizio stampa del ministero della Difesa russo il 2 ottobre – di una serie di esercitazioni aeree con bombardieri strategici Tupolev-160 e Tupolev-95MS e bombardieri a lungo raggio Tupolev-22M3. Coinvolti nelle stesse diversi aeroporti della Federazione russa collocati anche a grande distanza tra di loro, nei distretti militari occidentali, centrali e orientali.

Volendo adottare proprio una visione aerea di insieme, dall’alto, come provare a descrivere e circoscrivere oggi i margini identitari dello spazio culturale rappresentato dalla sconfinata Federazione russa? Impresa non certo agevole, considerando che su un piano politico-amministrativo la Federazione conta oltre 80 soggetti amministrativi diversi, tra Repubbliche autonome, Regioni, Territori, Circondari e Città a rilevanza federale (come Mosca e San Pietroburgo). In questo eterogeneo mosaico di entità, le Repubbliche sono le realtà che godono di maggiore autonomia.

Il grande mosaico russo
Alcune di esse hanno fisionomie socio-religiose del tutto peculiari: si pensi alla Repubblica di Calmucchia, ove è ampiamente diffuso il buddismo tibetano. O alla Repubblica di Carelia, posta a ridosso della Finlandia e avente una propria caratterizzazione linguistica (il careliano appunto, lingua balto-finnica parlata sia nella parte russa che nella parte finlandese della regione). Altre Repubbliche periferiche starebbero poi vivendo dinamiche di osmosi confinale significative, come mostrerebbe – secondo alcuni studiosi – un riferito processo di sinizzazione/penetrazione demografica cinese nelle regioni del Far East. Permangono infine tensioni sociali su territorio russo nei confronti dei lavoratori immigrati dai Paesi dell’Asia centrale e caucasici.

Nella geopolitica russa – oltre la tradizionale dimensione antropica e terrestre -, appare di rilievo anche il peso della componente acquatica. Si pensi alla forza del fiume Volga nell’immaginario collettivo russo. Lungo 3500 km, il Volga è il fiume più lungo d’Europa. Con la sua rete di canali è la principale arteria navigabile del cosiddetto sistema dei cinque mari, mettendo in comunicazione Mosca con il Mar Bianco, il Mar Baltico, il Mare d’Azov, il Mar Caspio e il Mar Nero. Non a caso, questa via fluviale è chiamata in russo Màtuska, ‘piccola madre’, e nella regione dell’anello d’oro che parte da Mosca il fiume attraversa 11 chiuse staliniane costruite negli Anni Trenta. Così come è di assoluto rilievo il push factor rappresentato dall’accesso ai mari caldi.

Una nuova dinamicità di proiezione
A venti anni dalle dichiarazioni del 1998 di non onorabilità del debito di Stato da parte del presidente pro-tempore Boris Ieltsin, l’area geopolitica e la massa territoriale che era stata già in grado di infrangere i sogni napoleonici nell’800’ e quelli hitleriani nel 900’ ha condiviso la scena mediatica degli ultimi quattro anni con la nuova via della seta cinese e la cronaca molecolare del sedicente Stato islamico, l’Isis, in ragione delle coeve vicende del conflitto in Ucraina e della stessa azione russa in Siria.

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Nella foto in alto: Petropavlovsk-Kamčatskij, città ai piedi del vulcano Avača nell’Estremo Oriente russo, nella penisola della Kamčatka (kuhnmi cc by)
Sotto: Putin a Vienna (minoritenplatz8 cc by)