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Russia, comunisti in piazza contro Putin. "Trump è come l'Isis"

Russia, la vera opposizione a Putin sono i comunisti e non il blogger Navalny (1%)

I media occidentali, americani e britannici in testa, dipingono la Russia come un paese a dittatura putiniana in cui l'unica opposizione è quella del blogger Navalny, che nei sondaggi se raccoglie l'1% è tanto. Non a caso neppure uno in Europa e in America ha scritto dell'imponente manifestazione di pochi giorni fa del Partito Comunista Russo a Mosca. Il Kprf (come si legge sul sito http://www.lantidiplomatico.it) è il principale partito di opposizione russo che non ha di certo simpatie eurocentriche e che propaganda le idee del socialismo reale. Rispetto all'1% scarso di Navalny, i comunisti nostalgici dell'Urss godono di un 13-15% a livello nazionale con punto del 20% in alcune zone dell'immensa federazione.

Il 2017 è un anno molto importante dal punto di vista storico per la Russia, dato che si ricorda il 1917, l'anno della Rivoluzione Bolscevica. Attestandosi come prosecutore del Pcus, il Kprf si sta molto attivando anche in vista delle elezioni presidenziali del 2018, che potrebbe presentare anche l'ascesa di un nuovo candidato alla Presidenza al posto del Presidente del Partito, e già candidato più volte in passato, Gennady Zyuganov. Proprio lui dal palco non le ha mandate a dire, indirizzando ficcanti colpi sia al governo in carica, commentando la condizione attuale della Russia, sia al governo statunitense, dopo il raid che ha colpito la base aerea siriana.

"Solo il socialismo è la ricetta giusta per salvare il pianeta dalla povertà e dalle guerre", ha tuonato il leader dell'opposizione comunista dal palco moscovita. "Quando nel 1917 il partito bolscevico salì al potere sulle proprie bandiere aveva una scritta che recitava 'Pace tra le nazioni', e mai quello slogan fu più giusto. Oggi il principale colpevole di ciò che accade nel mondo è l'imperialismo statunitense che ha deciso di rendere obbediente ai suoi voleri l'intatto pianeta, usando anche il ricatto del terrore. Proprio in quest'ottica si deve vedere l'attacco vigliacco perpretato ai danni della base siriana proprio durante l'convegno tra il Presidente Trump e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping. Una provocazione molto pericolosa, come si può bombardare uno stato sovrano, quale è quello della Siria, contravvenendo al diritto internazionale? Perfino il Congresso non era stato avvisato, è stata una minaccia da gangster. 

"Voglio sottolineare che non c'è alcuna differenza tra chi schiaccia la gente per le strade di Berlino e di Stoccolma, tra chi piazza le bombe nella metropolitana e chi ordina di bombardare uno Stato sovrano. Si tratta della stessa politica della violenza, del terrore e dell'espansione.", ha dichiarato Zyuganov.

Inoltre il leader del Kprf si è soffermato anche sulla politica interna, anche perchè nel 2018 in Russia ci saranno le elezioni presidenziali, alle quali sembra possa cedere il passo ad un altro candidato sempre intimo al partito.

"Oggi in Russia intere generazioni di cittadini tremano. I giovani non possono ottenere un lavoro soddisfacente, gli anziani non possono permettersi neanche le medicine date le misere pensioni di 12-13.000 rubli. Ormai i cittadini non hanno più diritto ad una vita dignitosa. Però quando si è trattato di salvare i banchieri tutto il Partito di Russia Unita ha votato compatto a favore. Oggi la Russia si trova ad affrontare il pericolo della oligarchia compradore che sfrutta le nostre risorse naturali per i propri interessi e non vuole che il Paese si sviluppi. Solo il popolo seguendo l'modello di 100 anni fa può fermare e sconfiggere l'oligarchia. Sono d'accordo quando il Presidente Putin dice che il patriottismo e l'amore per il Paese sono valori importanti, ma lo sono solo se c'è una sicurezza sociale ed un governo del popolo, non degli oligarchi e dei capitalisti. Credo che tutte le forze patriottiche di Russia si debbano unire ai nostri "10 passi per una vita dignitosa" per costruire un Paese più giusto nel nome della solidarietà, dell'unità e dell'amicizia, che sono i valori che ci porteranno ad una nuova vittoria".

Dello stesso tono, forse anche più acceso, è stato il deputato Valery Rashkin, segretario del Kprf di Mosca e, sembrerebbe, uno dei candidati alla scalata nel Partito. Rashkin, molto attivo sul fronte delle proteste intraprese nelle ultime settimane dai lavoratori dei trasporti nel Daghestan, ha ribadito che più di 40 milioni di russi vivono sotto la soglia di povertà e l'aumento delle difficoltà per molti settori di lavoratori russi. Chiedendo infine le dimissioni di Dimitry Medvedev, Rashkin ha puntato il dito contro Russia Unita rea di non affrontare alla maniera dovuta il problema della corruzione che sarebbe il vero problema del Paese.

Insomma, considerati i toni non proprio pacati, le accuse pesanti e il programma del Kprf, sicuramente più "antisistema" di quello dell'ultraliberista Navalny, se avessimo ragionato con gli standard dei media nostrani di stampo russofobo ci saremmo dovuti aspettare deportazioni di massa e fucilazioni di piazza, scrive http://www.lantidiplomatico.it. Invece la manifestazione del primo partito di opposizione della Federazione Russa si è svolta senza intoppi e con accuse forti al sistema economico vigente oggi in Russia ed alla oligarchia compradora che sta dividendo sempre più il Paese in due. Forse proprio per questo la notizia viene taciuta dai media europei....a farsi due conti è meglio aspettare "opposizioni liberiste dell'1%".