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Russia. Valdai Club: Putin a 360 gradi. ‘La Libia è il risultato...

Il presidente russo Vladimir Putin è intervenuto a 360 gradi al Valdai Discussion Club, il think tank dell’established moscovita che si ripete a Sochi dal 2004: sul caso Jamal Khashoggi ha osservato, ripreso da AskaNews, che il giornalista “Viveva negli Usa e non in Russia, e in questo senso gli Washington ha determinate responsabilità per ciò che gli è successo”. “Dobbiamo aspettare i risultati delle indagini”, ha continuato Putin, aggiungendo che “quello che è successo veramente noi non lo sappiamo. Se verrà chiarito che c’è stato un omicidio allora spero che saranno prese misure, che ci saranno delle condanne”.
Ha parlato poi del nucleare, per cui anche di attuale sono state fatte esercitazioni nell’estremo oriente del paese, affermando che “Noi non abbiamo nella nostra logica l’uso di armi nucleari come attacco preventivo. Il nostro concetto è una controffensiva”. Tuttavia in caso di un attacco nucleare “L’aggressore dovrebbe sapere che la risposta è inevitabile. Che sarà distrutto. E noi, come martiri, andremo in paradiso e loro semplicemente moriranno. E non avranno nemmeno il tempo di pentirsi”.
Sulle spinte nazionaliste il presidente russo ha detto che “Sono io il primo nazionalista in Russia, ma non dobbiamo rafforzare il patriottismo fanatico delle caverne, perché distruggerebbe il Paese”. “La Russia – ha continuato -, da sempre, dall’inizio, dai primi passi si è formata come stato multinazionale”, ed è necessario “Preservarla in tale assestamento è nell’interesse di questo Paese”.
In merito alla tragedia di Kerch (Crimea) di ieri, dove uno studente di 18 anni del locale istituto tecnico ha sparato uccidendo 21 persone prima di suicidarsi (l’ultima vittima è stata una 16enne deceduta mentre veniva trasportata in elicottero), Putin ha detto, con evidente riferimento alle stragi nei college statunitensi, che “La tragedia di ieri a Kerch è il risultato della globalizzazione, per quanto possa apparire strano”.
Più in generale sul terrorismo ha affermato la necessità di “unire le forze”, cosa che “per ora non ci riesce, ma è l’unico modo per sconfiggerlo”.
Putin ha anche osservato che in Libia “lo Stato ha cessato di vivere e ora singole milizie combattono tra di loro: un disastro totale”. (…) “Quando dicevo che la Libia era una muraglia che preservava l’Europa dal problema delle migrazioni…, e che avete fatto? L’avete distrutta? L’avete fatto voi, e ora cercate il colpevole”. Quanto accaduto in Libia, come in Iraq, “è il risultato di un approccio monopolistico, monocolore, che per fortuna sta tramontando”, ha concluso.