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Mercenari irpini in guerra per la Russia. Arrestati

Blitz a Milano, Parma e Avellino. Arresti e dieci indagati. Reclutavano mercenari per l'Ucraina

Tutti aderenti a gruppi di estrema destra vicini alla Lega. In Irpinia nei mesi scorsi altri due casi di mercenari partiti per il Donbass

Mercenari italiani filo russi in Ucraina. Arresti anche ad Avellino, nel corso di una operazione coordinata dalla procura di Genova, che ha eseguito altre ordinanze a Milano e Parma. Sei persone in tutto. Devono rispondere dei reati di arruolamento di mercenari e di combattimento in un conflitto armato estero. I provvedimenti sono stati firmati dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo ligure.

Nel corso dell'operazione i carabinieri del Ros hanno anche eseguito perquisizioni nei confronti di altri sette indagati.

Il filone di indagini è partito per caso, nel corso di un'inchiesta sugli ambienti dell'estrema destra ligure, vicini alla Lega. Da quello suggerimento gli investigatori sono riusciti a risalire a una struttura organizzata che opera da tempo, e con continuità, sull'asse Italia -Ucraina.

Questo gruppo è specializzato nel arruolamento e finanziamento di mercenari destinati a rinforzare le truppe separatiste filorusse, e proprio in quella regione, il Donbass, da anni martoriata da una guerra cruenta e silenziosa (ignorata dagli organi di informazione, eppure accade nel cuore dell'Europa). In quell'area si susseguono infatti, anche a ridosso delle città, furiosi scontri armati tra le milizie filo russe e l'esercito regolare ucraino.

L’operazione è coordinata dal procuratore capo Francesco Cozzi e Federico Manotti dalla direzione distrettuale antimafia della Procura di Genova.

L'inchiesta. Il 26 luglio, Andrea Palmeri, un 38enne storico capo ultrà della Lucchese  con dichiarate simpatie neofasciste, ha scritto sul suo profilo Facebook con ogni probabilità dalla Russia: «Alcuni giorni fa, amici mentre scavavano una trincea hanno trovato una gavetta di un nostro ragazzo dell’Armir, Domicolo Nicola, 90º reggimento fanteria Salerno, numero matricola 12097». Per i magistrati quel messaggio testimonia l’attività tuttora in corso d’un gruppo di mercenari italiani  impegnati nell’ultimo triennio in Ucraina al fianco delle milizie filorusse, dei quali Palmeri è il vertice o comunque uno dei reclutatori.

L’inchiesta ha subito nelle ultime settimane ha un’improvvisa accelerazione, mentre per mesi era parsa arenata. L'ipotesi di reato è la stessa che fu mossa ai contractor appena rientrati dall’Iraq nel 2004, dopo il rapimento e la morte di Fabrizio Quattrocchi.

Gli accertamenti dei carabinieri del Ros erano partiti dalle perquisizioni di due giovani vicini ad ambienti di Forza Nuova, CasaPound e gruppi skinhead, ritenuti gli autori di scritte inneggianti al nazismo nello Spezzino. Sono stati studiati i loro contatti e le successive ramificazioni, e gli investigatori si sono poi imbattuti - da Nord a Sud - in una serie di movimenti neofascisti, arrivando a specificare i presunti mercenari.  

Oltre a Palmeri, che nel Donbass ha pure creato una onlus insieme a un’italo-russa vicina al Carroccio- E' ritenuto, tra i principali personaggi coinvolti. Ma ne figurano altri tre presenti almeno dal 2015 sui campi di battaglia. Il primo è l’ex soldato Antonio Cataldo, 34 anni, di Nola (e residente a Chiusano San Domenico), per il quale sono scattate le manette. Ha avuto esperienze in Libia, dove è stato sequestrato e liberato nel 2008, si è addestrato in Russia e ha tenuto corsi a Panama. Nell’elenco deella procura anche Gabriele Carugati, detto “Arcangelo”, ex adibito alla sicurezza d’un centro commerciale, figlio di Silvana Marin, per lungo tempo dirigente della Lega: su Facebook conferma di vivere a Donetsk e alterna fotografie in mimetica a immagini di raduni a Pontida.  

Tra i sospetti reclutatori sono inoltre inclusi il moldavo Vladimir Verbitchii, che ha vissuto in Emilia e usava il nome di battaglia “Parma”, arrestato all’alba, e una donna d’origine russa. Tutti gli indagati, avrebbero ricevuto un compenso per stare al fronte e sono ritenuti «pericolosi» per la dimestichezza con le armi mixata alla solidità dei rapporti internazionali.

Il nodo dell'inchiesta è la differenza tra il ruolo del mercenario - fuorilegge in Italia, che ha ratificato nel 1995 una convenzione Onu del 1989 - e quello del contractor, sulla carta un professionista privato della sicurezza,  pagato per i suoi servizi senza tuttavia la partecipazione attiva ai conflitti. Ad avvalorare i sospetti degli investigatori hanno contribuito delle foto pubblicate da diversi combattenti, che li mostrano armi in pugno insieme ai militari foraggiati da Vladimir Putin, oltra ai numerosi viaggi compiuti negli ultimi anni.

Notizie di mercenari irpini attivi in quella guerra c'erano già state. Un ragazzo di Baiano, ma anche un 30enne dell'Alta Irpinia. Proprio quest'ultimo dichiarò che lavorava per 300 euro al mese e faceva il cecchino. Ha aggiunto di aver già ucciso, «ma è normale quando ci si trova in guerra».

Il giovane di Baiano, Francesco Estatico, venne anche fermato durante il conflitto. Del 22enne si erano perse le tracce. Si era recato nel Donbass per combattere a lato alle milizie della “Nuova Russia”.

I due casi non rientrano comunque nell'inchiesta ligure che è più attuale.