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Il centrodestra si ricompatta. "Uniti alle regionali"

ll ministero della Cultura ha deciso di ritirare la licenza di distribuzione a 'The Death of Stalin' (in Italia 'Morto Stalin, se ne fa un altro'), il film del regista scozzese Armando Iannucci, che fa satira sulla figura del sanguinario dittatore e sul regime sovietico. A renderlo noto alla Tass è stata la direttrice del dipartimento di cinematografia del dicastero russo, Olga Lyubimov. In precedenza era circolata la notizia di un possibile slittamento della prima del film - prevista il 25 gennaio - per evitare la sovrapposizione con il settantacinquesimo anniversario della battaglia di Stalingrado, che cade il 2 febbraio.

"Non c'è censura ma un confine morale"

A detta del ministro della Cultura, Vladimir Medinsky, la pellicola può essere percepita dagli spettatori come "offensiva nei confronti del passato sovietico", dell'Armata Rossa, "che ha sconfitto il fascismo" e "perfino delle vittime dello stalinismo". Medinsky ha tenuto a sottolineare che in Russia non vi è alcuna censura e che i cittadini "non hanno paura di valutazioni critiche della nostra storia", ma "c'è un confine morale tra l'analisi critica della storia e la presa in giro fine a se stessa". A suo dire, il ministero aveva fatto notare ai distributori che la data di uscita della pellicola, alla vigilia dell'anniversario della battaglia di Stalingrado. non era appropriata ma i distributori "non sono stati a sentire": 

Pavel Pozhigailo, membro del Consiglio Pubblico del ministero che ha visionato il film in anteprima, ha definito la commedia di Iannucci un insulto alla storia sovietica, la cui presenza nei cinema "è indesiderata" prima delle elezioni presidenziali di marzo. A suo dire, il film "viola la legge russa". Di attuale, lo stesso dicastero aveva dovuto rinunciare al progetto di posticipare il film di produzione americana 'Paddington 2' dopo una lettera pubblica inviata al governo dall'Unione delle sala cinematografiche russe contro l'interferenza dello Stato e la censura. Mosca si è difesa dicendo che posticipando il film americano voleva solo aiutare l'industria cinematografica nazionale. Ma quest'ultima polemica ha fatto gridare qualcuno alla "morte dello humour".