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Russia. Sanzioni Usa per il caso Skipral

Nuove sanzioni per il caso Skipral degli Stati Uniti nei confronti della Russia, ancora più aspre, e entreranno in vigore a partire dal 22 agosto. Esse prevedono lo stop all’esportazione di alcuni beni ritenuti strategici per la sicurezza nazionale. Ma è la seconda tranche quella che potrebbe davvero rivelarsi dura e che dovrebbe scattare tra tre mesi, se la Russia non dovesse manifestare una chiara volontà di rinunciare alle armi chimiche e se non dovesse consentire le necessarie ispezioni.
Una restrizione pesante all’esportazione di tecnologia militare sensibile per la sicurezza e l’impossibilità per la compagnia di bandiera russa Aeroflot di volare negli Stati Uniti. Questo è quanto ha previsto l’amministrazione Usa per l’avvelenamento il 4 marzo tramite Novichok dell’ex spia Sergei Skripal e della figlia Yulia nel Regno Unito.
Mosca ha fatto sapere, tramite Dmitri Peskov il portavoce del presidente Vladimir Putin, che si ritiene estranea ai fatti, anzi ha affermato che queste sanzioni sono assolutamente illegali. Le sanzioni saranno applicate se entro 90 giorni la Russia non rinuncerà all’uso di armi biologiche e chimiche e non provvederà a lasciar carta bianca agli ispettori delle Nazioni Unite per i controlli in merito; in caso contraro le misure arriveranno a colpire, come già è avvenuto da parte della Gran Bretagna e dei paesi europei, le relazioni diplomatiche, il commercio russo in generale e i prestiti bancari. Secondo gli Stati Uniti la Russia contravviene a una convenzione del 1991 che interessa proprio l’uso di armi chimiche.
Il clima si sta facendo infuocato, non è tardata anche la replica del premier russo Dmitri Medvedev, il quale ha fato sapere che le nuove sanzioni sono una “dichiarazione di guerra economica” e “a questa guerra è necessario rispondere con strumenti economici, politici e se necessario di altro tipo”.
Soddisfatta invece la premier britannica Theresa May, la quale ha dichiarato che “Accogliamo con favore l’iniziativa dei nostri alleati. Si tratta di una forte risposta internazionale contro l’impiego di armi chimiche da parte della Russia e di un messaggio inequivocabile a Mosca per il suo atteggiamento spericolato e provocatorio”.